Decine – 2010: Arcade Fire – The Suburbs

Per capire quanto sia riuscito il terzo album degli Arcade Fire è sufficiente scorrere mentalmente le uscite dell’anno, tante e spesso di qualità, nulla che però abbia impedito alla band canadese di portarsi a casa la palma di “miglior disco” secondo chi scrive. Un tempo, quando i dischi si vendevano e contavano qualcosa, il terzo era quello della conferma. Se era una conferma quella che veniva richiesta a Butler e soci, non è facile assicurare che sia arrivata.
La peculiarità più affascinante, rispettabile e “potente” degli Arcade Fire, è la capacità di astrarsi dal mondo discografico che gli si scatena attorno, prendersi due anni di tempo e tornare a far parlare la musica. Su un k-way grande quanto Montreal fanno scivolare spruzzi e scrosci di applausi e di critiche, di domande e di ciniche riflessioni della blogosfera e dell’isterico e inutile mondo del giornalismo musicale americano ed europeo targato internet. Fondamentalmente se ne sbattono, fino a quando nei negozi non compare “The Suburbs”: 60 minuti, 16 brani, il solito squarcio epico su di un mondo pitturato dalla voce di Régine e dei fratelli Butler, dalle parole di Win, dai suoni, dagli arrangiamenti e dai giochi circensi di una band che non può durare, non con questa efficacia cristallina ed epica. Pertanto godiamocela, finché c’è.

E in “The Suburbs” c’è per i sessanta minuti sopra accennati: c’è nella malinconica apertura che dà il titolo all’album, c’è nella trascinante potenza teen di “Ready to Start”, c’è nella disillusione di “Rococo”. C’è soprattutto nella potenza sognante e agrodolce della strepitosa “Suburban War”, nel sognante e straziante viale delle rimembranze di “We Used to Wait”, nei lustrini vendicativi di “Sprawl II”.
La cifra di “The Suburbs” è proprio nella sua maestosa voglia di mirare alla luna, tentando strade impervie e il cui panorama è meno facilmente intellegibile rispetto ad altri momenti (“Deep Blue”, “Wasted Hours”), ma che serve a segnare i picchi, gli abissi e i confini di una mappa sonora estesa, affascinante e brulicante di ricordi e voglie sopite, come quelle che ci si porta dietro dall’adolesceza.
“The Suburbs” è matematica resa amabile, un’equazione perfetta che palpita di emozioni. O, per dirla con le assai più convincenti parole di James C. Monger: “If nostalgia is just pain recalled, repaired, and resold, then ‘The Suburbs’ is its sales manual”.
In classifica:
Ottimo anno, questo 2010. Sul podio finiscono, a pari merito, i Baustelle de “I mistici dell’occidente” e i Gorillaz di “Plastic Beach“. Da citare per forza di cose anche il sorprendente manuale di potenza e spocchia di Kanye West (“My Beautiful Twisted Dark Fantasy“), la delicatezza refrigerata degli Xx (disco omonimo), il ritorno alla pienissima forma dei Chemical Brothers (“Further“) e soprattutto il mezzo miracolo lunare del Toniutti, che non solo riesce finalmente a buttare fuori un disco, ma ha pure il suo bel senso.
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments
Gli AF son qualcosa di unico. All’inizio, per un profano quale sono, è stato difficile assimilarli, ma ora li adoro anch’io…
Volevo segnalarti questo: http://soundcloud.com/jthunder/gorillaz-crystalised-the-xx-cover-jthunder-remix
ed anche questo: http://thefall.gorillaz.com/
Grazie, sia la cover degli Xx che il “nuovo” dei Gorillaz erano stati masticati e digeriti nelle settimane/nei giorni scorsi.
Sugli Arcade Fire: è gente che pretende di fare cose grosse, capisco che possano suonare pomposi o roba simile. Il mio approccio, ai tempi dell’uscita del singolo di “Wake Up” era tipo: “maddai, chi sono ‘sti tizi che rubano agli U2?”. Poi ho smesso di fare l’antipatico (solo nei loro confronti).
Gli Arcade praticamente li ho scoperti con il tuo blog ^__^”
La prima volta che ho sentito “Wake Up”, l’ho poi riascoltata infinite volte, fantastica…
Enrico Procopio approva.
Manda avanti la gente ora?
Ha fatto tutto di sua sponte, dev’essere che gli ho scassato i chitarrini con The Suburbs, e vieni al concerto eddai