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un blog dedicato all'attualità e agli avvenimenti del sottosuolo belga
Mangioincentro: Cliché Café
Cliché Café: olé o non olè?
Cosa c’è di peggio di un cliché, di un luogo comune, di un freddo stereotipo? Presto detto: un bar in cui si mangia male, il servizio è pessimo, l’arredo discutibile e che ha pure deciso di chiamarsi così, Cliché Café.
La sensazione, come descritta in modo abile ma che ora non sovviene dal Pinguino, è che chi stesse gestendo il Cliché in quell’infausta pausa pranzo in cui ci siamo finiti noi, fosse tanto pratico della faccenda quanto chi scrive lo è di fissione nucleare (insomma, giusto una spolveratina sui principi base, ma nulla di che). Come se ti fossi svegliato una mattina e nel cartoncino degli imprevisti avessi tirato su: “gestisci un bar in centro Milano”. Risultato? Catadrammatico e stroficomico. Se solo avesse fatto davvero ridere, ma non ha fatto ridere: ha prima affamato Robin e il Pinguino, poi deluso tutti e tre. E si sa che deludere uno dalla bocca buona come il Batman è davvero impegnativo, per tutti i fulmini!
Coutinho o cotoletta? Cotolinho, il pranzo peloso!
Partiamo dall’anonimato e dalla banaleria, che però colpiscono il Cliché Café non più di tanti altri posti mangerecci. La selezione dei piatti è piuttosto prevedibile, i soliti primi, i soliti secondi, i soliti contorni e le solite composizioni pronte che aspettano sotto la “teca” all’ingresso del locale. Il menu non ci viene portato, quindi si tace con incolpevole mestizia su potenziali proposte a base di pane e companatico (anche se si son visti girare dei taglieri da “panino serio”, però oh… fatti loro).
I tre attendenti (?) hanno fatto ricadere la scelta su: cotoletta alla milanese con verdure bollite, gnocchi al pomodoro, polpette e patate al forno. No, pardon, le polpette si son tramutate in crocchette di indecifrata natura e composizione, le patate han lasciato il posto a delle verdure. Perché? Perché sì. E qualcuno ha avvisato prima? Manco per nulla. Amicizia, cortesia e Germano Mosconi.
Valutazioni!
(Il globale non è una media matematica, perché non c’è)
Papperia: ♥♥♥♥♥
Come si può sbagliare tanto clamorosamente? Come puoi servire dei piatti che anche il più ottimista dei tuoi avventori sa in anticipo quanto debbano al microonde e… e comunque deludere in maniera tanto roboante? La cotoletta alla milanese era senza ombra di dubbio la più coriacea tra le suole che abbiano mai graziato un paio di scarpe, anche perché non graziava le scarpe ma il piatto. Gli gnocchi erano quegli gnocchi lì che trovi ovunque: gli gnocchi delle mense e dei bar esistono, semplicemente esistono. Non vengono preparati, cotti e serviti: esistono. Così, con quella consistenza demoralizzante, con quel gusto depravato, con quella totale mancanza di fascino. Semplicemente “avvengono” nel momento in cui li ordini.
Le crocchette non sono state valutate, o il ricordo è troppo sbiadito per discuterne così, tra il lusco e il brusco.
Servizio: ♥♥♥♥♥
Attenzione, non si dia la colpa alla giovin cameriera con tanto di maglietta dei Metallica. Lei, povera, è stata evidentemente lanciata allo sbaraglio: da sola a gestire i cinque o sei tavoli con clienti in quel momento della giornata, non sapeva da che parte girarsi. Caffè che non arrivano, menu che mancano, peli superflui che Robin stigmatizza con quel suo solito tocco di piacevole gentilezza e… e allora ecco che la cotoletta finta arriva quasi subito, ma per gnocchi e crocchette c’è da aspettare mezz’ora. Mezz’ora per davvero, non per spararla grossa. Mezz’ora in cui nessuno mi avvisa Robin che le sue polpette se ne sono andate e sono state sostituite da gente sconosciuta a forma di croquet.
Ambiente: ♥♥♥♥♥
Sudici ma comodi i divanetti che fanno un po’ diner all’ammerigana, nella norma il resto della zona rialzata che ospita la maggior parte dei tavoli da pappa. Niente che dia fastidio, niente che possa far innamorare cliente alcuno. Al piano terra, per così dire, ci sono altri tavoli e uno schermo che, si suppone, ospita partite e roba simile nel week end.
Prezzi: ♥♥♥♥♥
Sarebbero anche medio-normali (un piatto, acqua e caffé attorno agli 8 Euro, to’), ma nell’ultimare il calcolo va tenuto conto della qualità infame del cibo. Quindi prezzi altissimi. Caffé non provato, abbiamo preferito lavorare nel pomeriggio.
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.