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Quando inizia a piacerti Facebook

Non sentitevi superiori a Facebook e al mondo. Ridete di_con loro!
Non sentitevi superiori a Facebook e al mondo. Ridete di_con loro!

Boris Yeltsin stava per salire al potere e io soggiornavo con curiosa placidità in un “Bagno” a Ceriale, provincia savonese, Liguria del mondo d’Italia. In spiaggia c’era Cuore, perché qualcuno aveva portato Cuore, il numero con il famoso elenco dei motivi per cui vale la pena vivere: in prima posizione quello che in molti ricordano e in pochi osano discutere. Ma oggi? Se oggi Cuore esistesse ancora e si trovasse nella poco invidiabile posizione di dover aggiornare la lista, difficilmente infilerebbe Facebook. E tutto sommato difficilmente lo farei pure io, però insomma… c’è un sacco di bello attorno e dentro al social network del giovane Zuckerqualcosa. Il fatto che un’ammissione simile arrivi da un irritante snob, con due borse di puzza sotto al naso e la perenne (e condannabile) sensazione di superiorità rispetto al resto dell’umanità, secondo me qualcosa può voler anche dire.
Cioé, di base vuol dire che se non ci andate secondo me vi perdete qualcosa. Poi vuole anche dire che, mettendo da parte il fastidio preconcetto e partitico per tutto ciò che è pop e accolto “dalla massa” (ohhhh!), ci si può gustare un gioco di quelli “aperti”, un free-roaming che Rockstar prende e può andare a a scaricare la frutta nel verziere, un sandbox di primissimo livello. E dove si mettono le piscinette con la sabbia se non alle scuole materne? Perché Facebook è proprio una ricchissima scuola materna.

Mark Zuckerberg
Mark Zuckerberg

Servirà pure una certa voglia di studiare il prossimo, ma passato lo scoglio emotivo e morale, ovvero messo da parte l’orgoglio snob, poi è un dolce naufragare nell’oceano di Facebook. Per gli orsi asociali, poi, il sociale via internet è una vittoria su tutti i fronti: risparmi i tempi obbligati e metti pure da parte una certa necessità di rispetto altrui che va, giocoforza, tirata in ballo nella vita reale. Definire Facebook (o qualsiasi rapporto interpersonale via Web) “sociale” è come sostenere che Max Pezzali sia un artista: formalmente puoi farlo, ma poi sono fatti tuoi.
Il “buono” di Facebook è il suo senso automatizzato e responsabilizzante (sedici punti!) della giustizia. Le famose cartine tornasole cui si fa sempre riferimento magari saranno pure esistite, ma sono ormai state staccate di svariate lunghezze dalla puntualità con cui la rete di conoscenze digitali del tuo profilo Facebook ti ricorda che, da qualche parte, a un certo punto, hai sbagliato qualcosa. Oppure che è tutto giusto così: se continui a leggere cazzate e banalità e inutilità e gente che clicca su “Incredibile! Guarda questa diciottenne che vive la sessualità con otto amici e due lontre!” e lo pubblica nel profilo perché non ha capito come funziona… allora vuol dire che te lo meriti. Che quella è la gente che conosci, o che hai deciso di “conoscere” su Facebook.

Come tante altre faccende di questa era 2.0 dell’internet, anche “il” social network moltiplica le possibilità, riduce gli spazi e lascia inalterati i tempi. Che si traduce con: con una valanga di persone interagisci per modo di dire, mezza parola, un link, due righe di chat. Però intanto sei lì e vedi. E se ti sei rotto anche di quelle due righe di chat, indovina un po’?, ecco che arriva la più scoppiettante e frizzantina delle vittorie di Facebook. Il pulsante “mi piace”.

Il pulsante “mi piace” è il trionfo del nulla, la trascinante potenza dell’acqua cheta, il polverizzante rock ribelle dei Negramaro: con “mi piace” non dici nulla, ma lo fai. E nessuno potrà dire altrimenti. Con il “mi piace” ti svuoti la coscienza nei confronti di tizia e caio che sostengono che non ti fai mai vivo, anche se in effetti non ti sei fatto vivo. Non hai proprio fatto nulla, hai solo cliccato su un pulsante e approvato il filmato della marmotta con la faccia di Ken Shiro che incarta la cioccolata.

Anche A Morandi piace Facebook!
Anche A Morandi piace Facebook!

Però l’idea che Facebook serva per studiare il prossimo e capire cosa succeda là fuori e come si muove una parte di mondo… quella è ancora tutta valida. Così com’è valida, da queste parti, la convinzione che sia uno strumento esemplare anche per rendersi conto di quanta sia la gente cui va benissimo vestire il solo ruolo di spettatore e quanta quella che preferisce invece agire in prima persona. Si tratterebbe di Web 2.0, come scritto più sopra, e quindi di risorse create e messe in condivisione dagli utenti, ma (almeno per quanto vedo nel flusso di notizie creato dalle circa 300 persone che compaiono nella mia “lista amici”) quelli che per sul serio vanno al di là del “mi piace” sono pochi. Gli altri guardano i bambini giocherellare nella piscinetta della sabbia. E anche questo è un brutto segnale.
C’è solo un caso in cui si rischia per davvero di non capire Facebook, ed è prendendolo sul serio. Credendo che possa realmente servire per sostituire un altro tipo di “connessione personale”, badando bene a non uscire mai dal seminato, gestendo col contagocce le “amicizie” strette, supponendo di ritrovare sullo schermo lo stesso Luca Bazzoloni che troveresti di fronte a una birra al pub o a una pizza. Soprattutto voi che siete spietati amanti dei videogiochi, cogliete il lato avventuroso e cretino di Facebook. Rovinare di prese per i fondelli quelli che provano a fare i seri sarà roba da achievement nella vita reale. Alla faccia degli snob e di quelli che manco “mi piace”.

