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Enslaved è il prescelto: con lui vendo l'anima ai giochi brutti ma forse belli
Ieri ho iniziato a giocare a Enslaved: Journey to the West, ed è stato come alzare bandiera bianca. Non una resa sanguinosa però, se non per quel giusto tasso di delusione ormai ampiamente digerito nel tempo, attraverso un piccolo lutto vissuto in questi cinquesei sette anni di Xbox 360, ovvero di “next gen”. Che sì, certo, è l’attuale generazione. Per capirci occorre però un po’ di preambolo, niente di particolarmente lungo o intricato, giusto quel che serve per capire perché ieri ho idealmente sotterrato Pop’n Twinbee.
«Eccomi là: cioè, Alex e i miei tre drughi. Cioè Pete, George e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milk Bar arrovellandoci il gulliver per saper cosa fare della serata. Il Korova Milk Bar vende più o meno latte rinforzato con qualche droguccia mescalina che è quello che stavamo bevendo. E’ roba che ti fa robusto e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza
Ilenia Grande Fratello sextape dal 2000 è specializzata nello sviluppo di applicativi “mobile” e “web based” per le aziende. Le nostre soluzioni consentono di lavorare con smartphone BlackBerry, iPhone, Nokia, e telefoni cellulari e palmari con sistema operativo Android o Windows Mobile. L’essere multipiattaforma ci ha consentito di offrire in tutti questi anni continuità e concretezza alle aziende e ai loro progetti. Abbiamo scelto di puntare sul mondo delle soluzioni “mobile” fin dalla nostra nascita non per seguire una moda, ma con l’assoluta certezza di offrire alle aziende applicazioni efficienti, ad altissimo ritorno dell’investimento. I risultati ci hanno dato ragione. 1985 un gruppo di volontari affianca l’A.Ge. (Associazione Genitori) nella ricerca di risposte alla dipendenza da sostanze psicotrope. La ricerca individua nel CEIS di Roma, fondato da Don Mario Picchi, la Comunità più accreditata. La USSL 3 di Varese propone a Don Michele Barban di portare a Varese la filosofia di “Progetto Uomo” utilizzata nella struttura romana
Non resisti / E un po’ stai male / Non parli più / In fondo c’era poco da ridere / Non parlerai più / Perfetto il giorno muore / E non ridi più / In fondo c’era poco da ridere
Ti troverai nuda / Non cresce più poesia / Dio mi tiene giù / Dio mi preme giù / Eppure riuscirò / Finchè c’eri tu
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La Ilenia Grande Fratello sextape è una casa editrice specializzata nel campo della didattica per l’aggiornamento e la formazione degli insegnanti di scuola dell’infanzia, primaria, scuola secondaria di primo grado e sostegno.
Fondata nel 1994 da Claudio e Raffaele Vecchio con l’obiettivo di realizzare strumenti didattici innovativi adeguati a una scuola in continua evoluzione.
Le perle della casa editrice sono le riviste mensili “Nuovo Gulliver News” (per docenti di scuola primaria), “Progetto Tre-Sei Gulliver” (per docenti di scuola dell’infanzia), “Didatticamente” (per la scuola secondaria di primo grado).
Then, brothers, it came. O bliss, bliss and heaven, oh it was gorgeousness and georgeosity made flesh. The trombones crunched redgold under my bed, and behind my gulliver the trumpets three-wise, silver-flamed and there by the door the timps rolling through my guts and out again, crunched like candy thunder. It was like a bird of rarest spun heaven metal or like silvery wine flowing in a space ship, gravity all nonsense now. As I slooshied, I knew such lovely pictures. There were veeks and ptitsas laying on the ground
screaming for mercy and I was smecking all over my rot and grinding my boot into their tortured litsos and there were naked devotchkas ripped and creeching against walls and I plunging like a shlaga into them.
Gulliver apre il primo punto di vendita a Voghera in via Mazzini nel 1964.Nel 1967 viene creata la sede della società in Casalnoceto con un magazzino di distribuzione merci di 2500 mq. coperti. L’azienda entra subito a far parte del consorzio Vègè Italia ma a differenza di altri partecipanti al consorzio non sviluppa il commercio all’ingrosso ma punta decisamente al dettaglio utilizzando il marchio di insegna Gulliver.
Quella splendida maschera di Renzo nasconde sì o no una fu-tresca con la Marisa?
