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Arcade Fire all’Arena: imperfetti

Secondo concerto milanese nella carriera degli Arcade Fire
Secondo concerto milanese nella carriera degli Arcade Fire

Perdonateli, perché non sanno quello che fanno. Pagateli, finché non sanno quello che fanno. A un anno di distanza gli Arcade Fire tornano in Italia ed è tutto diverso ed è tutto uguale: il team dei Butler si cala nell’estate milanese con un curriculum diverso, l’assegnazione del Grammy invernale quale miglior band dell’anno ha dato nuovo slancio alla squadra degli Arcade Fire, che ha colto l’occasione per ripubblicare “The Suburbs” (succede in questi giorni) e allungare la collana di concerti che sta registrando successi e svenimenti di gruppo fin dalla scorsa estate. Quelli sul palco, però, sono esattamente gli stessi, fanno il loro mestiere senza che l’apprezzamento globale e incondizionato di pressoché chiunque abbia intaccato il modo di fare della band e alterato gli equilibri di cristallo che, per forza di cose, tengono in piedi la numerosa famiglia meticcia.

LA SCALETTA

  1. Ready to Start
  2. Keep the Car Running
  3. No Cars Go
  4. Haïti
  5. My Body Is a Cage
  6. Crown of Love
  7. The Suburbs
  8. The Suburbs (Continued)
  9. Month of May
  10. Rococo
  11. Intervention
  12. Neighborhood #1 (Tunnels)
  13. We Used to Wait
  14. Neighborhood #3 (Power Out)
  15. Rebellion (Lies)
  16. Wake Up
  17. Sprawl II (Mountains Beyond Mountains)

Finché rimarrà questa la situazione, ci sarà solo di che ringraziare la generosa divinità del rock’n roll (si può ancora scrivere?) che ha tramutato non solo in realtà, ma anche in eclatante popolarità le idee e i suoni degli Arcade Fire. Se etichette, discografici e artisti stanno spendendo questi ultimi anni a chiedersi “how to stay relevant“, gli Arcade Fire (come pochi altri) possono evitarsi la palla al piede, semplicemente adempiendo al ruolo. Nell’ora e quarantacinque minuti che totalizzano sul palco di un’Arena Civica di Milano bella, emozionata e accarezzata da un insperato venticello, Win e gli altri si godono il momento senza pensarci. Come “The Suburbs” è il perfetto terzo disco che non perde tempo a chiedersi cosa il mondo si aspettasse dalla sua pubblicazione, così gli Arcade Fire sul palco sembrano vivere ed esibirsi protetti da una bolla che li ripresenta a Milano in maniera sostanzialmente invariata rispetto a quel piccolo ma trascinante concerto del 2005 al fu-Transilvania Live. Non cambia nulla, eppure oggi gli autori di “Ready to Start” (pezzo che apre lo show) sono dei giganti: dei colossi dai piedi agilissimi, ancora incapaci di arrendersi all’idea di band da stadio. Si portano dietro uno spettacolo inadatto a quella che è la loro supposta dimensione. Fortunatamente.

“Keep the Car Running” e “No Cars Go” seguono senza grandi pause in una scaletta che non si adegua a nessun pacchetto preconfezionato “concertone grosso con inizio facile, pausa in mezzo e finale esplosivo”. Viola, molteplici tastiere, doppie percussioni, tamburoni, tamburelli, megafoni e quant’altro renda selvaggiamente naif un concerto degli Arcade Fire continuano a zompappàre sul palco, assieme a una band che non fa calcoli, non pensa a nulla, si getta solo anima, corpo, sudore e camicia nella riproposizione del proprio miglior repertorio, con pezzi pescati egualmente dai tre album. Con il pubblico in allegro visibilio che non vede l’ora di intonare qualche “Oooh” (a questo proposito: “No Cars Go” è la “Play for Today” degli anni 2000, ufficiale), che perdona un paio di livelli discutibili delle chitarre (in “Rococo”, più che altro), che assiste entusiasta all’arrampicata finale sulla struttura dedicata alle luci che il capellone-biondo-con-tamburo affronta per salutare, picchiando la pelle, il mare di teste che si ritrova ai piedi.

Quando forse il pessimismo cosmico sarà ascoltato e gli Arcade Fire si renderanno davvero conto di essere quel che sono, la band e il concerto e il momento in cui esserci per forza di cose (be here now, no?), forse qualcosa si incrinerà. Finché riusciranno a rimanere così imperfetti, però, potremo continuare a goderci la magia, che è quanto si chiede alla musica.

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zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

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