Eels: spasso & delirio all'Alcatraz

Randy “Macho Man” Savage. Un cattivo degno di 007. Improbabile rapinatore di banche da film hollywoodiano. Geniale senzatetto di Santa Monica. La tenuta con cui si presenta Mr. E sul palco del rinnovato Alcatraz di Milano è degno di tutte le figure sopra citate: tuta bianca, barba scura, bandanona a coprire la testa e occhialoni scuri. Il leader degli Eels è, tanto per cambiare, cammuffato e nascosto da maschere di pelo umano e accessori adeguati allo scopo. Eppure, pur se nascosto quasi interamente alla vista, non si sottrae ai riflettori del club milanese, che in settimana si lancia nella sua nuova stagione 2010/2011 e, per l’occasione, spara altissimo il volume. Forse è una scelta della band, forse è solo successo per caso, sta di fatto che il muro di suono calza alla perfezione allo show di un’ora e mezzo messo in piedi dall’uomo complessato e depresso per antonomasia.
C’è solo un piccolo dettaglio: oggi Mr. Everett è divertito e scatenato, esplosivo come lo spettacolo che tiene banco, con particolare attenzione ai pezzi presi dal trittico di dischi pubblicati nell’ultimo anno e mezzo. La line up sul palco sostiene con potenza e deflagrazioni divertite, grazie a tre chitarre che instillano benzina e linfa vitale anche ai pezzi già ruggenti su disco, ma che dal vivo incendiano davvero l’aria, anche grazie ad arrangiamenti tra il roboante lo-fi e il sontuoso jazzato (sempre che voglia dire qualcosa, facciamo di sì).

Gli Eels sono in forma straripante e considerato il tono allegrotto andante di “Tomorrow Morning”, tutto torna. Tra cover (chessò, “Summer in the city” dei Lovin’ Spoonful) e riletture acrobatiche di classici della band (“My beloved monster” è, come da copione, irriconoscibile per chi l’ha amata ai tempi di “Beautiful Freak“); tra i più riusciti ululati di “Hombre Lobo” e l’adrenalina dello splendido “Souljacker”, i cinque si destreggiano e trascinano il pubblico. Classe e potenza, divertimento e abilità, soprattutto idiozia e sincero spasso. E da quando si può sinceramente accostare l’idea di “spasso” agli Eels? Da questo tour, da questo concerto, non è più una bestemmia.
Il capobranco E abbandona la chitarra in casi più unici che rari, altrimenti ci si aggrappa innamorato durante i momenti più delicati (che arrivano in particolar modo da “End Times“) o la pizzica sorpreso come studiasse uno strano mostro dalla faccina caruccetta (“Fresh Blood”). Intanto scherza con il pubblico, fende l’aria, presenta con assoluto trasporto la “sua” banda e lancia nelle memorie dei presenti l’immagine di uno splendido musicista che fa quel che sa fare (indecentemente bene), si diverte a farlo e sa molto più di altri come si fa. Anche senza una vera hit da dieci anni a questa parte. Tanto di cappello. Anzi, tanto di bandana.
Altre letture:
- Eels, Brixton Academy, London (independent.co.uk)
- Eels Trilogy: An Appreciation in Words and Music (spinner.com)
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments
bel post. e bel concerto! concordo su tutto, in particolare sull’energia dello show e sulla forma strepitosa di mr e. se penso al live di due anni fa al conservatorio, non mi sembra nemmeno che si possa parli dello stesso musicista (o degli stessi, includendo the chet)…e non sono in molti a potersi permettere una cosa del genere senza accaparrarsi critiche a go-go!
capitato qui per caso ma ti bookmarko al volo! :)
Benvenuto ale-bu. Al concerto al conservatorio non c’ero, ma c’era la co-intestataria del blog, che magari ha qualcosa da dire al riguardo. Anche perché credo fossero due spettacoli dalla natura diametralmente opposta.
Sono stato al tour di “Souljacker” nel 2000 (Magazzini Generali) e lì sì che la gente era addormentata. Splendido concerto comunque, riconfermo.