E invece quante splendide pagine? Quanti gruppi figli del genio? Quanti filmati finti e quante petizioni e quante finte indignazioni fanno palpitare ogni giorno quello che è il proprio zoo personale? Una connessione internet senza Facebook, oggi, è come un computer senza connessione. Puoi farlo eh, ma vedi un po’ tu se ne vale la pena.

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

ferruccio
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E non solo. A parte i gruppi minchioni e le foto sceme, se penso a quanti siti nuovi ho conosciuto perché qualcuno ha condiviso un articolo, a quanti video musicali ho visto, quante notizie ho letto mi rendo conto che Facebook – a patto di avere i collegamenti giusti – è una specie di enorme feed RSS personalizzato. Già solo per questo Facebook rulla (senza nemmeno mettere in conto che grazie a Facebook mi sono tenuto in contatto con gente che poi mi ha fatto sapere che cercavano persone nella loro azienda facendomi così indirettamente trovare lavoro)

A snobbare Facebook o Twitter si finisce per sembrare quelli che snobbano il telefono.

zave
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Bravo Ferruccio, vorrei cliccare su “mi piace”, dannato blog.

zave
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Allora mi confondo con la seconda?

Andrea Della Calce Maucieri
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Ce l’ho qui alle mie spalle un’intera raccolta delle prime 365 pagine di Cuore, ma se mi giro c’è il rischio che qualcuno tenti di incularmi via monitor.

zave
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Non indaghiamo.

Marco Calcaterra
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Però a volte Facebook sa intristirti. Come quando ti rendi conto che i tuoi amici sono tutti gente qualsiasi e non persone che hanno contribuito a rendere grande il nostro paese come, che so, Raoul Carbone. :(

happydeadboy
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Ma quindi vuoi dire che devo farmi anche io il feisbuc? Proprio io che l’ho sempre snobbato?

Victor Sagat
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Prima muoio e poi mi iscrivo a facebook. Sarò troppo snob ma i social (per giunta quello!) proprio non mi attirano.

Sono nerd nel mio mondo hardcore inside.

zave
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Ahhh, peccato. Il pregiudizio è l’anticamera del giudizio, sapetelo!

Victor Sagat
Reply

Gentile Mattia,

ho letto il tuo post con interesse, davvero molto bello e molto ben scritto, come di tuo solito.

Il pregiudizio è formalmente inteso come un giudizio prematuro e/o superficiale. Ed è esattamente quello che traspare dalla mia frase detta in quel modo: ho avuto a che fare con facebook da parte di terzi (leggasi sorella e amici), trovo che sia fondamentalmente una perdita di tempo.

Mi spiego meglio, facebook ha un enorme potenziale comunicativo ed è giusta, anche se non univoca, la definizione di ferruccio “RSS personalizzato”; ma come saprai, sono gli usi che definiscono un oggetto (virtuale o reale che sia), e tra gruppi di scalmanati, seriosi, solidali, inutili, ferraginosi e poi giochi, ragazza col fischione nel deretano che conserva gelosamente il residuo (non scherzo!) ecc ecc.. onsetamente, si belli, simpatici, divertenti, taluni anche molto utili, veri e significativi…

Ma… nell’epoca della tecnologia improntata sulla comunicazione, e in internet soprattutto, ci vengono offerte tante alternative, più o meno valide… che personalmente posso dire di non esser d’accordo con l’ultimo periodo del tuo post. Ma il mio è e rimane un pensiero personale.

Con rinnovata stima,

Cristian.

zave

Ohé, ma la mia frase sul pregiudizio era una cretinata. O una battuta brutta, vedi tu.

Ualone
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1. Mi piace.
2. Non me l’aspettavo!
3. Mi piace veramente.

Condivido (altro verbo in tema) molto di quanto hai scritto, tendenzialmente forse tutto.
Veramente non me l’aspettavo, comunque, chi ti ha detto di scrivere questo pezzo? So per certo di non essere stato io.

P.S. Ottimo anche il fatto di aver messo Disqus sul blog.

Zave
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Tanti anni di vicinanza hanno lasciato scorie. E non hai ancora letto quello su Twitter (anche perché non c’è, mica per altro).

Marco Munari
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Bello scritto, soprattutto il passaggio su Max Pezzali.
Io però Facebook lo sto usando sempre meno, principalmente per usare la funzione “places” quando vado al supermercato, perchè magari a qualcuno passa per la capa di raggiungermi. E per le foto, che a veder bene sono l’unica altra roba interessante.

Ma è un caso che sia apparso il pulsante “Mi piace”?

Zave
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La roba del “qualcuno mi raggiunge al supermercato” è molto inquietante, altro che Facebook.

Dario S
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Bel post, solidarietà per gli amici che scopri “digitalmente incapaci”, ho provato veri momenti di sconforto, penso di capirti.

ps: stavo provando a commentare loggando tramite facebook, mi da questo errore: “An error occurred with DISQUS Comments [zaves]. Please try again later.”

Zave
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Grazie per la segnalazione, ho controllato e teoricamente è tutto a posto con le API di Facebook. Ho provato a “rinnovare” il tutto, vediamo se funge.

Surgo

Fungia!

Ualone

Di minchia!

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