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Buone notizie all'orizzonte

[audio http://zzavettoni.files.wordpress.com/2009/11/09-white-as-snow.mp3|artists=U2|titles=White as Snow]Non hanno peggiorato la performance dello scorso decennio. Non, perlomeno, parlando di semplici numeri: sei album in studio negli anni ’80, tre nei ’90, tre in questi anni zero. Dell’iperpresenzialismo sociale di Bono tutto si può dire, tranne che si avvalga del nome U2. O meglio: non è attraverso un’altrettanta marcata iper-produttività con Edge, Clayton e Mullen che Bono cerca di dire la sua sul debito del terzo mondo, le guerre per il petrolio, il patto di Kyoto e gli ingredienti della pizza. Anzi, sorprende quasi ricordarsi che Bono Vox sia ancora anche un compositore e cantante, della più grande band degli ultimi trent’anni. E sorprende quasi ritrovarsi con in mano un album tanto ben fatto.

Messi da parte i due dischi vagamente banaloidi e facilmente prevedibili con cui gli irlandesi avevano segnato il loro nuovo millennio e rinnegato in buona parte quello precedente (i suoni elettrici ed elettronici di “Zooropa” e “Pop”), gli U2 assemblano oltre 50 minuti di pura vitalità. E’ un ritorno alla forma, che non scalfisce di certo il ricordo dell’aggressività anni ’80 di “War” o “Unforgettable Fire”, né pretende di raggiungere gli apici di “Achtung Baby”, ma che perlomeno ha davvero qualcosa da dire e continua a farlo fino all’ultimo secondo della conclusiva “Cedars of Lebanon”. L’ingresso è giovanile e dai vaghi toni psichedelici, con la title track che è quanto di più sentito, leggero e ispirato abbiano scritto i quattro da tempo. Poi, consci che sanno ancora benissimo come si confeziona un singolone radiofonico, si giocano subito la carta “Magnificent”: echi di anni ’80 che se non fossero gestiti con saggezza come sanno fare gli U2, scadrebbero nel ridicolo e un ritornello talmente facile che diventa subito un classico da concertone allo stadio.
Ma la voglia di scrollarsi di dosso la polvere passa anche attraverso i momenti rallentati e coreografici di “Moment of Surrender”, che qua e là rischia di strafare, ma che è semplicemente il prezzo da pagare quando comunque la band punta al brano ricco, sfaccettato, interpretato in maniera impeccabile da Bono e scandito dalle deliziosa chitarra di Edge. E’ una miscela di suoni che pesca tanto da “Pop”, quanto dalle cose più azzeccato di “All that you cant’…” e “How to Dismantle an Atomic Bomb”. La stessa ricetta utilizzata con successo nella straniante “Unknown Caller”, prima di infilare la doppietta meno convincente del disco: “I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight” (alcuni passaggi splendidi, troppa confusione in mezzo, decisamente più intrigante la versione disco-tamarra che offrono dal vivo) e “Get On Your Boots”, una rilettura solo divertente di “Vertigo”. Nulla di cui preoccuparsi, si ascoltano tranquillamente. Il problema è che non tengono il passo delle prime e non riescono a tener di certo testa alla, splendida, seconda metà di “No Line on the Horizon” (l’album).

“Stand Up Comedy” è secca e divertita, melodiosa ma esplosiva, senza fronzoli da sovra-produzione e con Bono in grande spolvero. Anche qui le “scorie” da “Pop” rimangono in bella vista, fortunatamente. Meno evidente la classe di “Fez – Being Born”, la cui miscela è altrettanto interessante, per quanto non garantisca lo stesso impatto. Funziona ottimamente come ponticello per arrivare a un trittico finale di primissima fattura: la disperazione romantica e impegnata di “White as Snow”, la potenza deflagrante ed eccezionalmente U2 di “Breathe” e il capolavoro del disco “Cedars of Lebanon”. Sottotono, sottoritmo, sottocoperta: Bono inanella parole e intepretazione, come in una rinnovata lettura di “Wake Up Dead Man”, meno spezzettata e più trascinante.
Di “No Line On the Horizon” colpisce la voglia del gruppo di suonare, il dinamismo, la freschezza e la voglia continua di cambiare passo. Con una produzione che lavora quasi sempre di precisione: non tenta mai la carta pericolosa della sottrazione dei suoni, ma neanche arricchisce di inutili fronzoli i pezzi. Per chiudere dieci anni e aprirne altri dieci.

