Metti gli Oasis una sera a cena, senza acqua

No, dico, uno almeno si aspetta di trovarci dell’acqua, in un concerto ufficialmente etichettato come “Live by the Sea”. Non dico propriamente una roba alla Fatboy Slim sulla spiaggia di Brighton, ma che ne so… un fiumiciattolo, la vista all’orizzonte dell’oceano, mal che vada uno scolatissimo canale o il rigurgito di un corso tipicamente english countryside. Invece nulla. L’unica acqua che scorre è quella che qualche giovanotto imberbe si lancia sulla testa per appiccicarsi i capelli e acquistare cinque punti coolness.
Il concerto è quello del 17 aprile 1995 che gli Oasis tennero al Southend Cliffs Pavillion, quando “What’s the Story? (Morning Glory)” era ancora un profumo di promessa e “Definitely Maybe” l’assegno con cui pagarsi stanze d’hotel a sei stelle e interviste super laccatissime.
Come super laccatissimo è lo show, con le riprese gestite da un tizio che, palesemente, avrebbe voluto tanto spendere la propria esistenza nella cabina di regia di Top of the Pops. Gli zoom sul pubblico in prima fila che si sbatte le mani in faccia e urla fradicio di amore, la telecamera che si inclina e saltella… Ce n’è a sufficienza per credere che sia il perfetto DVD per il perfetto gruppo TV-vendibile, che è anche vero. Sperare in qualcosa di uno zinzino meno pataccoso, però, era anche possibile.
Pataccosa è anche la qualità dell’immagine, che definire “sporca” è tutto sommato fargli davvero un bel complimento. Però poi basta, ché la scaletta non è affatto male (e come ti sbagli con solo quei due dischi alle spalle?), anche se i nostri ce la mettono tutta per rimanere belli impagliati con le loro scope dove non batte il sole (ma ti ci ramazzano la stanza, as usual). Qui presenti nella formazione di debutto, con Bonhead, McCarroll Riccioluto alla batteria e McGuigan al basso, gli Oasis sono inglesi fino al midollo. E soprattutto Mancuniani, belli di Manchester come l’idolo che ha dettato il guardaroba al giovane Liam (naturalmente lui, Ian “tappo” Brown degli Stone Roses).
Poco movimento sul palco quindi, tanto che ci sarebbe da chiedersi se mai qualcuno si sarebbe accorto della futura dipartita di Bonhead e McGuigan se non fossero esistiti comunicati stampa dedicati. Però il pubblico è contento e l’atmosfera da “sta succedendo qualcosa di bello” c’è tutta. Perché se gli Oasis non sono stati grandi e potenti e giovani e vogliosi nel 1995, allora non lo sono mai stati. Anche l’attacco funziona bene, con quella “Columbia” in seconda posizione a seguire l’ovvia “Rock’n Roll Star“. E poi il motivetto già imperdibile di “Some Might Say” (unico brano del secondo album presente all’appuntamento) e il Tony Batterista che mi manca un par di battute nella comunque sbriluccicosa “Up in the Sky“. C’è tutto l’amore di quella parentesi d’invincibilità dell’Inghilterra che diceva la sua nell’epoca/epopea grunge tutta americana.
Ci sono pure gli inediti, gli extra, le b-side (“Sad Song“, “Talk Tonight“, “Good to be Free“, “D’Yer Wanna be a Spaceman“) e la cover infilata poi in “The Masterplan” (“I Am the Walrus“).
Non un momento epico, il concerto della storia degli Oasis (che forse è quello di “Familiar to Millions”, o forse quell’altro di cui ora mi son scordato data e luogo, Knebworth ’96?). Ma è bello perché semplice semplice e con quella scorzetta di “non abbiamo ancora del tutto capito che possiamo menarcela abbestia”. Il DVD, poi, si trova veramente a due lire più o meno ovunque.
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.




Comments
In “The Masterplan” e’ stata infilata la versione di “I Am The Walrus” presente come b-side sul singolo “Cigarettes & Alcohol”, non questa di Live by the sea
Ciao Alessio, nel post intendevo dire che poi una cover di I Am the Walrus è stata infilata ufficialmente nel “database” degli Oasis grazie alla pubblicazione all’interno di The Masterplan. Non che propriamente questa versione fosse quella pubblicata.