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Ho appena salvato l’Italia e due dischi

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Quando meno te lo aspetti, la tua patria ti chiederà una mano e starà a te allungare il braccio. Per esempio: questa mattina ero in coda sul raccordo tra la tangenziale est e la ovest, direzione ovest. Due belle colonne di macchinine che affrontano con una tonnellata di noia la rampa per l’accesso, quando un’auto della polizia inizia a farsi vedere nello specchietto sinistro (io ero nella colonna di sinistra, occhio). Si muove un po’, si esternizza un po’, inizia timidamente a guadagnare l’inesistente linea di sorpasso tra il guardrail e la mia amatissima Civic. Vabbene, ti faccio passare. Dentro l’appuntato Pierluigi Cotroneo non ci crede molto, ma prende fiducia quando siamo in tre a lasciargli faticosamente strada, allora accenna addirittura una mezza sierna: “whoup!”. Chiude subito, era tipo uno squillo. E via che va. Grande cialtràmon!
Il che si sposava benissimo con la colonna sonora della mattinata: tra domenica e oggi, in due o tre sessioni macchinifere, ho riascoltato i due “Use Your Illusion” dei Guns’n Roses, cosa che non succedeva (per mia fortuna) da quasi una decina d’anni. E se in redazione è successo una mezza volta, gli abitanti dell’allora spazietto amoroso sono pregati di farmelo sapere (caso mai se lo ricordassero). Comunque li ho riascoltati, e il solo fatto che mi sia preso la briga di “skippare” i singoloni rompiballe (“November Rain”, “Don’t Cry”, etc.) e le cover (dio santo, “Knockin’ On Heaven’s Door” e “Live and Let Die”) è l’indice primo del fastidio generato dal doppio album del 1991. Poi, per loro sfortuna, dietro c’era subito la cartella di “Appetite for Destruction” e… e intendiamoci, i primi 30 secondi di “My Michelle” (quindi nemmeno tiro fuori roba come “Rocket Queen”) valgono da soli tutto ciò che è mai venuto fuori dopo a nome Guns’n Roses.

Comunque, si diceva dei due “Use Your Illusion” e di come l’ascolto mi abbia riportato alla mente dei fatti particolari. Premessa, alle medie andavo pazzo per i Guns’n Roses, ma oh, ero alle medie. Tipo che avevo le magliette e la bandierona di “Appetite” in camera. Che poi quella andava pure bene, anzi. Ma soprattutto, riascoltando “You Could Be Mine” è esploso un fulmine, scoccata una scintilla, riattivata una sinapsi: sullo zaino (circa seconda media) avevo trascritto una frase* della canzone. Brividi. E poi, ritornando ad “Appetite”, anche l’altra frase-zaino è saltata fuori (da “It’s So Easy”**). Però ehi, ero alle medie e ho smesso alle medie con le minchiate sullo zaino, c’è chi va avanti fino all’università.
Il dramma vero di questi due secondi album dei ritardatari del glam, dei figliocci luridi del metal glissato (no, “Gn’r Lies” non vale) è che non lo sapevano, ma era già tutto finito. A tale proposito si potrebbero davvero scrivere libri, ma qualcuno ha già scritto e diretto un film: Aronofsky con “The Wrestler”. Mirabile non solo come pellicola a sé stante, ma anche per la capacità che ha di condensare in un paio di scene tutto quello che Raf non è stato capace di fare in “Cosa resterà di questi anni ’80″. Gli anni ’80 degli ammericani però, quelli del colore, degli Yuppi, così amabilmente trafitti in American Psycho e perfettamente ritratti nelle loro conclusioni tragiche (e solo uno zinzino comiche) in “The Wrestler”.

Quando un dinosauro rovinato che un tempo era Mickey Rourke, icona stessa del film prima che protagonista, ascolta un pezzo dei Guns’n Roses in un bar di periferia che è il perfetto bar di periferia di quando Axl Rose si sfaceva di eroina e hookers… e si lancia in una filippica (brevissima a dire il vero) su come gli anni ’80 fossero quelli buoni, quelli veri. “Poi è arrivato quel frocetto di Cobain e ha rovinato tutto” (“The eighties fuckin’ ruled, man, till that pussy Cobain came and fucked it all up”), verissimo. Nel senso che grazie a dio il “frocetto” ha rovinato tutto, incluso questo doppio pomposo album che ha un terzo delle idee di “Appetite” e già a dieci minuti dall’uscita, quando “Nevermind” e “Ten” e “BadMotorFinger” e “Dirt” stanno distruggendogli il castello, sembra vecchio come Scalfaro.
Però che farne di questi due “Use Your Illusion”? Facciamone almeno una buona, di illusione. Dai, un dodici canzoni che se proprio non si possono dire tutte azzeccate e utili, almeno magara riescono a sorreggersi tra di loro. Sotto con l’elenco e poi coi commenti del ToSo.

FIXING YOUR ILLUSION

(Kill your idols’ brutto album[s])

  1. Right Next Door to Hell (I)
  2. Pretty Tied Up (II)
  3. Dust’n Bones (I)
  4. Double Talkin’ Jive (I)
  5. Don’t Damn Me (I)
  6. So Fine (II)
  7. Perfect Crime (I)
  8. Civil War (II)
  9. You Could Be Mine (II)
  10. My World (II)***
  11. Coma (I)
  12. The Garden (I)

* “With your bitch slap rappin’ and your cocaine toungue, you get nothin done”
** “Don’t ask me were cause I don’t know” (si, ho scritto “were” al posto di “where” ma me ne sono accorto dieci minuti dopo aver finito)
*** Fa troppo ridere per non metterla

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

Il Cartellonista
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Non sono un grande amante dei guns.. ma è un delitto skippare don’t cry e november rain dai XD

menebach
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Vorrei scrivere molte cose, ma come si fa?

zzavettoni
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Cartellonista: hai detto tutto quello che era giusto che dicessi, perfetto!

zzavettoni
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Mene: ti serve più tempo? Possiamo metterci d’accordo dai.

NickZip
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Ma fondamentalmente il tuo kiletto e due di ragione ce l’hai sul fatto che l’unica perla dei guns sia Appetite, sul loro essere stati un pelo fuori tempo massimo (ma di questo ce ne si è accorti solo dopo… Volevo vederti nel 92 o 93 in giro per Piccadilly Circus a professare che Nevermind o Ten davano le botte agli Use Your Illusion).

…Però però però! Dead Horse non può restare fuori dalla seleçao, nonnonno.

zzavettoni
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NickZip: guarda, ho delle certezze sul fatto che nel ’92 e nel ’93 a Piccadilly DOVEVI dire che Nevermind e Ten prendevano a calci i Guns.

NickZip
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WoT troppo grande per me, you win.

zzavettoni
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Urca, che sarebbe “WoT”?

elisa
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wall of text, credo.

teresa
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per favore qualcuno nel mondo mi potrebbe mandare lo spartito pe pianoforte con le note di november rain? mille grazie.Paloma.c@alice.it

zzavettoni
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Blog di servizio for the win!

So Novanta’s: 1991 « ZAVE's
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[...] buone probabilità che per me sia successo nel 1991 (“Dangerous” di Jackino nostro e le illusioni infrante dei Guns incluse). Parola a Palletta con la roba che meglio di [...]

[...] intuita, e distillata – anzi annacquata – in quel calderone non lineare del doppio Use Your Illusion. Ma intanto era il 1987, e quelle pistole e rose che facevano tanto immaginario El Charro ci [...]

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