È una di quelle giornate un po’ così, grigie e pettinate all’apocalisse. Una di quelle tipiche giornate di mestizia che è solo primaverile, da antivigilia della fine del mondo. Distese di nuvole abborfanti che si fanno trapuntare dagli ancora più fiacchi raggi di sole. Giornate in cui sprofondare sulla sedia, senza abbandonarsi a poltrone e divani. Ore, in particolar modo, in cui vale la pena porsi tutta una serie di domande: come si legge male un giornale e perché il cielo sa tutto di noi? Marisa Laurito e Renzo Arbore hanno mai fatto roba? Quello delle Vibrazioni avrà ancora la barba? Intere mattinate spese di fronte a una selezione un po’ figlia dell’istinto e un po’ figlia di ben altra donna, a selezionare rom da caricare adatte all’umore.
Super Stardust Delta ha qualche problema a mantenersi online, ma è una pioggia di gioia
Ho appena passato un weekend in simbiosi con la mia nuova PS Vita, ed è stato un bel weekend. Non che il lunedì abbia fatto schifo, intendiamoci… ma due giorni di totale annullamento sul divano, con il cavo dell’alimentazione a portata di ricarica, tre giochi ed enne demo sono ben altra faccenda, rispetto a un qualsiasi giorno feriale con trasbordi a cavallo del trasporto pubblico milanese.
Due giorni di totale e inaspettata goduria, perché nonostante le vibrazioni positive, rimane vero che il mio primo impatto con PlayStation Vita non fosse stato di quelli eclatanti ed esplosivi. Giusto così, perché una volta messe le mani sulla “mia” console, dopo aver scaricato i primi due giochi e installato dalla scheda il terzo (rispettivamente: Lumines Electronic Symphony, Super Stardust Delta e WipEout 2048), solo allora ho iniziato a sviluppare un senso di familiarità con la nuova arrivata. Solo quando PS Vita ha preso, ehm, vita grazie alla connessione continua al router Wi-Fi di casa (e, fuori, all’hotspot portatile garantito dal telefonino).
Lumines Electronic Symphony potrebbe essere un ottimo benvenuto per PS Vita, no?
È successo: i generosi convenuti alla festa del trentaduesimo compleanno mi hanno regalato una PlayStation Vita. Con tanto di bigliettino “dato che sei scemo ti abbiamo vinto una Vita”, che ci ho messo tre letture a capire che intendessero. Ora non resta da fare altro se non aspettare che Amazon.it consegni l’accrocchio, che potrebbe succedere tra due giorni o un po’ più in là. Certo, tra due giorni sarebbe un po’ la vittoria dell’e-commercio, che ti fa arrivare il pacchettino gioioso giusto giusto in tempo per santificare la distribuzione ufficiale europea della console, ma anche fosse più in là cercherò di non farlo pesare troppo all’Audio Radar.
Nel frattempo posso sempre cercare di capire cosa prendere e cosa evitare, cosa giocare e cosa schifare. Tanta è la curiosità a riguardo, che ieri sera ho addirittura riacceso la vecchia PSP ed eseguito tutti e tre gli aggiornamenti di sistema che mi hanno poi permesso di lanciare Pro Evolution Soccer 2012 (1-1 tra Napoli e Arsenal North London) e dare un’occhiata al PlayStation Store. Pensavo/speravo di trovarci già i giochi per Vita, sul PlayStation Store dico. Invece ancora nulla e ancora nulla pure sullo Store di PlayStation 3, visto che poi è la stessa roba. Vabbé, nulla, tocca tornare a indagare un po’ sul sito ufficiale Sony (non esattamente bello, né esattamente completo, né esattamente comodo) o, meglio, su una di quelle pagina “tutto le informazioni” dei grandi siti. Chessò, IGN PlayStation Vita Launch Reviews.
Bottino limitato ma di gran gusto e soddisfazione: un altro sabato a Vinilmania
Sembrava la peggiore tra le puntate a Vinilmania, la polverosa e retrograda fiera del vinile in quel di Novegro, dove il sole splende pallido e il freddo taglia come un coltello elettrico Moulinex mezzo scassato. Un po’ sarà stato il clima, un po’ le tasse, un po’ questo calcio che continua a venir rimandato, ma tra i banchetti degli espositori molti spazi sono rimasti vuoti, tra cui, ahime, quello piccolo e ben fornito di un duo inglese che tante gioie mi aveva regalato nel recente passato. Erano loro i più forniti di roba anni ’90 e non solo inglese, che è poi quella che interessa al sottoscritto.
