Arcade Fire: invincibili e senza muschio

Stop the press, esclusivo: il Parco Nord del polo fieristico di Bologna non è Reading. E allora Win Butler evita paragoni da tremarella e non ringrazia il pubblico alla Wayne’s World (“non siamo degni!”). Se lo ringrazia è solo per il trasporto con cui la folla ha cavalcato l’onda creata dagli Arcade Fire per i novanta minuti del loro terzo concerto in Italia. Meno fish&chips, decisamente più cipolla e porchetta nell’Emilia che, come al solito, si aggrega alla festa dell’Unità per festeggiare quella che nelle previsioni di molti sarebbe stata la “next big thing” e che ormai, di “next”, ha davvero poco.

“Be here now”, dicevano gli Oasis in un altro secolo. Quello che contava, ieri, era proprio esserci. Radunarsi sul prato o sdraiarsi sul rialzo erbaccioso del parco bolognese, aprire le orecchie e chiudere gli occhi di fronte a uno spettacolo frutto di quell’alchimia inspiegabile, che in rari momenti riesce a incendiare la propria era. O anche solo la propria decade. O anche solo il proprio anno. O anche solo ieri sera. E gli Arcade Fire, nove figuri ad alto tasso di mobilità, ieri hanno definitivamente dato prova dell’inarrestabile talento che li ha mossi dai primi passi di “Funeral” allo strabordante “The Suburbs“.
Doppia batteria, doppia chitarra, doppio violino, doppia tastiera, pianoforte, basso, voce, grancassa, tamburelli e flauto di pan (no, lui no): sul palco c’è una compagnia che respira ed esplode all’unisono. Quando la piccola e deliziosa Bjork franco-canadese (Régine Chassagne) entra saltellando e accompagnando le luci che si spengono e annunciano il via alle danze, solo chi non ha mai prestato mezzo orecchio ai tre album dei nostri può credere che sia eccessivo. Che sia stucchevole. Che non puoi davvero essere così eccitata all’idea di sudare per un’ora e mezza su di un palco bolognese-italiano. Ma per la band che non dovrebbe essere in cima alle classifiche del mondo, e che invece (deo gratia) ci è, è così, è naturale, è un fluire istintivo e una missione. Soprattutto: è strepitosa musica, è vertiginosa interpretazione, è quell’incantesimo tipico dei migliori concerti. Quando sei portato a credere che tutto il mondo esista solo per questo singolo momento, per questa serata, in questo punto e altrove non può esserci nulla di più importante. Anche perché la Champions parte solo il 15.

La scaletta è quella che deve essere: con tre dischi tanto riusciti, sbagliarsi sarebbe un’impresa. L’azzeccata “Ready to Start” lancia in mare aperto lo zatterone dei nostri, che lo gestiscono con carattere, indescrivibile coinvolgimento ed esplosiva abilità tra i flutti di “Intervention”, “Neighborhoods #3″, “We Used to Wait”, “Wake Up”, “No Cars Go”, “Haiti”, “Keep the Car Running“. Tra le altre.
Chi ha un sasso mantecato al muschio in centro al petto può lamentare la durata non propriamente eccezionale del concerto. Chi era lì e ha visto quel che han fatto per ogni frazione di secondo di quei novanta minuti, sa che il muschio è una gran brutta bestia.
P.S. e benvenuti nella Top Ten!
Arcade Fire
(2 settembre 2010, Bologna)
- Ready to Start
- Month of May
- Neighborhood #1 (Tunnels)
- Crown of Love
- Sprawl II
- The Suburbs
- Suburban War
- Intervention
- Modern Man
- No Cars Go
- Haïti
- We Used to Wait
- Neighborhood #3 (Power Out)
- Rebellion (Lies)
- Keep the Car Running
- Wake Up
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments
Incollo video di ieri sera del Comi, ottimo Comi:
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=xaWLijk13d0]
ottimo ottimo.. il concerto e gli effetti, i costumi e le luci.. non ho pensato neanche per un secondo che fosse eccessivo…
il vestito di Regine era l’elemento che dava più luce sul palco.
La loro unione apparentemente casuale di elementi e di colori è in realtà di una poeticità unica.
Quasi come per il video di We used to wait..
http://bianconimassimo.wordpress.com/2010/09/02/we-used-to-wait-for-il-video-innovativo-in-html5-degli-arcade-firemassimo-bianconi-recensione-wilderness-downtown/
Intendevi forse il video di We Used to Wait?
“Radunarsi sul prato o sdraiarsi sul rialzo erbaccioso del parco bolognese”: e questo è stato un piccolo dilemma eh, anche ascoltarsi e vedersi lo spettacolo distesi sul prato non dev’essere stato male. Alla fine ha prevalso la folla, e si era pure abbastanza avanti, quasi a portata di cembalo lanciato da Win a fine concerto. Comunque, grandiosi, non ci sono parole.
(ti addo sul faccialibro che c’ho una chicca da mostrarti, sono ancora in piena fase ragazzina teenager urlante :D)
Sì, dubbio amletico da un sacco di tempo. Vedo la chicca mo’.
Due foto rubate al prode Win in centro città a Bologna, beccato mentre cercava di scassinare un’intera fila di scooter parcheggiati (bugia, si era solo scordato qual era il suo :D). Poi ovviamente me ne sono andato con i cuoricini intorno alla testolina come una teenager. Oh, la seconda foto c’ha le toppe perché due e mezzo su tre eravamo venuti davvero troppo male, comunque le faccine scelte sono le più verosimili alla realtà.
Dott. Totakeke, non vedo alcun tentativo di codice html, né tantomeno foto. Drammathon! Mandamele via e-mail eventualmente.
Okei, la situazione sta peggiorando, ora ti sono scomparse pure le parole. Hai perso le parole, insomma.
Eh io sto qua a riprovare con sto img src, ma mi sa che non funzia una mazza, ti piazzo i due link e via:
Edit: messa (Zave)
“The Suburbs” è bellissimo. Peccato che molti critici italiani e alcune riviste come OndaRock non abbiano colto la grandezza, la bellezza, la creatività, la malinconia, l’epica della musica degli Arcade Fire.
Ah vabbé, io non trovo riviste di musica che incontrino il mio apprezzamento da mo’. Giusto le rece di un paio di giornalisti (Erlewine, Jurek) su Allmusic.com.