Baustelle, 19 aprile 2010 – Alcatraz (MI)
C’è qualcosa di tremendamente sbagliato nel concerto dei Baustelle a Milano, sede musicale di Via Valtellina, al secolo “l’Alcatraz”. C’è qualcosa di sbagliato ma ogni tanto, qua e là. Come una vibrazione nella forza che fa dubitare: un senso altalenante, che si mischia con altre splendide intuizioni, momenti per davvero indiscutibili.
Non è la carica di nanetti-chierichetti che i toscani spediscono sul palco prima di comparire, tra l’ululato dei fan in prima fila. Quelli, però, non si capisce bene a che sfera dell’esistenza appartengano. Almeno non dalla posizione retro-mixer che il gruppetto “Il Mio Giardino” occupa placidamente: la distanza non è pochissima, ma l’Alcatraz non è San Siro e quindi va bene così. Poi davanti abbiamo pure uno spettacolo nello spettacolo non da poco, con VIP da due lire che si susseguono, birra alla mano e golfino sotto alla spalla, nel tentativo di ricordare al mondo che loro, nei momenti trendy, non mancano.
La vibrazione è quella avvertita durante “La Bambolina”, per dirne una: il suono è compatto, ma di un compatto da mp3 a basso bitrate. Se la produzione de “I Mistici dell’Occidente” è abile e sognante, capace di restituire potenza e pulizia a ogni suono, a ogni voce, a ogni dimensione della canzone, dal vivo è tutto piatto. Come se la gente al mixer si divertisse a mischiare le carte, con effetti nefasti. Succede ancora due o tre volte e se nella canzone citata sopra è anche Rachele a metterci del suo (stonando palesemente qua e là), altrove le ragioni di tanto strisciante fastidio non sono facili da individuare. Ma evidentemente ci sono.

La scaletta forse? Quella che predilige i pezzi dell’ultimo album in studio? Può essere: il concerto dei Baustelle è un concerto “a tema”, dove ovviamente il tema è rappresentato dai Mistici già accennati sopra. Del disco vengono riproposti tutti i pezzi, tolta la sola (e povera e disperata) “L’Estate Enigmistica”. Da “Amen” (2008) arrivano canzoni meno prevedibili del solito (“La Vita Va”, “Panico”), mentre dei successi del passato compaiono solo una manciata di immancabili, pure troppo immancabili. Così il pubblico si esalta con “Il Corvo Joe”, che anche ad anni di distanza continua a essere troppo paracula e troppo quarta superiore per volerle davvero bene, per “La Guerra è Finita” e puranco per “Charlie fa Surf”. Scelte fin troppo obbligate, che risparmiano in parte la selezione dal “Sussidiario”, limitata a “Gomma” (un bel limitarsi, siamo d’accordo).
Quando però le vibrazioni non sono negative, sono estasianti. Il folto gruppo di musicanti sul palco include fiati, archi, addirittura le tubular bells, tutta roba che si incastona alla perfezione e rende misticheggianti (come può essere altrimenti?) le esecuzioni di amori compressi quali “Le Rane”, “Follonica”, la strepitosa “L’Ultima Notte Felice del Mondo” o “Il Sottoscritto”.
L’altalena delle prime righe viene spedita in orbita quando la serata si avvia alla conclusione, spazzando quasi del tutto ogni lamentela. La miccia è l’incipit di “Noi Bambine Non Abbiamo Scelta”, abile nel trasformarsi in “Beethoven o Chopin”, l’inarrivabile ghost track del secondo album (“La Moda del Lento” – 2003). Quasi dieci minuti di esplosione strumentale, un’escalation orgasmatica che zittisce chi dei Baustelle conosce tutto quel che passa Radio Deejay e lascia senza capelli e fiato gli altri. Giusto il tempo di riprendersi e si arriva alla reale chiusura con “Andarsene Così” (“Amen”). E raramente scelta fu migliore.
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.


Comments
Essendo stato parte del gruppo “Il mio Giardino” rimarco un altro paio di cose.
Rachele magari non era al massimo della forma. Ma pure chi stava al mixer non le ha dato una grossa mano. Mentre Bianconi si sentiva quasi sempre una crema, lei era affogata nella baraonda strumentale. Esattamente il contrario di quello che sarebbe opportuno per una con un timbro così.
Gomma, la tanto agognata Gomma che desideravo tanto sentire live… è stata massacrata dalla sezione ritmica, che se n’è andata a rane (ci pensavano ogni tanto…) costantemente, per tutto il pezzo. Inspiegabile e inaccettabile visto il livello medio delle altre esecuzioni.
La quantità di strumentisti sul palco, in un concerto da 20 Euro (più gli scandalosi sei della prevendita, ma lì i B che ci possono fare?), è stata encomiabile. Due violini, violoncello, fiati, campane, di tutto e di più. Bravi, ho apprezzato tantissimo. Soprattutto avendo approcciato il concerto col timore di una sfilza di sequencer in batteria.
Purtroppo me lo sono perso.
Per curiosità quanto costava il biglietto?
20 Euro + prevendita vergognosa per un Grand Total di 26 Euro.
[...] che, prima di assistere alla performance, mi ero documentato e, tramite questo post di Zave, citando i Baustelle, temevo il peggio, sopratutto per lo stupro attuato all'ingresso audio [...]