Il grande gioco del Natale #2

Introduzione lampo per la seconda puntata de Il grande gioco del Natale. Ieri pomeriggio, per i tanti che se la sono persa, è andata online la prima di puntata, che raccontava i giochi più importanti dei Natali del sottoscritto dal 989 al 1994. Ora si prosegue con la stessa tiritera anche se, come ci si accorgerà facilmente, la memoria inizia a incespicare. Il fatto che mi ricordi più chiaramente cosa ho giocato nel 1992 rispetto al 1999, dà da pensare. Soprattutto ai dottori del cervello o come li volete chiamare. Ancora auguri a tutti, sfondatevi di gusci blu.
1995
The Dig
Il primo Natale dell’allora nuova generazione (di console), passò senza alcun titolo di nuova generazione (di console). E per quanto si fosse anche nel periodo storico più favorevole al videogioco su PC, il protagonista della Festa delle Lucette 1995 è sì un gioco da mouse e tastiera, ma vecchio dentro e fuori: The Dig. Quello di Spielberg, quello “della grande LucasArts, anche se Full Throttle è un po’ corto eh!”, quello che non era Day of the Tentacle, ma ne avevano parlato talmente a lungo… e poi spruzzava classe da ogni poro. Primo e ultimo 25 dicembre con un PC protagonista comunque (non è del tutto vero, vabbene, cfr. 1996). Sta di fatto che, già ampiamente spazzolati i vari Tekken e i vari Rayman e altra roba comprata in autunno per PlayStation, le attenzioni sono state tutte rivolte all’avventura punta e clicca. Bella, prodotta con tutti i crismi del caso, dal taglio ovviamente cinematografico. E mai completata, tanto per cambiare.
A solo pochi giorni dalla Santissima Natività sarebbe, poi, arrivato anche Ridge Racer Revolution (Psx) in edizione giapponese: giusto il tempo di modificare la console, scoprire che quelli di Future Games (il negozio di viale Lombardia, non il futuro datore di lavoro) s’erano dimenticati nell’alloggio del CD una copia dell’inutile Hi-Octane e via di White Angel e CD musicali (“Gish”) infilati appena dopo lo start e pochi secondi prima di tagliare il traguardo, ché altrimenti s’impallava tutto.
1996
Mario Kart 64
A pari merito, ma visto che ne va scelto uno, scelgo quello che sul lungo periodo ha avuto molto più successo in casa: Mario Kart 64. Anche lui figlio di un negozio d’importazione (un minuscolo Leo Games, se non ricordo male, in via Lecco), il nuovo festival del guscio era arrivato giusto giusto in tempo per reclamare un bel po’ di torrone, con la sua confezione che portava seco il secondo controller grigio e nero. Erano comunque già passati i tempi dei veri, grandi, giochi di Natale. Quelli che aspetti il pacchetto da aprire, però oh, che la vita vada gradualmente perdendo di magia ed euforia, è cosa risaputa.
Mi piace però dedicare un paio di righe a Command & Conquer: Red Alert, ultimo (questa volta per davvero) esponente del gioco su PC a riuscire a reclamare uno spazio sotto l’albero. Con lui ho speso una gran bella serata di capodanno, dopo il cenone coi parenti, mentre fuori veniva già un bel quintale di neve e sulla sinistra dell’immensa scrivania il televisore con l’immancabile “Una poltrona per due”. Ora mi faccio dei tagli sulle braccia, che tanto sto già ascoltando i Death Cab For Cutie e mi stanno cadendo i capelli in maniera ordinata, ho quasi l’acconciatura di Zooey Deschanel.
1997
Castlevania: Symphony…
Il 1997 è l’anno che per primo mi fa sentire un ragazzo fortunato nel mondo dei giochini (e solo in quello): le copie promo, che fino a dicembre non sapevo che fossero, arrivano a salvare il Natale. Due regali inattesi che si portano via primo e secondo posto nelle sessioni di gioco serali e notturne, tutte con un sottofondo di pandoro, di Foo Fighters (“The Colour and the Shape”) e pure intervalli a base di “Misterioso omicidio a Manhattan” (Woody Allen). I due giochi sono: Castlevania Symphony of the Night e TOCA, con la sua bella visuale interne che si vede pure quando cambia marcia.
Symphony of the Night, come ben sa chiunque abbia un’eta paragonabile al sottoscritto, era un grande gioco, è rimasto un grande gioco e probabilmente continuerà a esserlo. Funzionava bene anche sotto Natale, con quel senso di castello tutto buio, con quei pipistrelli che li vedevi e faceva subito freddo (per motivi che non mi so spiegare). Comunque sia: anche in questo caso non c’era nessun pacchetto sotto l’albero, ma va bene uguale. Era tutto l’anno che arrivavano pacchetti (giochi), quindi basta con ‘ste puntualizzazioni deprimevoli.
