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…con niente proprio in centro

Ma che diavolo se ne fa il mondo di un gioco come Bit.Trip.Core? La differenza fondamentale tra i videogiochi e qualsiasi altra forma cosiddetta artistica è che il videogioco prevede un ruolo grandemente attivo di chi ne usufruisce. Non sta lì seduto a vedersi un film, a leggere un libro, a consultare un quadro, a sentire un disco. Ha in mano un qualche sistema che gli permette di interagire, di agire e fare cose, di prendere parte alla vicenda. Prendendone parte, è supponibile che debba in qualche modo sentirsi intrigato: divertendosi, emozionandosi. Insomma, facendo cose da cui possa trarre sensazioni interessanti.
Quindi che diavolo se ne fa il mondo di un gioco inutile e asservito alle pompo-raspe del team di sviluppo come Bit.Trip.Core? Persa la meccanica di gioco di Bit.Trip.Beat, qui la faccenda si fa ancora più inquietante, oscura e chiaramente noiosa. Oltre che frustrante.



Ovvio: tutti quelli che ci hanno lavorato si sentono dei grandi. Gente con del gusto che metà ne basta. Giocatori avidi, amanti di un’epoca fatta di pixel nudi e quadratini esplosi. Rimirano le sequenze imposte dal loro esperimento “per chi ne sa” e si stringono mani, festeggiano con brindisi a base di Spuma Nera da 100 e si lanciano pure gli orsetti di gomma. Ridendo amaramente di quando il Mottarello dettava legge e il Cremino aveva ancora un gran bel perché. Però Bit.Trip.Core dovrebbe anche assumere un senso per chi ha speso i soldi e se ne sta lì sul divano, telecomando in mano, a prendere schiaffi e schiaffi. Senza intravedere un futuro di alcun tipo, senza che gli venga spiegato quando il gioco potrebbe cambiare e/o ricompensarlo in qualche modo. “Ma certo, non capisci? E’ tutto lì il gioco, come ai bei vecchi tempi!”.

Ah, ecco. I bei vecchi tempi. Quindi sto lì, cerco di sincronizzare i movimenti della croce al centro dello schermo con i pixel che corrono e… ed è tutto finito così? Tutto così in un tripudio di frustrazione? In un “gioco” aggraziato da un livello di difficoltà assurdo e un senso di progresso inutile? Senza che venga minimamente stimolata la parte intelligente che, tutto sommato, ancora un po’ dovrebbe albergare in chi scrive? Nulla? Schemi e sequenze di pixel prefissati, nemmeno randomici come nei migliori puzzle game? “Ma no, cacchio dici? E’ un gioco musicale, basato sul ritmo”, be’ splendido! Qualcuno lo spieghi a chi ha realizzato la colonna sonora allora: una lunga nenia elettronica che si ripete, si interseca giusto per sbaglio con nuove onde e battiti, per poi replicarsi pallosa. A qualcuno piace no? Sicuro, ci sono degli spostati che portano a casa punteggi “perfect”: guardate in queste foto con cosa e su cosa giocano e poi ne riparliamo.
Al centro, da dove partono le linee che devono colpire i pixel al momento giusto, non c’è proprio niente. Come insegna il Manuel Agnelli d’annata.

Bit.Trip.Core (WiiWare)
Sviluppatore: Gaijin Games
Editore: Gaijin Games

Zavalutazione: ♥♥♥♥♥

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

giopep
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Io non faccio punteggioni e ci ho giocato sul Panasonic, però mi piace lo stesso.

zzavettoni
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A me no. Gli ho messo un cuoricino su cinque!

giopep
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Ho visto.

Ricky
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Qualcuno non brinda con la spuma nera?

Sequencer di salti « Zave's
Reply

[...] nerofallica di Gaijin Games ha presenziato in tutte e tre le uscite precedenti (Bit.Trip.Beat, Bit.Trip.Core, Bit.Trip.Void), ma è in Bit.Trip.Runner che decide di prendersi tutti i riflettori e di iniziare [...]

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