Così si procede come al solito: giro a guardare un po’ che c’è di interessante e di adatto alle tasche, poi si decide cosa comprare e quindi ci si rotola nella neve grattandosi le orecchie. Il giro di perlustrazione è finito con poche sorprese: alla fine la scelta è ricaduta su qualche 45 giri dei Cure a prezzo decisamente amico, “Zooropa” degli U2 e un 12″ promozionale degli Smashing Pumpkins dei tempi di “Siamese Dream”, con dentro “Obscured”, una versione acustica di “Mayonaise” e non ricordo quale altra. Poi, però, ho ricontrollato: sia quest’ultimo che quello degli U2 erano fermi a 35 Euro. Decisamente troppo.
Cambio di rotta: si prendono i tre 45 giri dei Cure (“Lovesong”, “Just Like Heaven” e “Caterpillar”) e pure quello di “Ava Adore -numbered-” (sempre Smashing Pumpkins) per 10 Euro. Via di risparmio e pezzenteria. Tutto a posto, possiamo andarcene, con un po’ di mestizia certo, ma possiamo andarcene, se non fosse che… che quel banchetto lì proprio all’entrata… ha una sezione “grunge” e allora vabbé, do un occhio. Che poi pure me lo ricordo, questo qui di solito ha prezzo fuori di testa: infatti ci sono tre “Gish” (ristampa) a 50 Euro, c’è “Core” degli Stone Temple Pilots a 150 Euro! E guarda c’è anche “Pisces Iscariot”, quello che tipo voglio comprare da anni e non ho manco nemmeno mai visto dal vivo. Ehi, c’è “Pisces Iscariot”… che costerà un fracasso pur non essendo la versione superfighetta col 7″ extra vero? 30 Euro. “Gish” 50 e questo 30? Cioé, il vinile giallo/verdino di “Pisces Iscariot” a 30 Euro poi ribassati a 25 perché pure c’era lo sconto?
"Pisces Iscariot" (Smashing Pumpkins) nella sua versione in colla vinilica
Tra Mary Poppins, Pinocchio e Rocco: un paccone pasquale fuori tempo massimo
Tanto tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, un milanese dai pantaloni larghi scrisse tre pagine fitte fitte, descrivendo a un ristretto popolo le gioie e le tragedie dei press tour nel mondo dei videogiochi. Secondo quanto riportato dalle leggende che si sono poi organizzate attorno al racconto, purtroppamente andato perso, sarebbero esistite tre tipologie di press tour: la prima (di cui ci si è scordato il simpatico appellativo), la seconda (di cui ci si è scordati l’arguto soprannome) e il Tour Siffredi. Ora, come lascia intuire il nomignolo, il Tour Siffredi è una roba al di là di ogni misura. Tanto che da anni e anni, di Tour Siffredi, ne esistono sempre meno. C’è anche la crisi e questi fatti qua.
Bene, oggi ho sperimentato la variante Pacco Siffredi, dove con pacco si vuole proprio intendere un pacco di quelli che spedisci via posta o, come nel mio caso, attraverso un corriere espresso. Che forse era pure un pony, come sottolineerebbe giustamente Brandone. L’autore, che per coerenza chiameremo Rocco, è da sempre ben voluto da queste parti. Talmente ben voluto che è stato invitato all’imminente festa di compleanno. Non potrà partecipare, ahinoi, e quindi ha deciso di rifarsi col Pacco Siffredi: una sorta di bustone pasquale da edicola, ma portato al nostro tempo. Dentro c’è tutto e l’esatto contrario di tutto. Per svuotare i cassetti, per ripulire gli armadi e per farsi perdonare qualche spedizione mancata in passato. Ma l’amore resta e vince su tutto.
Grande Rocco e ora sotto con l’elenco che non può mancare.
PlayStation 2
Pro Evolution Soccer 2011 (x2)
PlayStation 3
Sonic Generations
Metal Gear Solid HD Collection
Marvel Vs. Capcom 3
Rugby World Cup 2011
UFC Personal Trainer: The Ultimate Fitness System (x2)
The Penguins of Madagascar: Dr. Blowhole Returns – Again! (x2)
Marvel Super Hero Squad: Comic Combat (x2)
Final Fantasy XIII-2
Xbox 360
Kung Fu Panda 2 (Kinect)
Sonic Free Riders (Kinect)
Rise of Nightmares (Kinect)
Michael Phelps Push the Limit (Kinect)
Blackwater (Kinect)
Neverdead
Final Fantasy XIII-2
Pro Evolution Soccer 2012
Warriors Legends of Troy
Dinasty Warriors 7
Moto GP 10/11
Pro Evolution Soccer 2010
Saw
Warhammer 40.000: Space Marine
Supremacy MMA
WWE ’12
Saints Row The Third
Nintendo 3DS
Captain America Il Super Soldato
Windows PC
A Game of Thrones – Genesis
Twilight – Scene it?
