Il fascino degli Skylander

Un adagio neanche troppo antico sostiene che più difficile del debutto ci sia solo la riconferma. Quella vecchia storia del secondo disco, insomma, per utilizzare quella che nel mondo della musica non è di certo una metafora. Spyro il problema se l’è posto e l’ha anche vissuto malamente sulla sua corazza viola: Skylanders è ufficialmente il terzo battesimo del personaggio proposto al mondo per la prima volta la bellezza di tredici anni fa: era il 1999, i cosetti antropomorfi ancora se li filava qualcuno e Insomniac cercava il modo per tirare la testa fuori dalla massa dei team di sviluppo PlayStation-centrici.
Quella stessa Insomniac che poi è finita a occuparsi (anche) di faccende ben più serie, su tutte la trilogia di Resistance in casa PlayStation 3, ha da tempo abbandonato al suo destino Spyro. Destino che si è incrociato quindi con Vivendi e gli anni del primo rilancio (il trittico di titoli della saga The Legend of Spyro) e che ora va a cozzare placidamente contro le mura del quartier generale di Toys for Bob, il team di sviluppo che si è occupato di reinventare il drago e di infilarlo in un cosmo di animaletti coccoloni e cattivoni simpatici il giusto. Esperimento che il mercato ha evidentemente premiato a sufficienza, dato che per l’autunno è prevista una prima espansione dell’universo di Skylanders grazie a Skylanders: Giants.
Skylanders: Spyro’s Adventure è comunque disponibile da mesi all’incirca per qualsiasi piattaforma, quella presa in esame per alcune piacevoli sessioni di gioco ha il color nero dell’ammiraglia da salotto Sony, ma i risultati dovrebbero essere simili a quelli ottenuti da Activision e Toys for Bob anche in casa xbox 360 e Wii. Come ben sanno tutti i sassi del circondariato, Skylanders: Spyro’s Adventure non è solo la prima avventura dedicata al campione italiano di Master Chef, ma anche e soprattutto un esperimento intrigante. I cui risultati potevano anche rivelarsi disastrosi, ma le cui peculiarità e i buoni propositi non avrebbero comunque dovuto passare sotto silenzio.
L’idea originale è proprio di Toys for Bob, che magari non ve lo ricordate mica, ma è gente in giro da più di un ventennio e alle spalle ha anche un paio di cosette di indubbio spessore come Star Control (pubblicato per Electronic Arts nel 1990). Insomma, niente pizza e pochissimi fichi. Poi si sono un po’ persi o, meglio, si sono specializzati in titoli su licenza, in qualche conversione e in un genere adatto a tutta quella strana massa informe che è rappresentata dai “giocatori più giovani”. Di cui spesso gli appassionati, e forse puranco la stampa specializzata, si dimentica o tende a identificare con dei semplici hardcore gamer in erba. Invece c’è dell’altro e quest’altro farebbe benissimo a interessarsi a Skylanders: Spyro’s Adventure, perché è un prodotto curato, curioso e sviluppato con sufficiente perizia. Non è crudele parlare di “prodotto”, perché mai come in questo caso ci si deve riferire a un pacchetto completo: il videogioco e il giocattolo.

