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Musica e parole di

Big Whiskey & the GrooGrux King (Dave Matthews Band - 2009)
Big Whiskey & the GrooGrux King (Dave Matthews Band - 2009)

[audio http://zzavettoni.files.wordpress.com/2009/08/09-alligator-pie-1.mp3]

Il fallimento musicale di “Stand Up” (2005) e la morte di LeRoi Moore hanno messo in dubbio il senso della Dave Matthews Band in quanto gruppo da studio (prima) e in quanto band musicale in senso più generale (poi). Quello che non è mai stato in discussione è il legame e il senso di possesso sull’intera avventura che Dave Matthews esercita nei confronti del suo “comitato musicale”. E’ roba sua non solo perché il nome lo dice chiaro e tondo, ma anche perché è lui che detta i toni e gli ambienti/le atmosfere da percorrere all’interno degli album, almeno questo traspare dalle cronache e soprattutto dalle liriche di ogni canzone. Che nei riconoscimenti viene firmata da tutto i componenti, ma che è poi impossibile non riconoscere come parto del sudafricano: non per meriti, ma per demeriti.

Ci sono stati momenti meno riusciti anche in passato, ma quanto succede in “Big Whiskey & the GrooGrux King” è a tratti sinceramente demoralizzante. Il cantante/chitarrista/padrone si spreca in descrizioni e allusioni più che chiare a pratiche sessuali (“Shake Me Like a Monkey”, “Squirm”) che di per sé non sono certo condannabili, se non nel momento in cui le scelte lessicali e tutto quanto le rendono semplicemente rozze. E la musica che fluttua attorno ai versi di Dave Matthews tutt’è, tranne che rozza. Da qui la discrepanza. Simile a quella che il nostro ottiene nel momento in cui si lancia nella triste considerazione della violenza sociale di un mondo che costringe gli orsi polari a soffrire lo scioglimento dei ghiacci e un ometto sulla strada col suo bel cartello “will work for food”. Nulla di particolarmente ignobile, ma siamo poco sopra il temino di terza media. La fortuna, o la sfortuna, di Dave Matthews e della Dave Matthews Band è che la musica… be’, quella è un’altra storia.

Dave Matthews Band, tempo addietro.
Dave Matthews Band, tempo addietro.

Con “Big Whiskey & the GrooGrux King” la squadra torna unita, torna a intravedere una meta e come qualche disperato markettaro si premurerebbe di ricordarci, “ha una mission”. L’obiettivo è celebrare la morte di LeRoi (ricordato nel titolo stesso, ma anche nel pezzo strumentale di apertura) e ritrovare la dimensione migliore per il gruppo anche in studio. Succede tutto. Succede che finalmente, messa da parte l’indefinita inutilità di “Stand Up”, si torna a suonare con convinzione e ricchezza di sfaccettature anche lontani da un palco. Perché sul palco, la Dave Matthews Band, non ha mai avuto alcun problema. Problema che è nato recentemente, evidentemente, nel momento in cui ci si ritrovava in studio: dal dopo “Before these Crowded Street” in avanti è stato tutto un avventurarsi senza bussola (dischi completati e buttati alle ortiche, rifatti e riproposti, poi recuperati, poi…). In “Big Whiskey” la Dave Matthews Band spesso e volentieri pare scrivere e soprattutto suonare “live”, tutti assieme nello studio, con arrangiamenti ricchi, ma non eccessivi. Con la capacità di tornare a rallentare, con la giusta misura quando serve sottolineare i momenti più delicati cantati dal papà/padrone, con molteplici passaggi più che degni di giustificare l’idea di un nuovo disco e, in generale, un dinamismo e una convinzione nei propri mezzi che mancava al gruppo da tempo (da prima di quel 2005 del già ultra-citato “Stand Up”). Se prima l’idea e il triste sospetto fosse che la band si ritrovasse in studio costretta a esserci per giustificare la propria esistenza, in “Big Whiskey” l’idea è che volessero esserci e starci. Se con “Stand Up” la sensazione è che si fosse alla disperata ricerca di qualcosa da dire e di un modo per dirlo che non facesse il verso a se stessi, con “Big Whiskey” la musica fluisce naturale, anche dalla chitarra del ritrovato Tim Reynolds.

Aggiuntina posticcia: conteggiando anche le quattro canzoni incluse nel bonus disc, “Big Whiskey” acquista definitivamente una dimensione da peso massimo nella discografia del gruppo. Particolare menzione con lingua arrotolata a “#27″.

(in apertura di post: “Alligator Pie” – Dave Matthews Band)

Dave Matthews Band – Big Whiskey & the GrooGrux King
RCA – 54 minuti
Queste dovete ascoltarle: Alligator Pie, Shake Me Like a Monkey, Lying in the Hands of God

Zavalutazione: ♥♥♥

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

giopep
Reply

Gradisco pure io, è il primo disco della DMB che riesco ad ascoltare davvero spesso e con piacere dai tempi di Crash.
Sottolineo però che testi grezzi e volgarotti Dave Matthews li ha sempre partoriti… non dimenticherei l’invito a tirarsi su la gonna proprio di Crash (intome).
:D

[...] gli episodi più riusciti e interessanti: il ritorno alla forma della Dave Matthews Band (“Big Whiskey and the Groogrux King“), la ricomparsa stilosa vintage degli Alice in Chains (“Black Gives Way to [...]

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