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Pixies@Ferrara: "Too old to mosh"

Vedersi i Pixies, nel 2010, non ha quasi senso. Nonostante Sir. Francis abbia addirittura perso in rotondità rispetto agli ultimi anni, quella musica non dovrebbe poter essere accoppiata a quelle immagini. Con tutto che ovviamente non c’entra nulla, ma tu che diavolo vuoi, vediamo come ci arrivi ai cinquant’anni, oh ammazzati e via andando. Sfido chiunque, però, a non storcere la bocca di fronte alla camminata ingobbita di Kim Deal.
Sentirsi i Pixies, nel 2010, ha invece molto più senso, anche se il senso è quello portato probabilmente all’estremo rispetto a quanto supposto dalle radici del gruppo. Oggi i Pixies li vedi in Piazza Castello a Ferrara, splendidamente congelati in una cornice di storia e arte, quasi roba snob. E sono pur sempre i Pixies, quelli delle furiose esplosioni. Quelli che di scrivere pezzi nuovi non hanno la minima intenzione (per quelli valga la carriera solista di Francis) e che ieri sera in Emilia Romagna, tra una piadina e le stelle, hanno riallacciato i condotti temporali con i primissimi anni ’90. Anzi, facciamo pure gli ultimi ’80, come il 1989 di “Doolittle”. Ché tutto sommato questa doveva essere la tappa del tour dedicato ai venti (+1) anni del secondo album dei bostoniani.


Grazie al cielo (stellato, come detto sopra), i quattro non si sono limitati al disco della scimmia, che peraltro sarebbe bastato, anche se forse non avanzato. Tra “Velouria” e “Bone Machine” hanno sparato all’incirca tutte le cartucce che dovevano sparare, prese dai caricatori dell’intera discografia (non che ci volesse molto, all’attivo i dischi sono solo quattro).
E se anche ogni tanto si è innestato il pilota automatico, è più facile e benevolo ricordare i momenti di esaltazione: le urla di “Tame”, l’epica di “Monkey Gone to Heaven”, il riff di “Where’s My Mind” (scelte banali, ma non rompete). Se qualcuno si chiede dove sia finito quel suono e quel gusto nel fare musica, rispondono le centinaia di invitati paganti che hanno mandato in sold-out l’evento. Tra diciottenni e cinquantenni, la verità stava più verso questi ultimi: di padri con figli se ne sono visti, roba da stringere il cuore.
Due ore scarse di show, con tanto di interruzione per esuberanza estrema delle prime file. Eppure, ipnotizzati dagli assoli di Joey Santiago e dalla voglia cristallina di Black, la bellissima realtà era scritta sulla maglietta di un tizio: “Too old to mosh”. Birra in mano, chiappe sul muretto che cinge le acque attorno al castello, si godeva i suoi Pixies.
La cui rivoluzione non sarà forse servita a granché, ma ha bruciato le giornate di almeno un paio di generazioni. Che, insomma, non è che faccia proprio schifo.

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

EnrProc
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Scusa se ti rovino la poetica da generazioni che si incontrano, ma io di diciottenni ne ho visti pochini (e mi son fatto un giro lungo lungo per Piazza Castello, che mi piace sempre)…

zzavettoni
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Be’, intendevo che quelli erano i due estremi, come tu giustamente smentisci da bravo diciassettenne. :D

zzavettoni
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Oh, questo è ufficialmente spam.

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