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Meglio Bono in pigiama

Gli si vuole un bene dell'anima, ma non si può più vedere
Gli si vuole un bene dell'anima, ma non si può più vedere

Ieri sera Sky Uno ha fatto qualcosa di buono: messo da parte l’ennesima replica di X-Factor (che va benissimo, ma solo se non l’ho visto in diretta) e trasmesso “From the Sky Down”, il documentario dedicato al making of di “Achtung Baby” (U2) già andato in onda sulle telefrequenze della BBC e, se non ho capito tanto male, incluso nel cofanetto superlusso della riedizione del disco stesso, da ormai più di un mese nei negozi per festeggiare le due decadi (glom!) di “The Fly” e amichetti.

Un’ora e mezza circa, o qualcosa di più, tra il gradevole e l’appassionante, con conseguente mezzo groppo in gola e doppia dose di masiniana malinconoia totale quando passano le immagini di quella Berlino del muro che cade, quando si inframezzano una valanga di riprese amatoriali della stessa band finora rimaste private, quando Larry Mullen si fa fermare dalla polizia tedesca a bordo di una di quelle Trabant che resero lo Zoo TV Tour il capolavoro che fu.
Non si tratta, in realtà, del vero e proprio documentario su come venne realizzato “Achtung Baby”, ma più che altro quel che portò alla nascita del disco del 1991 e come la band oltrepassò lo scoglio iniziale, il blocco che aveva reso assai poco fruttuose le sessioni di registrazioni berlinesi. Quando, per davvero, gli ingranaggi cominciano a girare, si rimane con un po’ di splendide sbirciate nel buco della serratura, con la nascita e le evoluzioni di “Misterious Ways”, prima, e “One”, dopo. A quel punto si salta direttamente allo Zoo TV Tour e alla fine del documentario. Peccato, ma comunque ci sta, si capisce qual era l’intento.

Sembra quasi Paolini, dai...
Sembra quasi Paolini, dai...

Quello che proprio è impossibile digerire è il nuovo Bono. Che va bene invecchiare e tutto e figurarsi… però c’è modo e modo, soprattutto c’è stile e stile. Ora, va detto che il Vox mi è stato spesso figlio dei suoi tempi, con quelle ignobili canotte anni ’80, con quei capelli untissimi, con quel naso importante, con quell’altezza sempre un po’ sospetta. Ma poi si era salvato: con le creature fittizie proprio di “Achtung Baby” (da Macphisto al rockstar-collage di “The Fly”), aveva almeno virato sul divertito e divertente, a tratti pure vagamente fascinoso. Tutte le femmine che ululavano di fronte alla zazzerona al profumo di “Sunday Bloody Sunday” (quella con la bandiera e il mantra “No-more” dal vivo), evitino commenti.

Ieri, però, a rivederlo così conciato, il Bono del 2011 contro il Bono del 1991, c’era da strapparsi il cuore un pezzo alla volta con una pinzetta per le ciglia. Almeno l’ultima volta che l’ho avuto di fronte di lato dal vivo (concerto a San Siro del 2009), era talmente lontano che non c’era vergogna, non mia perlomeno. Messo così, per l’ennesima volta di fronte alle telecamere, era a tratti sconsolante: nessuno mi ha ancora spiegato il perché degli occhiali da sole arancioni ormai onnipresenti, da anni. Ancora meno spiegabili sono i capelli a spazzola, che se c’è una cosa atroce sono i capelli a spazzola, ma se c’è qualcosa di mortalmente diabolico (e non nel senso del diabolico che fa rock’n roll), sono i capelli a spazzola su un vecchio. Ancora: basta con le giacche di pelle una taglia più grosse, basta con i pantaloni un po’ bracaloni, concorre tutto a ricordare quanto diavolo sei nano. Per non parlare di un accenno di trucco attorno agli occhi e quella semi-barbetta da ospizio.

Anche il bel Larry Mullen Jr. è invecchiato e anche lui ogni tanto si permette degli scolli a “V” che fan tremare i polsi, così come Edge col suo cappellino di lana ormai incollato in testa fa un po’ artista-barbone di Philadelphia, ma Bono è ben altro dramma. E per salvarlo servirebbe svestirlo di tutto questo nuovo Bono: la prossima sessione fotografica fategliela in pigiama. Proviamoci, magari è meglio. Peggio è impossibile.

zave

Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

Comments

lou
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Colpa mia che ti ho fatto vedere troppe puntate di “Ma come ti vesti?!”…

zave
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Può essere: dopo il messaggio a Zio Corgan sulle magliette troppo strette, in effetti…

zave
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Ah okei, è roba della colonna sonora di Spider-Man il musical, ora si capisce.

Marco Auletta
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che cosa hai fatto ai font? non si legge un cazzo. south park ha detto quasi tutto quello che c’era da dire su bono, purtroppo. e mi dispiace davvero.

zave
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I font sono sempre gli stessi. ESCI DA QUEL CORPO!

Marco Auletta

ho scoperto l’arcano. in ufficio ho installato il font pack termonucleare globale della adobe che quindi contiene (anche) il vero font previsto dalla tua pagina, credo un qualche cugino della famiglia degli helvetica. se ce lo hai, vedi la tua pagina come si dovrebbe, e cioè una merda (fun fact: prova a visualizzarla con internet explorer per un bonus ilarità aggiuntivo). se non hai quel font il browser di turno lo sostituisce con uno che non fa cagare e l’angoscia sparisce momentaneamente.

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