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Shadows of the Damned, col misurino

Demoni sbavosi, accento ispanico, battute falliche, ma poteva andare peggio (cioè meglio)
Demoni sbavosi, accento ispanico, battute falliche, ma poteva andare peggio (cioè meglio)

Gli ultimi dieci minuti di Shadows of the Damned sono una vera goduria, peccato siano gli ultimi. Uno scontro con un boss degno di questo nome, capace di offrire una sfida impegnativa (certamente più dei suoi colleghi che lo hanno preceduto) e intelligente… seguito da un bel racconto di chiusura di una vicenda altrimenti piuttosto stantia (il solito sequestro di persona e vendetta a seguire) e chiosato da un “credits roll” in pienissimo stile Grasshopper.
Ecco, quello che dispiace di Shadows of the Damned, volendo, è la sua misura, la sua precisione, la sua voglia di non uscire troppo dal seminato o da ciò che è prevedibile e accettato. Insomma, alla creatura voluta da Goichi Suda e accudita da Shinji Mikami, manca il gusto che il talentuoso Suda ha saputo imporre in particolar modo a killer7 e No More Heroes. Shadows of the Damned è, d’altronde, un titolo pensato e distribuito con propositi evidentemente differenti da quelli dei giochi sopra citati: con Electronic Arts e l’Unreal Engine 3 alle spalle, Shadows of the Damned è l’occasione per Suda e Grasshopper di giocare a fianco dei grandi attori del mercato. Quindi qualche linguaccia va bene, ma meglio evitare di vomitare sul carrello dei dolci.

LA PAGELLA

SHADOWS OF THE DAMNED
Di: Grasshopper
Anno: 2011
Formato: Xbox 360
Voto: 8/10

La sensazione generale che lasciano i cinque atti in cui è suddiviso Shadows of the Damned è, in effetti, quella più tipica di un compito portato a termine con una certa dedizione. Molto mestiere, molta buona volontà, ma non tantissime le idee e meno galvanizzante e presente quel tratto unico di Suda, capace di miscelare il mondo pop e l’attualità più o meno seriosa con il variegato mondo dei videogiochi. Chiamatela triste adolescenza avanzata dai tempi d’oro, ma “How soon is now” marchiato su di un muro è un momento raro e luminoso nella mia carriera di videogiocatore. Il riferimento è a killer7.

Shadows the Damned si lascia giocare, invece, con sufficiente gioia e morbidezza, ma senza mai uscire troppo dal seminato. Il sistema di gioco richiama alla mente Resident Evil 4, di cui sembra una versione velocizzata e (suo malgrado) meno epica. L’immaginario è interessante, ma ben lontano dalla malattia e dal fascino del gioco di Harman Smiths e, forse, anche della Santa Destroy e dei killer di No More Heroes. D’altronde sono stati in troppi a giocherellare con il mondo di demoni e belle bionde, riuscire a dare al tutto un taglio inedito e inebriante non è compito facile.

Alcune sezioni alternative spezzano il ritmo nella seconda metà del gioco
Alcune sezioni alternative spezzano il ritmo nella seconda metà del gioco

Il team giapponese di Grasshopper, diretto dal “nostro” Massimo Guarini, ha però avuto il merito di riuscire a imbastire un discorso che tiene bene dall’inizio alla fine. Mancano i frizzi e i super lazzi, di picchi non ce ne sono molti insomma, ma la media qualitativa è più che buona. E se anche è un peccato non riuscire mai per davvero a godere di quella bella sensazione di progressione ed espansione tipica delle migliori avventure, è anche vero che ci si diverte sempre. Sparare è divertente, le armi sono sufficientemente interessanti e il ritmo di gioco azzeccato: Shadows of the Damned è uno dei pochi giochi dei nostri tempi a ricordarsi quanto possa aiutare piazzare qua e là un bel “mostrine di fine livello”. Aiuta a scandire i tempi, crea delle ondate di frenesia e dei momenti di goduriosa pausa (una volta ucciso il bestio) che rendono meno piatta l’esperienza di gioco.

Peccato, però, che il livello di difficoltà sia tutt’altro che irresistibile e per i giocatori meno smaliziati si riveli piuttosto generoso e raramente appagante quanto può essere uno scontro difficile ma mai frustrante. Più difficile venire a patti con un level design che predilige spazi ristretti e mappe piuttosto contenute come dimensioni: si ha la sensazione che manchi sempre quel passo in più che potrebbe rendere, da un momento all’altro, Shadows of the Damned un gioco epico.

La fase "big boner" di Shadows of the Damned è ridicola ma anche troppo lunga
La fase "big boner" di Shadows of the Damned è ridicola ma anche troppo lunga

Ecco, è questo che condanna Shadows of the Damned a essere “solo” un buon gioco: la mancanza di reali aspirazioni da primo della classe. Tutto funziona bene, senza mai provare a spingersi più in là del previsto. Tutto è bellino da vedere, senza mai raggiungere i picchi del genere. Tutto è sufficientemente caratterizzato, senza mai riuscire a dire qualcosa di davvero nuovo. E quindi si corre e si spara a un sacco di gente, si giocherella con un sistema di luce/oscurità che Alan Wake si sogna, si bucano un sacco di demoni, si espandono le tre armi (pistola, fucile e mitragliatore) e… e ci si gode un po’ di minchioneria tipica di Grasshopper. Poco poco, piano piano.

Altre letture:

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

BrunoB
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Insomma a quanto varrebbe la pena comprarlo? 20 euri? 40? 10? prezzo pieno?

zave
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Per quanto mi riguarda si può tranquillamente comprare a prezzo pieno ed è un ottimo acquisto a 20 Euro. Però ho seriamente dei grossi problemi con il valutare i giochi e il valore in Euro e le app da 0,99 e i giochi da 80 Euro e via andando.

happydeadboy
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Ho adorato No More Heroes, ma questo a guardarlo da fuori mi dice davvero poco.. poi il fatto che si giochi come RE4 mi fa passare proprio la voglia. Quel sistema di gioco per me ha senso solo con un telecomando Wii in mano.. e qua ovviamente il Move non è supportato. Vabbè.

zave
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Ma no che vuol dire… è uno sparafatti in terza persona come altri mille sotto quel punto di vista. E Resident Evil 4 era da sedici_su_dieci su Gamecube, pure senza telecomando Wii.

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