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Eponimo is a porno

"Interpol": copertina brutta? Sì? E quella prima?
"Interpol": copertina brutta? Sì? E quella prima?

Successo andata e ritorno: un treno metropolitano che sbuffa di elettricità e cigolii, lascia l’isola di Manhattan, tocca come un suburbano troppo zelante le banchine del vecchio continente e torna a reclamare ulteriori allori con un secondo e un terzo giro. Il convoglio è quello degli Interpol, esplosi a inizio decennio come portatori sani di un nuovo modo di essere newyorkesi e fare musica, unitamente ai compagni di merende (solo sui tabloid) di Casablancas: The Strokes.
Succede però che al secondo giro la gente non si affolli sulla banchina, succede anche che al terzo giro qualcuno rimanga tranquillamente altrove, dimenticandosi del perché e del percome quella metropolitana fosse tanto affascinante. Nel frattempo le carrozze si erano ripulite, date un tocco di charme internazionale e smussato qualche angolo: dall’etichetta “indie” più apprezzata dell’epoca (la Matador) si era passati a una major, una di quelle senza cuore e senza anima e, ancora peggio, senza speranze per il futuro.
Futuro che non sarebbe arrivato in groppa al treno Interpol, nel mentre tornati in Matador con tutta la voglia del mondo di ricominciare e capire cosa diavolo sia successo, al successo. Fatto sta che la traccia con cui si apre il quarto lavoro in studio del quartetto non lascia spazio a tante interpretazioni: “Success”.

Interpol dal vivo: il 15 novembre a Milano
Interpol dal vivo: il 15 novembre a Milano

“I have succeeded / I won’t compete for long / I’m not not supposed to show you”: lavorando di dietrologia e mettendo in moto i più banali meccanismi d’intepretazione, il refrain scandito con placida risolutezza da Banks non lascia spazio, poi, a tanti dubbi.
La verità, se ne esiste una, è che gli Interpol seguono strade già segnate, da loro e da altri. Come tanti colleghi prima di loro, ritengono sia giunto il momento per fermarsi, infilare le babbucce pelose e capire dove ci si trovi, sulla mappa del tesoro: il disco eponimo è una dichiarazione d’intenti, forte tanto quanto il ritorno in casa Matador, efficace meno di quanto non sia poi (e ci mancherebbe altro) la musica elaborata nei dieci episodi di “Interpol”, il disco. Un punto di arrivo e uno di ripartenza, perché se è vero che i quaranta minuti raramente esplorano territori sconosciuti dalla band, è anche vero che il colpo di spugna è evidente. La produzione secca e attenta a valorizzare al meglio i suoni aperti, roboanti e da cattedrale sbattezzata è degli stessi Interpol, con illuminato missaggio di Alan Moulder (Nine Inch Nails, Smashing Pumpkins, Depeche Mode e altri mille).

Interpol vestiti bene: a loro ci piace così
Interpol vestiti bene: a loro ci piace così

La strada segnata da loro è quella già accennata dell’iter musicale scelto per il ritorno alla stazione di partenza. Diviso in due tappe, ma coerente nella linea scelta: se questi sono gli Interpol, allora abbiamo già sentito il massimo di quel che possono dare (nel disco del 2002 che li ha lanciati), se questo è un nuovo inizio, le prime sbuffate di vapore sono promettenti.
Le due tappe di cui sopra prendono per sé ognuna una metà dell’album, con la prima a richiamare più facilmente alla memoria lo stile spazioso e ricco di personalità di “Turn on the Bright Lights” (splendida, in tal senso, “Memory Serves”, inattaccabile la progressione granitica e con una foglietta di U2 di “Lights”) e la seconda intenta a ridurre ai minimi termini le puntate tra pop&altro di “Antics” e “Our love to Admire”.

Eppure è proprio la seconda porzione del disco che riesce a promettere qualcosa di buono: il suono è senza compromessi, ma le idee non mancano, non per nulla è richiesta applicazione più rigorosa per poter entrare nelle spire di “Safe Without” o “Allo f the Ways”.
Carlos D., sacerdote delle linee di basso dei nostri, in compenso ha deciso di prenotare la fermata e abbandona la band. Il futuro è sempre più un punto di domanda per gli Interpol: attivare lo scambio e tornare a vagare nel mondo o chiedere l’abilitazione a linea circolare urbana?

Interpol

(Interpol)

Durata: 45 minuti
Da ascoltare: Success, Memory Serves, Lights, All of the Ways
Zavalutazione: ♥♥♥♥
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zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

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