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Tonno rischiato fa molto fine

Oltre tredici milioni di incasso. Fuori almeno uno stronzo che l'ha visto al cinema
Oltre tredici milioni di incasso. Fuori almeno uno stronzo che l'ha visto al cinema

Al minuto cinque di “Maschi contro Femmine” (non chiedete) compare un ufficio di “Impresa Semplice”, con generose inquadrature di loghi Telecom. E non se ne esce più. Le pareti mobili grigio, bianche e rosse, unitamente alle citazioni da parte dei protagonisti di iniziative commerciali della stessa natura, ammorbano ancora al minuto diciotto, ventisei, sessantacinque, novanta e centotre. Me li sono segnati tutti, perché stilare un bell’elenco di ignobile product placement all’italiana è ormai una prassi quando messi di fronte alla solita, deprimentissima e violenta, commedia del cazzo.

Vaporidis prima o poi dovrà trovarsi un lavoro, lo giuro
Vaporidis prima o poi dovrà trovarsi un lavoro, lo giuro

“Maschi contro Femmine”, per cui il regista Fausto Brizzi ha vinto al Festival di Venezia 2011 il premio come miglior regia votato dal pubblico di Kineo Diamanti (non so cosa sia, nessuno sa cosa sia, si suppone abbia a che fare con magheggi, altri product placement, tristezze di secondo grado e fame nel mondo), è la solita paccottiglia tricolore a episodi, con i sei protagonisti che si intrecciano nelle loro vicende di mediocre squallore. E non, bada ben bada ben, quel mediocre squallore vero e puzzone che, per dirne una, rese immortale il ragioner Fantozzi (prima che Villaggio pasteggiasse con le interiora dello stesso). No no, proprio le cazzate atomiche che poi, vai a sapere come mai, la gente si ingoia gioiosa al cinema. Perché stare a casa è da sfigati. “Cosa avete fatto ieri sera?”, chiede la moglie del commercialista a quella dell’impiegato di banca, “siamo andati al cinema”. Perché fa subito “mica siamo dei cialtroni che passano le ore sul divano con lui che spizza le tette alla D’Amico”, no, loro vanno al cinema. A vedersi queste boiate immorali e diseducative.

Non è questa la scena in cui la Cortellesi canta, non ancora
Non è questa la scena in cui la Cortellesi canta, non ancora

Perché sì, per quanto faccia subito vecchio definire una qualsiasi faccenda “immorale”, è impossibile trattenersi, dopo i centodieci minuti di delirio cinematografico imbastiti dal Brizzi di cui sopra. Prendete Fabio De Luigi, per dirne uno: lui, che pare nato per le pubblicità del Dixan (e nient’altro), in queste nuove/vecchie commedie ci sta benissimo. In questo caso è Walter, allenatore di una squadra femminile di “Serie A” di pallavolo con l’usanza di parcheggiarsi negli spogliatoi della squadra mentre le venti stangone dalle tette esplosive e la depilazione curatissima si massaggiano a vicenda e si offrono senza problema alcuno agli occhi dell’omino. Finisce così che piglia la meno figa di tutte, peraltro cagna da star male in veste di attrice (Giorgia Wurth, il nome ricorda i bei salsicciotti wursteloni, un destino scolpito all’anagrafe insomma), si fa la sua bella storia di corna e poi… poi la crisi con la moglie che lo scopre e il riappacificamento dopo sette-minuti-sette. Tutti e due seduti a guardare le (madonnasanta) foto del matrimonio nell’albumone di tre metri per due. E via che non è un problema se ti sbatti la tizia, dai, su, sono maschi! Che ci volete fare?

