So Novanta's: 1992

Novantaduecentodieci: siete tra i miscredenti certi che lo zip di Beverly Hills fosse casuale? Ma ammazzatevi. Era novanta e fatti, novanta e cose, tutto molto novanta. Come Kelly e quel bistecca di Dylan. C’è modo più letale per inzupparsi senza scafandro nel mondo dei ‘90 se non quello di ripercorrere anno per anno tutte le uscite che conta(ro)no nel mondo discogra(n)fico? No. Cliccate qui per trovare le puntate precedenti.
Boyz II Men, Sir Mix-A lot, Kris Kross, Vanessa Williams e TLC: mettete da parte il sacchettone di lacrime e indignazione, la Top 100 di Billboard non ha mai tradito i gusti davvero super popolari/MTV/plastica, anche negli anni buoni. E il 1992, con le cinque prime posizioni occupate dalla gente sopra citata, era stato di sicuro un anno buono. Non buono come il 1991, vabbene, ma d’altronde non è che nel sondaggio si era parlato del 1991 come di anno “irripetibile” così, a cazzo di cane!
Il solo problema di questo benedetto 1992 è che è venuto subito dopo la sbornia. Anche la migliore vittoria per 4 a 0 fuori casa contro l’odiata squadra non ha lo stesso sapore dell’esultanza per il Mondiale vinto pochi mesi prima. Non si discute: la certezza è che, ancora intenti a riprendersi, ci si perdono sfumature o interi capitoli.

Considerazioni che però è bene fermare qua, perché sennò poi passano in secondo piano almeno tre debutti di quelli pesanti e uno di quelli medio-pesanti. Arrivano nel 1992 i Rage Against the Machine, con l’album omonimo vergato e pestato nei sobborghi meno arricchiti di Los Angeles, con Hollywood troppo vicina e il Messico ancora di più. Anche il loro è cross-over o così dice qualcuno. Probabilmente lo stesso che poi arriverà, anni dopo, a credere per davvero che il “nu metal” (dio santo…) dei Linkin Park abbia mosso i primi passi proprio partendo dai Rage Against the Machine (e poi dai Korn, continuano a dire). Verbosità inutili a parte, a diciotto anni di distanza rimane un disco in grado da solo di giustificarvi se scendete per strada e date fuoco alla Mini di un qualche figlio di papà a caso. Anzi, fatelo dai.
Sempre rock, ma su di un’onda differente, il 1992 è anche l’anno di PJ Harvey, che si presenta a bordo di “Dry”. Una corvette mezza distrutta, ruvida e sinuosa, possente e letale, che non fa nulla per nascondere i graffi sulle fiancate. Arriva per rimanere.
Momento buono per il rock in rosa, comunque, dato che nello stesso anno si fa viva pure Tori Amos (esatto, non sto tenendo conto dei Y Kant Tori Read). La roscia del North Carolina ha delle cose da dire e lo fa spremendosi la strepitosa ugola e lanciando nella stratosfera il suo pianoforte, sussurrando di uno stupro (“Me and a Gun” è tecnicamente il primo singolo della nostra). Molto duro, molto che le radio mica la passavano (negli USA).
L’ultimo debutto è quello degli Stone Temple Pilots, tristemente pronti a ricalcare le scene il prossimo 25 maggio con il “grande” disco della reunion. Allora, invece, era “Core” ed era un bel sentire, per quanto accusato da più parti di essere solo un riciclo di quanto sentito nei due/tre anni precedenti con l’esplosione del sound di Seattle. D’altronde Weiland e amici erano di San Francisco e nessuno gliel’ha mai perdonato. Fortunatamente “Wicked Garden” o “Sex Type Thing” non avevano bisogno di alcun perdono da parte di terzi.