1998
Zelda: Ocarina of Time
Niente, qui cado malamente. Che Ocarina of Time sia stato il grande acquisto e il grande gioco del dicembre 1998, è fuor di dubbio. Ma che ci abbia per davvero giocato e in maniera prolungata in zona albero, non lo ricordo proprio. Fallimento totale e primo buco piuttosto clamoroso di questa già melensa serie di post. Per dire, ricordo più chiaramente che nello stesso periodo si è largamente e lungamente festeggiato l’arrivo di un nuovo televisore in salotto, piuttosto che lo Zelda poi celebrato per quindici anni (e altri quindici in futuro). Sarà stata colpa del primo album dei Subsonica, di certe frequentazioni femminili, del ghiaccio per terra o della recensione di Magic & Mayhem per Zeta. Nulla, getto il spugna.
1999
Peggio che il 1998. Inizialmente avevo scritto di Daytona USA 2001 per Dreamcast, ma qualcosa non tornava. Probabilmente il fatto che Daytona USA 2001 è del 2000, non del 1999. Quindi non mi ricordo minimamente cosa abbia giocato nell’ultimo Natale del secolo. C’era Donkey Kong 64 con la sua espansione di RAM, ma dubito di avergli voluto poi un gran bene. Annullo, perciò, con vergogna la scheda del 1999.
2000
Daytona USA 2001
Nonostante Daytona USA 2001 (Dreamcast) appartenga, come tutti i suoi compagni dell’epoca, alla categoria dei “giochi Natalizi che non ti vengono regalati”, godeva di un senso-del-25-dicembre assolutamente fuori scala. Il motivo è presto detto: lo avevo recuperato (Joystick Fun) la sera della vigilia, di ritorno da una scampagnata pre-festiva a Roma. Ritorno, valigia, pure viale Lorenteggio pieno da far schifo di gente, devastazione totale all’interno del negozio, ma felicissimo ritorno (sulla neve e con “Mellon Collie and the Infinite Sadness” nelle orecchie) verso casa.
Con quel gusto tutto arcade e tutto tamarro e quei colori che fanno primavera manga, più che dicembre lombardo, Daytona USA 2001 ha comunque svolto alla grandissima il ruolo per il quale era stato comprato. O prestato dal negozio, forse per una recensione su Nextgame.it (no, solo secondo commento) o Joypad, inizio a sconfondermi tutto. Dev’essere l’amore. Niente “secondo gioco del Natale”, però. E per la seconda volta di fila.
E chiudiamo con un bonus, appena dopo la segnalazione che la terza puntata (2001 – 2010) è talmente poco utile che arriverà in differita e con modalità differenti. Comunque, il bonus sarebbe la scheda alternativa del 2000, quella di Banjo-Tooie. Per il fatto che fossi convinto che il gioco del Natale 1999 fosse Daytona USA 2001, no? E quindi per il 2000 mi rimaneva un buco, riempito da Banjo-Tooie prima di accorgermi dell’errore. Insomma: l’avevo già scritta e del maiale non si butta via niente.
2000
Banjo-Tooie
Uno e un solo videogioco ho comprato a Roma, ed è Banjo-Tooie. Roba per cui spararsi in mezzo alle mani: costava qualcosa come 170 mila lire e trovarlo in formato USA (non avevo un Nintendo 64 PAL all’epoca) era tutt’altro che semplice. O almeno così mi piace ricordare. Come mi piace ricordare che il negozietto piuttosto infido fosse in una zona attorno allo stadio de ‘a maggica, ma pure degli aquilotti o come si chiameno. Banjo-Tooie è il gioco di Natale perché non ne ricordo di migliori, ma ci sono puranche delle possibilità che sia passata del tutto la voglia di giocarlo anche prima di arrivarci, a Natale. Sì, per il solito, vecchio, problema del “raccogli tutti e seicentododici i fili d’erba di questa schermata”. In un’epoca che, peraltro, non prevedeva manco un achievement a riguardo. Natale grigio, più che bianco. Possiamo anche far finta che il secondo titolo fosse Headhunter per Dreamcast, una cosa che doveva arrivare e prendere Snake a testate fino a rinchiuderlo in uno sgabuzzino. Pare che Konami manco abbia mai saputo dell’esistenza del gioco di Aruze. Quindi eviterei di contarlo.
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.







Comments
Nel ’99-2000 la scelta pendeva tra DK64 e smash bros. vinse il secondo e fu ammoreh per i secoli a venire.
e comunque angurie, che poi mi dimentico.
Auguri anche a lei Matte, con disdicevole ritardo, peraltro.
Il più bel natale, l’ultimo e magico è stato Metroid Prime. Ah i bei tempi andati, il valore dei cenoni in famiglia, nru e il caro cubetto viola.
Volvo fare un post su daily a proposito ma sono troppo pigro quindi eccovi n mini sunto.
Auguri anche qui, che dal live, al tempo, ti sei dimenticato proprio rifarmeli.
Comunque Animal Crossing sul cubo è “the Xmas game”.