U2 – No Line on the Horizon
Island – 54 minuti
Queste dovete ascoltarle: No Line On The Horizon, Cedars of Lebanon, Magnificent, Breathe

Zavalutazione: ♥♥♥♥

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

babalot
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mmmm

mmmmm

mmmmmmmmm

l’ho già scritto?

mmmmmmmmmmmmmmmmmmmm

zzavettoni
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Ahr ahr ahr, l’ultima cosa che mi aspetto è che ti piaccia un disco degli U2 nel 2009. :P Anche a ragione, eh!

babalot
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sì lo so sono il vecchio cacacazzi che “erano meglio i primi dischi”, praticamente non mi schiodo mai da quest’assioma. però ammetto che così facendo magari mi perdo pure belle cose. magari non in questo caso :P

zzavettoni
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No ma fai bene eh, mi servono dei punti fermi. Io sono quello de “l’ultimo disco è bello! Meglio di quello prima!”. A prescindere dalla qualità dei due album.

babalot
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spero con qualche eccezione. che ne so, chris cornell? :D

zzavettoni
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D’oh! A volte faccio ancora finta di avere del gusto eh. :(

Magiustra
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Non sapevo ci fosse ancora in giro gente che seguiva gli U2. Mai potuti soffrire, comunque, nemmeno ai tempi dei primi album.

R.

P.S. Babalot!

giopep
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Ho ascoltato Magnificent e sono entrato in coma. Ci provo con le altre che consigli?

zzavettoni
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giop: no, direi di no. Prova eventualmente o con la title-track o con “Cedars of Lebanon” (più facile quest’ultima che la prima).

giopep
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Uhm, Orizzonte meh, meglio col Libano, ma insomma, mi sa che Bonone e compagni hanno smesso di parlare la mia lingua. Sopravviveremo tutti.

babalot
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Magiustra :
Non sapevo ci fosse ancora in giro gente che seguiva gli U2. Mai potuti soffrire, comunque, nemmeno ai tempi dei primi album.
R.
P.S. Babalot!

sulla totale insopportabilità del quartetto c’è poco da dire: li ho detestati per anni. poi però, costretto da una serie di fattori che andavano ben oltre il mio controllo, ho capito che fino a the joshua three avevano fatto (o più probabilmente gli avevano fatto fare) una serie di cose molto, molto belle. poi deve essere arrivato il solito raggio fotonico a spappolare il cervello a tutti.

Magiustra
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… Indipendentemente dalla musica, io spero solo che sia vera la storia del cappello (Bono e gli altri erano volati fino in Spagna per un concerto e il Nostro aveva dimenticato il suo cappello “lucky” a casa. Ha fatto viaggiare il cappello in questione su un volo privato per averlo in tempo per l’esibizione).

Notevole pure la consegna di un premio a Patti Smith, con Bono incaricato del gesto simbolico e del discorso introduttivo: “Patti Smith, poetessa e musica che mi ha ispirato e ha aperto la strada a…”. Al che interviene lei: “Ma smettila di dire cazzate”.

Poi magari mi sono inventato tutto, ovvio. Vanto una disdicevole tendenza a inventarmi tutto :/

R.

P.S. Babalot!

Surgo
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Quello di inventare cazzate dev’essere un vizio endemico di chi passa per NRU :D

zzavettoni
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Surgo ha riassunto alla perfezione. Mi sembra strano che il Kevo non ci abbia mai scritto, difatti. Ha proprio la stessa politica di Babich e Magiustra! :D

Magiustra
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C’è anche da dire che io ho avuto dei grandi maestri :P

R.

giopep
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Temo sia semplicemente un vizio endemico di chi passa.
In generale.

[...] dei Royksopp (“Junior“), senza dimenticare il ritmo tornato incalzante degli U2 (“No Line on the Horizon“) o la classe senza tempo dei Sonic Youth (“The Eternal”). Fuori classifica [...]

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