Un Pilotwings Resort dietro il bancone

C’è una canzone dei Pearl Jam, una celebre canzone dei Pearl Jam: “Elderly Woman Behind a Counter in a Small Town”. Così, con tutte le maiuscole, perché gli angolofoni scrivono così. Dice, tra l’altro: “I seem to recognize your face / haunting, familiar, yet i can’t seem to place it“, e se prendete una di quelle vecchie macchinette per l’etichette, stampate la frase e l’appiccicate sulla confezione di Pilotwings Resort, nessuno vi potrà davvero biasimare. Dopo tutto sono passati quindici anni dal capitolo precedente di quella che era, ed è appena tornata a essere, una serie. Nata nel 1991, quando il Natale da festeggiare era quello del Super Nintendo. Allora, vent’anni fa, Pilotwings serviva per mettere alla frusta le capacità uniche della console a 16 bit, garantite dal suo effetto Mode-7. Oggi c’è da provare al mondo che il 3D permesso dallo schermo superiore del nuovo Nintendo 3DS ha davvero senso, può servire per approfondire (in senso letterale e meno letterale) l’esperienza di gioco.
Eppure Pilotwings Resort è Pilotwings e non è Pilotwings. Come la vecchia signora dietro al bancone, anche chi ha tra le mani il 3DS e ha avuto, nei secoli che furono, il controller del Super Nintendo e del Nintendo 64, faticherà a ritrovare in questa edizione i tratti somatici del vecchio Pilotwings. Come allora, anche oggi si tratta di intraprendere prove di volo di triplice natura: aereo, deltaplano, jet pack. Ma tutto attorno il mondo è cambiato.
Come comunica sinceramente il titolo del gioco, l’ambiente in cui prendono vita le prove è quello creato poco meno di due anni fa in occasione del lancio di Wii Sports Resort. Un atollo verde e rigoglioso, in mezzo a un blu oltremare. Nintendo fa bene a provarci: creare un piccolo universo da riutilizzare a proprio piacimento è utile, veloce, comodo e “rischia” di instillare nel giocatore un certo senso di conforto, rassicurandolo. Forse… perché l’altra metà della medaglia parla di “dejà vu”, di giù visto e forse, un po’, anche di noia.
Per sua fortuna Pilotwings Resort è un bel videogioco, perché funziona bene e il 3D incanta a sufficienza per credere che davvero possa avere un senso. Qualcuno troverà l’effetto fin troppo marcato, qualcun altro no.
Come i migliori titoli della casa di Kyoto, anche Pilotwings Resort ha nella misura il suo pregio maggiore: riesce a dimostrarsi sufficientemente esigente per soddisfare il giocatore e abbastanza “leggero” per non scadere presto e inutilmente nella frustrazione. Se si vuole giocare solo per godersi le bellezze di un motore grafico che qua e là qualcosa perde in fluidità (raramente), ma che comunque assicura dei panorami gustosi, allora è possibile farlo. Se si vuole sputare sangue per raggranellare le tre stelline circondate di rosso che comprovano l’appartenenza a una razza superiore di Piloti Virtuali, lo si può fare… imparando, obbligatoriamente, a gestire alla perfezione tre differenti modelli fisici per altrettanti mezzi volanti. Per tacer delle tre varianti SuperSimpatia (il deltaplano a pedali, il super jet pack e l’aereo supersonico).
“I swear i recognize your breath / memories like fingerprints are slowly raising“: del vecchio Pilotwings, in questo Resort, c’è l’idea di fondo di volare liberi come Amanda e nel blu come Modugno, ma poco altro. Non che forse ci fosse davvero altro… ho provato a tirare fuori il Nintendo 64, con Pilotwings 64, ma nel trasloco un qualche cavo dell’alimentazione s’è disperso e a metà della vicenda devo essermi fatto distrarre ancora una volta da una replica di “Ma come ti vesti?!”. Quel che lascia un po’ l’amaro in bocca, forse in via preventiva più che attuale, è che Nintendo abbia infilato un gioco “vero” nel suo ambiente da “gioco Wii”. L’ambiente dei Mii, dell’isola, dei fatti semplici per gente semplice, che va anche bene ma… ma finora i giochi “antichi” (le saghe, i Mario, gli Zelda, etc.) erano rimasti lontani dallo stile e dal colore delle nuove produzioni “per tutti” di Nintendo. Con Pilotwings si iniziano a mischiare le carte. Certo, sempre che qualcuno si ricordasse quale fosse il sapore del vecchio Pilotwings, che tutto sommato era già bello asettico di suo.
“I just want to scream… hello!“, che poi è quello che non si può fare in Pilotwings Resort ed è la colpa che nessuno può prendersi al posto di Nintendo. Come è ormai triste tradizione, anche Resort si rifiuta di credere che ci sia un mondo là fuori, rimanendo del tutto scollegato dalle eventuali risorse che la connessione in rete di una console permetterebbe. Come il suo giovane genitore (Wii Sports Resort), anche lui nega ogni confronto dei risultati ottenuti con quelli portati a casa dai propri amici. Di gioco online, poi, nemmeno a parlarne. Di condivisione delle immagini in 3D scattate all’interno delle missioni, proprio non ne vogliamo neanche discutere. E andiamo avanti così.
Nome: Pilotwings Resort
Di: Nintendo
Console, anno: Nintendo 3DS, 2011
Voto: 7.5/10
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.


Comments
Ecco, se non altro Jeremy non aveva il 3DS.