Il 1992 è, però, già abbastanza in là per regalare qualche ritorno in grande stile, insomma: siamo già nella fase del “difficilissimo secondo album”. In particolare per gli Alice in Chains di “Dirt” (e dell’EP “Sap”), che subisce un po’ quel che ha subito “Nevermind” in fase di produzione e quindi di ripulitura, ma volete davvero dirgli qualcosa? Ecco, per l’appunto, no.
Paragrafetto a se stante per un altro disco semi dimenticato nel nulla, ma che poi tutto sommato dai, la pagnotta la portava a casa: “Automatic for the People”. Dei cosi, lì… i tizi, quello che ora ha finalmente svelato che ci piacciono i maschi. Ecco, i R.E.M. Anche per loro il miglior disco. Tanto per non farsi mancare nulla.
Gli annali segnano in quei dodici mesi anche il miglior album dei Faith No More (“Angel Dust”, prima opera frutto della testa malaticcia di Mike Patton), l’ultimo grande disco dei Cure che non sia suonato come un riciclo (“Wish“) e la confermatissima maturità dei Beastie Boys (“Check Your Head”). Poi anche Screaming Trees (“Sweet Oblivion”), Pantera (“Vulgar Display of Power”) o Kyuss (“Blues for the Red Sun”), ma quelli interesseranno ad altri.
Spazio allo Zucchero Filato della mestizia!
ZUCCHERO FILATO NERO
(A cura di Palletta)
Sleeping Satellite (Tasmine Archer)
E questa checcazzo di fine ha fatto?!?Hanno ucciso l’uomo ragno (883)
Se qualcuno vi dice che gli 883 facevano schifo anche nel 1992 e che non ha MAI canticchiato una canzone del loro primo album, non credetegli. Sta sicuramente mentendo ed è anche un po’ paraculo.Rhythm is a dancer (Snap)
Già preannunciata nella classifica del 1990, truzzume allo stato puro.Italyan, Rum Casusu Çikti (Elio e le Storie Tese)
Nessuna presentazione particolare, solo un elenco: “Pipppero”, “”Il vitello dai piedi di balsa”, “Uomini col borsello”, “Essere donna oggi”, “Servi della gleba” e “Supergiovane”. Fenomeno.Please don’t go (Double You)
La colonna sonora ufficiale di “Non è la RAI” non è il rumore delle tette che sballonzolano in studio, bensì una cover ignobile di una canzone di KC and the Sunshine Band. Brivido.Could It Be Magic (Take That)
L’anno di grazia sarà il seguente o giù di lì, ma questo è il primo singolo di successo dei cinque ragazzotti inglesi. La copertina dell’album è tutto un programma. Si evince, nell’ordine, la tendenza vagamente omosessuale del quintetto, l’orrida chioma ossigenata di cicciobombo Gary Barlow, la cui panzetta viene quanto più possibile celata. Notevole anche la presenza di Robbie William solo a lato della foto, come in disparte, parzialmente tagliato fuori dall’inquadratura e con una camicia bianca rispetto ai gilet neri degli altri (Barlow non conta, il gilet proprio non se lo poteva permettere, pora stella). Forse a significare la prematura dipartita dal gruppo? Forse mi sto confondendo con “Abbey Road”? [varie ed eventuali]Momento di civilità assoluta:
Non so se questa esibizione risale proprio al 1992, fatto sta che Tori Amos, quell’anno, pubblica l’EP “Crucify” che contiene tre cover: “Smells Like Teen Spirit” dei Nirvana, “Thank You” dei Led Zeppelin e “Angie” dei Rolling Stones. Ebbene, ecco una chicca. Probabilmente uno dei momenti più alti del Maurizio Costanzo Show.[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=BYRrjOjsACI]
VOTA IL 1992!
(Scegliamo con la democrazia che ci è propria il migliore dei Novanta’s)
LA SPESA DEL 1992
(Per chi vuole recuperare e non c’ha la voglia di leggere il post)
- Core (Stone Temple Pilots)
- Little Earthquakes (Tori Amos)
- Rage Against the Machine (Rage Against the Machine)
- Automatic for the People (R.E.M.)
- Dry (PJ Harvey)
- Angel Dust (Faith no More)
- Wish (The Cure)
- Check Your Head (Beastie Boys)
- Dirt (Alice in Chains)
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments
E qua nascevo io, mabbella! Gran anno!
Nascevi nel 1992?
Ommiaddea…
Siete in molti a sorprendervi ma sì, sono nato nel 1992!