Okei, facciamo quindi finta che non sappiate quale sia la caratteristica su cui si fonda il progetto di Toys for Bob, presto detto: il disco del gioco è accompagnato da un aggeggio in plastica rotondo definito “Portal of Power”, pronto a sua volta a ospitare uno dei trentasette personaggi che, una volta appoggiati sul portale nella loro forma action figure, si tramutano in eroi digitali su schermo. Come ogni buono spacciatore insegna, Activision non ha certo preteso di commercializzare Skylanders in un pacchetto unico “gioco + portale + 37 action figure”, se non altro perché a tutti piace spendere la tredicesima per più di un singolo regalo. Così la confezione prevede il gioco, il portale e tre personaggi: Spyro, Trigger Happy e Gill Grunt.
Bastano pochi minuti all’interno di Skylanders: Spyro’s Adventure per capire come funziona il tutto: un gioco d’azione piuttosto semplice propone un sacco di nemici da mandare al creatore, qualche chiave da raccogliere per aprire i relativi cancelli che bloccano l’avanzata e un numero piuttosto sparuto di semplici puzzle allungano il brodo. Ogni zona del mondo, però, presenta anche dei portali a cui si può accedere solo con l’eroe della relativa classe. Le classi sono otto, i 37 personaggi sono divisi più o meno equamente. Il trio di” starter” (come li chiamerebbero quelli che passano la notte abbracciati al loro cuscino a forma di Pokémon) appartengono rispettivamente alla classe della magia, a quella della tecnologia e a quella dell’acqua. Cosa fare quando quel cancello magico chiede un eroe di classe “Vita”? Semplice, si esce e si compra l’action figure, la si piazza sul Portal of Power e via! Per la cronaca, ecco i prezzi: pacchetto con tre eroi extra = 25 Euro, pacchetto con un eroe e due oggetti magici = 19 euro, singolo personaggio 9,90 Euro.

Per quanto l’avventura in sé e per sé non sia esattamente quanto di più eccitante si sia visto negli ultimi mesi, è impossibile non togliersi il cappello di fronte al meccanismo letale che porta a subire un certo fascino nei confronti dell’universo di Skylanders. Certo, il gioco è semplicistico, più che semplice, ma d’altronde è destinato a un pubblico piuttosto giovane e ancora inesperto di giochi d’azione. Visto sotto quest’ottica Skylanders vince e convince: ci sono nemici che vanno studiati, ci sono potenziamenti da comprare, sfide extra in cui impegnarsi e un ritmo accettabile (la noia data dalla lentezza va ridimensionata in rapporto all’esperienza del tizio che tiene il controller tra le mani ovviamente).
Come scritto più sopra, però, il fascino dell’intero pacchetto è innegabile. Toys for Bob ha curato con intelligenza e furbizia le interazioni tra gioco e action figure: ogni eroe mantiene le proprie caratteristiche, il livello di esperienza raggiunto, i poteri extra acquistati e l’ammontare di oro raccolto durante le peregrinazioni direttamente nel chip alla base della statuetta. Il che vuol dire che ogni giovane gestore di Portal of Power può portarsi in giro i suoi eroi e giocare anche a casa di amici. Se ne ha e se ne ha che hanno pure Skylanders: Spyro’s Adventure, certo. Insomma, si finisce per affezionarsi all’improbabile bestiario, decidendo volta per volta chi utilizzare in quale zona, con chi accumulare più punti esperienza, quale soprannome affibiare (i miei sono: Savonarola per Spyro, Spruzzolo per Gill Grunt e Sgryllo per Trigger Happy). Senza dimenticare che ci sono porzioni di mondo accessibili a qualsiasi personaggio che, comunque, sono più adatte a una certa classe piuttosto che a un’altra. Un modo per ricordare che acquistare altri personaggi non serve unicamente ad aprire qualche portale o a provare delle nuove armi.
Se avete una smodata passione per le action figure fatte bene, per i personaggi troppo matti, per il collezionismo in generale o, più facile, non sapete cosa regalare a vostro cuginetto… allora Skylanders: Spyro’s Adventure è un bel modo per spendere 69 Euro.
Nota di colore: per scrivere queste righe si è utilizzata la colonna sonora di Delaney Davidson (“Bad Luck Man”) e The Maccabees (“Given to the Wild”).
zave
Zave, già vincitore del Superenalotto da 110 milioni del 2010 e finalista nella seconda edizione di X-Factor, è il padrone di questo blog e autore del 99,9% di tutti i post. Che non è certo una bella notizia. Un passato nel mondo dell'editoria di settore, settore videoludico, Zave parla in terza persona di sé solo quando aggiorna il suo profilo.

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se fossi un bambino sarei andato matto per sta roba!