Arcadia: Dark Seal

Genere: gioco coi draghi e le armature. Perché a voler essere più precisi, ci si infila in un discorso sui sistemi massimi dei videogiochi che è quanto di più noioso possa esistere dopo le menate dei benpensanti sull’arte intrinseca ed estrinseca di Ico. O cose simili, insomma. Dark Seal aveva, probabilmente, qualcosa del plat’em up tanto caro alla scuola Ualoniana, che vede in Ghosts’n Goblins il plat’em up primigenio: ci si muove, si salta, si corre e si affrontano i nemici da distanza. In Dark Seal (Data East, 1990) non si salta e si corre pochino, nel frattempo la visuale è quella in voga quando i motori 3D erano ancora lungi dal diventare un passatempo quotidiano: isometrica, quindi. O “a volo d’uccello”, o altra espressione equivalente. Dire, quindi, che Dark Seal fosse un plat’em up è più che un’imprecisione, si avvicina quasi alla cazzatona, però i quattro eroi che si muovono attraverso i suoi mondi diabolicamente infestati (il ninja, il cavaliere, la maga porca e il bardo che canta le canzoni di Prince) si guardano bene dall’attaccare le mefistofeliche creature a meno di un paio di metri di distanza.

LA SCHEDA
Nome: Dark Seal/Gate of Doom
Etichetta: Data East/Nihon Bussan
Anno: 1990
Sistema di controllo: Joystick + 2 pulsanti
Anche disponibile per: nada di nulla.
Comunque lo si voglia definire, il problema di ritrovarsi tra un’ora qui qualche fan della primissima ora di Dark Seal, col suo bel sacchettino di puntini per le “i” da distillare nei commenti, è altamente improbabile. Perché Dark Seal non se l’è giocato nessuno, secondo un’indagine accuratamente condotta dall’esperienza personale del sottoscritto in questi venti anni che ci separano dalla sua scarsa distribuzione in pochi bar/sale giochi tricolori. Magari qualcun’altro, della famiglia dei pochi che lo hanno avvicinato, se lo ricorda più facilmente come Gate of Doom. Magari, qualcun’altro ancora, avrà speso l’equivalente di due Piedoni (il gelato) nel cassone del suo seguito (Wizard Fire), peraltro inserito nella raccolta Data East Arcade Classics che ha con tanta grazia accarezzato l’utenza Wii poco più di un anno fa. Inutile dire che pure quella raccolta se la sono filata in cinque, tra cui l’ex amministratore delegato della defunta Data East, i figli dei tizi che hanno registrato le tante voci digitalizzate nel primo capitolo (caratteristica che faceva emozionare un po’, all’epoca) e ovviamente il folletto di Minneapolis.
Sta di fatto, però, che Dark Seal entra ufficialmente a far parte dell’ormai popolosa famiglia di Arcadia perché chi scrive ci ha speso di fronte un paio di pomeriggi nei primi anni ’90. La memoria era convinta che si trattasse di un gioco tecnicamente fuori scala per il suo periodo e tutto sommato pure i filmati su YouTube restituiscono un po’ di dignità alla memoria di cui sopra: non avrà l’impatto di un Final Fight (suo coetaneo), però se la cavava con una certa dimestichezza e anche un po’ di celodurismo qua e là. La scena al termine del primo livello, quella costruita attorno a un bel dragone verde e alle mura del castello, per capirci, è ancora oggi apprezzabile.

Non è dato ricordare, invece, se fosse apprezzabile il bar che ospitava Dark Seal. Abbandonato in una sorta di terra di mezzo che concettualmente va a braccetto col fantasy del titolo Data East, il baretto sopravviveva al limitar del bosco. Ovvero sul confine che separa Vimodrone da Milano, nella zona di Cascina Gobba, strada Padana Superiore numero qualcosa. Il posto era per davvero l’equivalente del nascondiglio di un qualche alchimista, in un mondo lontano lontano: perché arrivarci a piedi era fin troppo impegnativo, andarci in bicicletta comportava un mai-troppo-consigliato (dai genitori) costeggiare la strada provinciale di cui sopra e in metropolitana… no, troppo lontano comunque. Un solo paio di puntate rischiose e in assoluto spirito Goonies, quindi, con ancora tristemente vivo il ricordo del negozio che affiancava il disperato bar dell’alchimista: trattavasi di una “Carneria”. Esatto, non una macelleria, che già lei, di per sé, si porta appresso un certo tasso di cruda realtà… no, “carneria”. Che comunque era una macelleria. Poi vai a dirglielo al Toniutti del 1998 che, in zona Navigli, si lamenta dell’eccesso di desinenz-eria milanese, giusto di fronte a una “Viteria e Bulloneria!”. Dannati milanesi.
No, niente, qui finisce la storia invero piuttosto mesta di Dark Seal, che manco sarà mai convertito ufficialmente per alcuna piattaforma. O curviforma, per quanto ci possa interessare.
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zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments
Allora, un po’ come per King of Dragons, anche qui sono il campione mondiale. Tipo che se un boss della Data East dei bei tempi andati si fosse fermato a guardarmi giocare col cavaliere avrebbe telefonato a Tokio per inserirmi nel gioco come boss segreto. Ora suppongo vorrai un filmato ma sono un uomo molto impegnato poiché ho il Toso alle costole per la Time Machine, facciamo il mese prossimo via. Cazzate a parte, la Data East col suo lore sfociante in un involontario trash di tanto in tanto mi manca.
Continuo a volere prove visive registrate e riproducibili a piacimento.
Va bene, poi mi impegno like nothin’ before…
Lascia perdere quel disperato del Toso.
Ma ammazzati, va là. :D
Hai ragione, non mi sta’ neppure troppo simpatico da quando considera la Time Machine alla stregua della rubrica dei Pali e Dispari, uno dei momenti più oscuri nella storia della razza umana.
Qui però ti stai un po’ lanciando eh. Umana?
Perdonami, effettivamente ci sono andato piano. Facciamo da qualche anno prima del big (gang) bang e stiamo sereni.
Ma devo veramente mettermi a scrivere io, per avere un pezzo su qualche perla targata SNK del 1983? Davvero il vostro retrogaming è così giovane? Risposta: davvero sono io così vecchio.
A me il Babich è sempre piaciuto perché fa un servizio completo.
Babich il tuo retro-fu è forte, lo ammetto, ma quando vuoi fare una sfida a Joyful Ride fa un fischio, anche li sono il campione del mondo ecc. ecc.
Per il resto non ho interesse per il retro di voi giovani, non sia mai che qualcuno legga e pensi male…
Ricordo bar e gioco-che-attira-ma-alla-fine-son-soldi-buttati-fin-anche col-MAME, ma soprattutto Il Centro Milano Carni, mio fornitore ufficiale appresso di carnazza pregio da bourghignonne. E poi ti ho anche visto a Vimo con l’onda grigia
Tutto bellissimo, soprattutto la correzione al nome della carneria. Però la mia Honda è molto nera.
Allora mi sono sbagliato o sul colore o su sull’avvistamento. E poi sempre per fare il precisino quale non sono, la Carnizzeria (scomparsa) era a garden city
grazie grazie, merito della settimana enigmistica