Una delle rarissime inquadrature in cui le tette vengono "oscurate"
Una delle rarissime inquadrature in cui le tette vengono "oscurate"

In un film che vomita luoghi comuni come nemmeno “Mangia prega ama” era riuscito a fare (ma al pari di una mezza quintalata di “colleghi” italiani), c’è ovviamente la Littizzetto, che con le sue minchionate tra maschi e femmine c’ha costruito un impero di fastidio. Come tanti altri mezzi comici assai poco dotati. A proposito di puttanatone un tanto al chilo: bisogna aspettare solo 21 minuti per l’immancabile “…e ricordati: alle donne piacciono gli stronzi”. Sette minuti più tardi arriva la scena in cui il maschione trombatutto, al cospetto della russa Svetlana (giuro, neanche ci provano), non riesce a esprimere il suo potenziale virile. Seguono tot battute che possono o non possono aver incluso: “duro”, “tieni duro”, “tira su”, “marmoreo”, “come Titti e Silvestro quella notte che faceva caldo” e “suflone a ventaglio”. Altri dieci minuti ed è la volta di “voi donne siete superficiali”, pareggiato sessanta secondi più in là dalla Cortellesi che canta. Perché c’è la Cortellesi, che sappiamo tutti che canta bene e allora che fai, non la fai cantare? La fai cantare.

Quel matto di un De Luigi, così sornione che se le spreca tutte!
Quel matto di un De Luigi, così sornione che se le spreca tutte!

Un istante di luce in mezzo al buio quando compare Martellone (non ricordo il nome, fa anche il regista ok, ma chissenefrega ora). Martellone fa Martellone e nonostante nelle sue due scene non riesca a infilarci un “bucio di culo”, siamo lì. Niente a che vedere con la riproposizione numero duecentotrenta (quest’anno) della scenetta in cui tizio (Vaporidis, quell’infame chiavica di Vaporidis) si ritrova suo malgrado in una spiaggia nudisti, vestito. Uno dei nudisti ovviamente si lamenta della mancanza di decenza e di rispetto di Nicolas. E qui è facile immaginare il cinema che se ne viene giù dalle risate e Scorsese, in un angolo, che prende appunti. Bella Martin, sei troppo una favacotta, impara ‘sti due trucchi del mestiere che magari porti a casa pure il filmetto natalizio che ci stai per propinare.
Quando, minuto 80, due maschi a caso esplodono in un “sono cazzi!” all’unisono, sai che le hai viste quasi tutte, quelle che già sapevi che avresti visto. Tra cui, e torniamo al product placement: Intimissimi (minuto 5 e un tot di altre volte), Feltrinelli e Giochi Preziosi (8′), Schweppes (15′ e non solo), Peroni coperta con una mano per mancanza di soldo elargito (26′), Nutella (30′), Sky Sport 2 (38′), Gazzetta dello Sport inquadrata totalmente aggratise (54′), Corsica Ferries (60′ e 62′), Slam (62′), Mikasa e Quechua (65′ e oltre).

Secondo loro è il Mar Ligure, in realtà è una piscina a Vaprio d'Agogna
Secondo loro è il Mar Ligure, in realtà è una piscina a Vaprio d'Agogna

“Maschi contro Femmine”, che ha avuto l’ardire di partorire una sorta di spin-off dall’ambizioso titolo di “Femmine contro Maschi”, regala peraltro la visione frequente di: bambino con faccia da mostro sasso di Fantaghirò (come segnalato dalla padrona di casa), Solfrizzi l’Inutile con basetta, Bisio che fa un bancomat con i baffi, Nancy Brilly che sbadiglia in un angolo e due quintali di tette e qualche interno coscia con spacco femmineo.

Quando credi di averla portata a casa, mentre digerisci a pugni nello stomaco Preziosi che mostra una collezione di tanga sbollettati (copyright Santilli), ecco la Summon finale che spazza via tutto, poi è solo fallout: gente che “parla” sott’acqua con i baloon e il Comic Sans. Solo per risalire e venire incastonata in un green screen la cui posproduzione ha richiesto undici secondi, inclusi quelli che servivano per grattarsi il sedere prima di cliccare su “smarmella a cazzo”. Che ci sta come il cacio sul branzino quando Vaporidis eiacula la frase che dà il titolo a questo post. Cosa volesse in realtà dire, è questione aperta.

Questo film è stato realizzato anche grazie ai finanziamenti della regione Piemonte. Godetene tutti.

