Povera Serie A
Ah, il grande calcio, quello vero. Quello che un tempo avevamo anche noi, bel popolo del Bel Paese. Quello che, tra scandali, pressione fiscali e vivai morenti, ha abdicato e lasciato ad altri il trono di “campionato più bello del mondo”. Dannazione, quanti rimorsi, quanta malinconia nel vedere gli altri giocare e noi fermi. Ma soprattutto quale sensazione di fallimento nello scoprire un campionato di basso livello, rispetto a quello inglese, soprattutto a quello spagnolo. Vero no? Lo dicono tutti, lo scrivono tutti: ma quant’è bella la Premier League, ma che spettacolo la Liga. Ultima giornata inglese, prima spagnola, risultati: il Manchester United ne fa otto (8) all’Arsenal, il City ne piazza 5, il Real ne deposita 6 alle spalle dell’estremo difensore avversario, il Barcellona a metà partita è già a quattro e la voglia di cambiare canale, a quel punto, è diventata irresistibile.
Bei campionati, splendidi, spettacolari, frenetici, emozionanti… quando a incontrarsi sono Real e Barça da una parte, i Manchester e il Chelsea (forse un po’ di Liverpool) dall’altra. Non sono bei campionati, sono squadroni in mezzo a un deserto dei Tartari. Titoloni sui giornali: come non eccitarsi per risultati così eclatanti? Presto detto: ricordandosi che un campionato non è una Coppa a eliminazione diretta, per esempio. E tra un clasico e l’altro, ci sono 35 partite di grande nulla. Ah, ma come giocano questi…
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments
Lo penso da una vita. Non lo dire però al primo Marianella che incontri per strada. Quelli che si arrapano solo se un gol lo segna uno nato in una campagna del Sticazzister.
Marianella domenica non sapeva se spogliarsi in diretta e rovinare Marchegiani o deprimersi al duemillesimo gol preso come una quaglia dal neo portiere del suo Arsenal. Momenti poetici.