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Arcadia: Mortal Kombat

Mortal Kombat: cialtronate yankee di un certo livello
Mortal Kombat: cialtronate yankee di un certo livello

C’è una sottile linea rossa che unisce Johnny Cage alla briscola a chiamata, le cosce di Sonya al pareggio di Marocchi all’ultimo minuto, i ghiaccioli di Sub Zero ai mottarelli del banco frigo: la sottile linea rossa è arancione, e a dirla tutta oggi come oggi non è nemanco più arancione. Semplicemente non è più. Ma nel 1992 l’arancione era il tema cromatico de L’Ottagono, bar di dimensioni piuttosto generose che ha rallegrato il pubblico vimodronese tra anni ’80 e ’90 (e anche prima, a occhio). Passavano le stagioni e lui, meglio di Oriali, stava sempre lì nel mezzo: nel mezzo del vialone centrale (50 metri di lunghezza per cinque di larghezza, occhio) del frizzante paesino alle periferie di Vimodrone.

1992 è anche l’anno in cui esplode in tutta la sua virulenza la febbre da picchiaduro uno-contro-uno e lo si scopre non tanto quando il mondo impazzisce dietro agli arti gommati di Dhalsim, quanto più quando ci si accorge che anche una scopiazzatura senza tanta anima come Mortal Kombat stava monopolizzando i pomeriggi, proprio lì all’Ottagono.
Creato, secondo i registri dell’epoca, da soli sette figuri in seno a Midway, Mortal Kombat era uno dei migliori imitatori del Re. Con un merito e svariati scivoloni, entrambi evidenti. Il merito era, naturalmente, quello di svecchiare l’impianto grafico e stilistico sfruttando una tecnologia che all’epoca aveva del miracoloso e che, tempo cinque/dieci anni, è stata sotterrata e dimenticata per sempre. Chiamatela come volete, per chi c’era in quegli anni si trattava semplicemente de “il gioco con gli omini veri”, o qualcosa di simile. Mica per nulla veniva più facilmente descritto ad amici ancora ignari della sua esistenza come “il seguito di Pit Fighter”.

Mortal Kombat era assai meno delizioso e giocosamente interessante di Street Fighter II, ma aveva sia questa roba degli attori digitalizzati e incastrati dietro il monitor che, soprattutto, le carriolate di violenza cretina. Ai tempi, peraltro, il concetto di mossa finale era piuttosto sconosciuto e quindi se si vuole dare un merito al lavoro di Ed Boon e John Tobias, allora che sia proprio questo: aver capito che chiudere col botto può essere una vera goduria.

Via S. Remigio a Vimodrone (oggi). Allora c'era L'Ottagono
Via S. Remigio a Vimodrone (oggi). Allora c'era L'Ottagono

Non si sa, invece, se L’Ottagono abbia chiuso col botto. Come tanti altri suoi colleghi a un certo punto ha smesso di esistere. O almeno questa è la sensazione che ne ha ricavato il sottoscritto passandoci di fronte e non trovandolo più. Se n’è andato lui col suo arancione, lui con le sue belle vetrate e il salone luminoso da bar “bene”, lui e la sua televisione appesa che ci giravano i video di Vasco Rossi (“Gli spari sopra”) e Michael Jackson (epoca “Dangerous”). Lui e l’altro coin-op di quegli anni, lo splendido Three Wonders di Capcom, che teoricamente doveva prendersi questo spazio… ma alla fine ha vinto Mortal Kombat perché sì.

La scheda come i siti in gamba:
Nome: Mortal Kombat
Etichetta: Midway
Anno: 1992
Sistema di controllo: Joystick + 5 pulsanti
Anche disponibile per: Megadrive, Super Nintendo, PC, Game Gear, Game Boy, Amiga (fermiamoci qui)

Un coin-op e un luogo: Arcadia è la collana di post geotaggati con la retropassione che fa tanto chic. Clicca qui per leggere gli altri “episodi”

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

dirkpitt78
Reply

Non amai tanto MK. Bassa fluidità, gioco noiosetto.
A parte le meravogliose “Come here!” Scorpion e la Fatality di SubZero.

Mi dispiace, ma continuavo a preferire SF2 in tutte le sue forme.

Ma poi uscì MK2. E tutto cambiò.

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