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Io e la mia dragoncina

Recinzione scritta in origine per gli abruzzesi di Area.21. Ma mi sa che la pubblico prima io così Shrapnel impara a non collegarsi a orari decenti.

Come ogni buon centro massaggi cinese, il bello arriva alla fine. Prima c’è da aspettare, a volte pazientando, altre sacramentando. Fortunatamente la fine su detta non corrisponde all’ultimo degli otto stage di Alisia Dragoon, ma all’incirca al termine della riserva della barra di pazienza in dote al giocatore moderno che voglia riprovarsi quella che in molto giurano essere una delle chicche nascoste nella “ludoteca” del Megadrive. E se vi servono altre virgole per la frase sopra, eccole: ,,,,. Gestitevele.


Perché anche con Alisia Dragoon bisogna imparare un po’ a gestirsi tutto, a non dare per scontato che ci sia una facile spiegazione iniziale, una fase di addestramento placida e benevola e un ritmo che va in crescendo. Più corretto invece parlare di calci sui denti fin dall’inizio, senza che nessuno si sia premurato di farvi capire cosa sia Alisia Dragoon. O anche solo perché. Sul motivo rimarranno sempre svariati dubbi, sulla natura del gioco sviluppato da Game Arts, invece, la discussione è meno accesa: ai tempi veniva definito un gioco di piattaforme con elementi da sparatutto. Ma solo perché “ai tempi” qualsiasi videogame tendenzialmente era un gioco di piattaforme. Incluso Tetris probabilmente. Di “piattaformico”, invece, Alisia Dragoon non ha pressoché nulla: certo, un pulsante del gamepad a brioche del 16 bit Sega è adibito al salto, ma mica basta. Si zompetta qua e là ma l’attenzione non deve essere posta sul tempismo o sulla sequenza di saltelli, quanto alla gestione dei nemici e delle risorse a disposizione della svestita eroina per riuscire a tirare fino alla fine del livello.

Un “plat’em up” à la Ghosts’n Goblins e simili? Nemmeno. In quelli si saltava molto di più e si esplodevano meno colpi.  La ricetta di gioco di Alisia Dragoon prevede invece un ritmo tutto particolare e addirittura una scelta limitatissima (eufemismo) di raggi gamma da lanciare grazie alle possenti palme della bella Alisia. Che in effetti può giusto scatenare la potenza dei fulmini, con cui (tramite la semplice pressione di “B”) attacca chiunque gli si avvicini. La direzione verso cui rivolta è secondaria: un sistema di puntamento automatico si preoccupa di portare morte là dove deve essere portata. Non solo: a seguire Alisia c’è anche un gruppetto di quelli che oggi chiameremmo “pet” e che un tempo erano “companion” o, se sei un vampiro ribelle, “familiar”. Insomma, creature che ciondolano a fianco della protagonista e che, come lei, si preoccupano di interrare i cattivi.
Dove sta, quindi, la difficoltà? Nei numeri, come ogni buon compito in classe di matematica ci ha amaramente insegnato nella vita. I nemici sono una valanga, caratterizzati da sugosi (e bastardi) pattern di attacco e il fulmine di Alisia, invece, tende a scaricarsi. Più tenete premuto (attaccando), più lui si scarica, fino a esaurire le pile. Che poi si ricaricano da sole stando fermi, certo, ma stateci voi fermi mentre vi attaccano da destra e (ohibò) pure da manca. Penserete che i pet rendano il tutto molto più sopportabile… il che è vero fino a un certo punto: anche loro arricchiti da metodi di attacco utili a renderli tutti sufficientemente differenti, possono addirittura guadagnare esperienza e salire di livello. Così come possono pure morire, ripartendo poi (e solo quando si raccatta l’apposito bonus) dal primo grado. Bei calci!

Duro e crudele, Alisia Dragoon ha però dalla sua quel senso di giustizia divina per cui ogni sforzo viene ripagato (sempre che non siate delle Super Seghe okei). I passi vanno soppesati e contati, le risorse gestite oculatamente, i “sentieri” tracciati dai nemici studiati senza lasciarsi andare all’improvvisazione. Allora si scopre un genere che ai tempi probabilmente non esisteva, ma che aveva comunque avuto il suo bel senso.

Alisia Dragoon

(Megadrive)

Chi: Game Arts
Quando: 1992
Ci piace? Ci piace abbastanza

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

Surgo
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È uno dei giochi comprati in un’estate Gallipoli di noia in cui qualsiasi cosa avesse dei pixel era solo cosa buona et giusta.
Ricordo ancora oggi gli schiaffi presi a partire dal secondo livello…
Forse in quella stessa estate trovai anche Kid Chamaleon (un po’ meno schiaffi ma sempre parecchi).

zzavettoni
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Da quel che mi ricordo io: Alisia schiaffi subito, treglie che volano. Kid Chamaleon treglie meno palesi, ma sempre treglie. Kid Chamaleon, oltreutto, rimane uno dei giochi artisticamente più ributtanti di sempre (escludo lo schifo europeo per Amiga, etc.), il che rende ancora più evidente i suoi tanti pregi come gioco.

Shrapnel
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Corro a pubblicare anche su A.Rea. 21! =)

DeSangre
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Madonna Kid Chameleon artisticamente IMBARAZZANTE. Sto Alisia non sembra malaccio, speriamo lo mettano nella SEGA collection 2.

zzavettoni
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DeSangre :

Madonna Kid Chameleon artisticamente IMBARAZZANTE. Sto Alisia non sembra malaccio, speriamo lo mettano nella SEGA collection 2.

Sono entrato pensando: “se commenta rompendo le palle pure su questo, è la volta che lo banno”.

Shrapnel
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Ma allora la fanno ‘sta Sega Collection 2 per PS360?

Surgo
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Ma infatti non abbastava la prima?

giopep
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zzavettoni :
Da quel che mi ricordo io: Alisia schiaffi subito, treglie che volano. Kid Chamaleon treglie meno palesi, ma sempre treglie. Kid Chamaleon, oltreutto, rimane uno dei giochi artisticamente più ributtanti di sempre (escludo lo schifo europeo per Amiga, etc.), il che rende ancora più evidente i suoi tanti pregi come gioco.

A legger te e quell’altro che ritenete Kid Chameleon fonte di treglie capisco parecchie cose e rileggo in luce ben diversa i commenti che tiravate sul prossimo Sonic sparandovi le pose da grandi intenditori.

(Sulla ributtanza nulla da dire)

zzavettoni
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Giopa, fossimo tutti fichissimi del baseball come te, nessuno capirebbe più che sei un fichissimo del baseball.

giopep
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Questo è quello che ti piace pensare. In realtà io non sono fichissimo e tu stai sotto zero.

zzavettoni
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Ma va figurati, in realtà penso che sei una minchia di mare e non presto attenzione a quel che scrivi nei commenti.

giopep
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Beh, ok, direi che siamo d’accordo.

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