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

Marco Auletta
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insomma non ti è piaciuto? non si capisce.

asilo!
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“Scorsese, in un angolo, che prende appunti”
Quell’ironia che mi fa ridere veramente. Bravo!
Anche quando parli dei finanziamenti a suon di gianduiotti vero???(purtroppo so che è così. E sull’argomento sentire il Signor Maurizio Nichetti)

zave
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Invitalo alla lettura, il Nichetti. Che quando l’ho visto in “Somewhere” per poco non mi prende una sincope.

MA: sì, il film non è male.

asilo!

Tutto il mio apprezzamento al Nic, per il suo lavoro, oltre che per il fatto di essere contro i finanziamenti mucciniani ai film. Poi se somewhere non è over the rainbow non ne so nulla. Adesso mi informo.

zave

L’ultimo film della Sofia Coppola. Che a me è piaciuto un bel po’, tanto per cambiare.

lou

il film è l’ennesima inutile idiozia fatta passare per commedia brillante che rende onore alla comicità italiana.
non vale neanche la regola del “è un filmettino carino senza troppe pretese, giusto per passare un paio d’ore in leggerezza”: è penoso per quanto sia mal scritto/girato/interpretato.

zave

Insomma, a lei è piaciuto.
E questo è il coso sasso:

BrunoB
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yeaaahhh!

Dr.Manhattan
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Un anno fa sono andato a vedere l’anteprima di un film dimmerda. Il protagonista, se per protagonista vogliamo intendere chi si prende il maggior numero di primi piani in tutta la pellicola, era una lattina di energy drink.
Alla fine intervisto il regista. La prima domanda è su quella lattina. Alza gli occhi al cielo e mi spiega che certe cose, almeno, in America le fanno molto meglio.
Detto questo, Fausto Brizzi è il nuovo fratellivanzina. Tutti e due riassunti in un uomo solo.

zave
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Però dei Vanzina non ha l’onestà intellettuale di metterci le scoregge, se vogliamo dirla tutta (qui non è il paradiso).

Surgo
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Grazie per l’avvertimento, se non mi si fosse brasato il decoder rischiavo forte di vederlo. Perdendomi la puntata di Jersey Shore nuova, tra l’altro.
Che ho perso lo stesso e vabbè.

L’unica cosa scritta nel tuo post che non mi convince è:
“Gazzetta dello Sport inquadrata totalmente aggratise (54′)”.

Dici?

Dimostrerebbe un trattamento di favore piuttosto scorreto verso tutti gli altri inserzionisti che invece e puranco magari le mani in tasca le hanno messe sul serio. Mi parebbe strano e poco carino, ecco.

zave
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Non ho capito. E forse mi sono spiegato a cazzimma: Gazzetta e tutti gli altri han pagato (come al solito in coda ai titoli di, ehr, coda, era pieno di loghi, non li ho controllati tutti ma vado sulla fiducia). La Gazzetta, però, che è quasi monopolista nell’ambito dei quotidiani sportivi, poteva tranquillamente essere inquadrata in un ambito credibile a caso (caffé al bar, edicola la mattina, etc.) senza apparire non dico sospetta (perché i soldi son passati di mano ufficialmente, appunto), ma meno idiota. Insomma, era per sottolineare come fosse atroce il posizionamento della Gazza.

Enrico Procopio

Minchia vecio, sei troppo rincoglionito!

Surgo
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That’s the joke.jpg

zave
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Ci sono arrivato solo ora che era tutto per “aggratise”. Dopo enne ore di riletture. Dannata prima moneta di Zelda.

Caterina
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Ti dico, premi del pubblico che cambiano all’ultimo minuto (soprattutto per film made in Italy) non sono roba da tutti i giorni. Ma lì succede. Ci ho avuto a che fare “indirettamente” e ti dico che “sì, anche questo può succedere al famosissimo festival di venezia”, e mi è venuta una lacrimuccia di grande amarezza. Però, quando “sai”, non ti sorprendi più. Ma poi, siamo a Venezia, in Italia…mica a Holliwood! E dopo che ti dico questa, te torni coi piedi nella realtà e sai già come funziona, non mi va di fare la prolissa.
Sostanzialmente è tutta una messa in scena. Quel festival sì che è un vero spettacolo, pieno di mascheroni che coprono bene bene chi ci sta dietro.

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