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Effetto Massa #6

Proprio così, e io che pensavo che gli Effetti Massa di Menebacco fossero finiti… invece anche no. E se volete recuperare quelli precedenti, usate questo link.

Sic Transeat Gloria Universi.

(reprise) Mentre disinstallo il seguito di Mass Effect – bella edizione Collector’s piena di tutto –, appurata la presenza del mio prezioso save messo in cassaforte in vista del terzo capitolo, non posso non pensare a come debba sempre salvare qualcuno, o qualche mondo. In particolare, adesso alla fine dell’avventura, me stesso: dalla piaga della mancanza di tempo per giocare ‘sti giochi che ne chiedono sempre di più (come nel recente podcast di cui qualche post più sotto). Il giro di boa finale di ME2 è strano, molto strano. Certo, molto dipende dalle scelte che si fanno, sia durante tutto il gioco che alle battute finali. Chi mandare nel condotto dell’aria, chi in quale delle due squadre. Cosa farne dei pochissimi superstiti dell’equipaggio nelle mani dei Collettori. E così via. Alla fine, la sensazione è quella di film interattivo, molto più del resto del gioco, con varie scelte che sbloccano diverse opzioni. Beh certo, per proseguire, gli scontri a fuoco bisogna superarli. Ma insomma, avete capito. Storia molto ben fatta, intrigante, con tutti i background di personaggi, razze, passato e presente, ben studiati e ottimamente resi, e qualche relativamente piccolo intervento di noi giocatori. Credo ci stia, come finale (provvisorio) di una storia così epica. In questo senso, non è un finale netto, ma direi più che altro un lento avvicinamento allo stesso, con relativo progressivo distaccamento dal videogiocatore. Se capite cosa intendo.


C’è di tutto, in questo ME2, davvero, plastica facciale compresa.
C’è di tutto e un finale (o meglio dei finali) che è inutile che vi stia a raccontare.
Tranne, appunto, il post-finale, che dal punto di vista del videoludo (voglio morire, NdZave) è forse più interessante, almeno in una sede come questa. Finito il gioco, vi si pone davanti una scelta: continuare l’avventura per esplorare tutto l’esplorabile e finire eventuali missioni in sospeso (per un maniaco della completezza come me, non restava niente); oppure ricominciare il gioco importando il personaggio dalla fine del gioco, e quindi con armi, poteri, insomma tutto a un livello decisamente più alto.
In entrambi i casi, pensavo appunto al tempo da dedicare al gioco – una cosa che mi balena in mente da anni, a dire il vero, stimolata ultimamente dall’Outcast di cui sopra –, che in questo caso diventa tempo da dedicare a un gioco. ME2 mi ha tenuto impegnato per circa 43 ore. Dovrei ancora continuarlo? Lasciare qualcosa indietro non dovrebbe far parte di un gioco, se te ne danno la possibilità? Insomma, anche a livello di realismo: salvi (per la seconda volta) l’universo, e poi vai a portare un pacchetto al signor Vattelappesca su uno sperduto pianetino, per due soldi, o cose simili?
Ma fino a qui, pensandoci meglio, è anche giusto. Sia per il giocatore più frettoloso, che sta lì con la mano alla fronte dicendosi “cazzarola, avrei potuto andare prima…”, sia ancora a proposito di quel realismo che poco prima mi faceva dire il contrario: c’è un dopo, nelle vite dei personaggi di un videogioco, o no? E per quanto a me non interessi conoscerla ma mi piaccia restare in sospeso (il frame del racconto di un film, un libro, un gioco, che inizia e finisce durante), è del tutto verosimile che uno come Shepard, l’eroe di ME2 vittima perenne dell’ingratitudine più becera, continui la sua vita in mezzo a mille piccole e grandi peripezie.

La seconda opzione, invece, mi lascia perplesso. Potrei certo ricominciare il gioco, ma a quel punto lo farei creando un personaggio del tutto nuovo, magari di sesso e allineamento opposto, per vedere cosa cambia. Ma rifarmi tutto, dico tutto, il gioco, altre 43 ore circa della mia vita, per vedere le stesse cose (o provare altri piccoli bivi) con un personaggio incredibilmente più potente… il senso? Rivivere una storia emozionante, priva stavolta di qualunque sorpresa. E rigiocarlo. Che palle.
E’ una scelta tra l’altro discutibile anche per il fatto che una delle peculiarità nel vivere il lore creato da Bioware stia nell’esportabilità dei salvataggi: ho giocato ME con un personaggio, me lo sono ritrovato più o meno identico nel 2, e andrò con lo stesso, ovviamente, nel 3. Crearne uno nuovo è un insulto; ricominciare con lo Shepard che ha già vissuto quelle vicende, e che infatti porta con sé cose belle e brutte che ha raccolto durante l’avventura, svilisce completamente tutto.
ME2 mi lascia ottime sensazioni: narrative, ludiche, emotive. Non solo. Mi lascia anche l’idea che sia necessaria, sia in fase di sviluppo che, poi, in fase di critica, una forte riflessione quasi filosofica sull’identità dei nostri personaggi, sulla loro pseudo vita, piccoli spunti che si trovano messi male e fuori luogo nelle righe precedenti. Soprattutto in quell’ampio gruppo di giochi che vengono etichettati come GdR, tra novelle necessità di achievement, longevità ricercata a tutti i costi, e forse quell’unione sbilanciata di stessi titoli sviluppati insieme per PC e console.

E poi niente, fine.

menebach

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