Total War Shogun 2
Virtua Tennis 4
PSP
Dissidia 012 Final Fantasy
Final Fantasy IV: The Complete Collection
Dragon Ball Evolution
Pro Evolution Soccer 2012
Dead or Alive Paradise
The 3rd Birthday
Undead Knights
Valkyria Chronicles II
Gadgetteria
Dead Rising 2 – mazzo di carte / carte di mazzo / cazzo di marte
Sonic Generations – T-Shirt Cartridge
Lost Planet 2 – mini action figure super colorona
Pro Evolution Soccer 2011 – laccetto / portachiavi
Pro Evolution Soccer 2011 – mini pallone portachiavi (x4)
Football Manager 2012 – mini pallone portachiavi beanbag (x4)
Cooking Mama World – magnete circolare (x4)
Street Fighter X Tekken – 12 stampe su cartoncino
Pro Evolution Soccer 2011 – mentine (x 60)
Okami Den – pennino DS + pezzuolina puliscischermo (x2)
UFC – aggeggio porta Move per cosca (x2)
Marvel Versus Capcom 3 – comic book
Deus Ex Human Revolution – art book: The Roots of Deus-Ex Human Revolution
Better Shape Up – maglietta L
Captain America Super Soldier – frisbee
Warhammer 40.000: Space Marine – sacchetto in tela
Mario & Sonic Ai Giochi Olimpici Londra 2012 – maglietta XL
Football Manager 2012 – sarca campetto da calcio / gioco da tavolo (x2)
Scontri nella Milano anni settanta, non è questo l'argomento del post
È successo di nuovo, film sbagliato in periodo sbagliato. Il film è Vallanzasca, quello di Michele Placido. Il periodo sbagliato, invece, è troppo lungo, troppo noioso, troppo ripetitivo e troppo tutto. Ora, non è nemmeno il film in sé e per sé il problema principale, che dopotutto è sufficiente farsi mezzo giro di Wikipedia (mica che altro) per intendere che Placido volesse proprio “Bel René il film ufficiale”, più che un ritratto fedele. Fino a oggi, di Vallanzasca, sapevo poco e nulla: giusto quello contro cui prima o poi ti imbatti se hai ormai un certo numero di primavere sulle spalle. Ci sono personaggi, storie e luoghi che fanno parte della cultura popolare e nazionale e quindi succede di incrociarne gli sguardi, ma più di questo non sapevo. Tantomeno della cosa del giocare a pallone con la testa, sempre secondo Wikipedia. Poi anche le interviste a Radio Popolare e quelle altre questioni lì, ma sto divagando.
Il problema principale come detto non è il film, è invece la predisposizione morale e vagamente patologica del sottoscritto. A cui si va a sommare un secondo problema, che però riguarda tutti voi e sette che state leggendo: questo post potrebbe finire male. Come quei post in cui si parla di fatti personali. Come quei post di cui teoricamente dovrebbe vivere un blog, ma che invece di base sono noiosi e soprattutto sono fatti miei e quindi qua si va dritti di comunicati stampa sui giochini, finte recensioni musicali e via andando. Torno in tema: il film è sbagliato sotto non uno, ma ben due profili. Primo: è un film su un personaggio e ultimamente tendo a soffrire i film sui personaggi, o meglio… tutte le storie sui grandi personaggi. Quel “grandi” deve essere preso con tutte le pinze di questo mondo, dato che la tessera del club finora è stata consegnata al mo fratello di latte (yobro!) Mark Zuckerberg, a tutti quelli della Magliana (anzi no, pardon, a tutti quelli di Romanzo Criminale), a Zlatan che è colpa dell’autobiografia e ora, volendo, anche a Vallanzasca. E questo è il primo problema, poi c’è l’altro che lo esaspera: Vallanzasca è la Milano anni 70… E se volete farmi male, davvero male, non il male un po’ malinconico e quindi, tutto sommato, un po’ lattemiele dei primi anni novanta… no, se volete farmi male per davvero, allora datemi i film sulla Milano degli anni 70 e, in misura inferiore, anni 80.
Nell’estate del 2008 Sky Cinema aveva dei buchi da riempire, buchi di un certo diametro. Per farlo ha iniziato a rovesciarci dentro film poliziotteschi, così è finita che mi sono visto un numero insano di volte Banditi a Milano (1968), Milano calibro 9 (1972, credo fosse lui) e un po’ di altri. In quanto esponente rispettabile e conosciuto dell’annata 1980, non ho avuto esperienza diretta della Milano dei ’70, per quanto potesse essersi insinuata (come sempre) per qualche altra stagione negli ottanta. Ho però delle foto, delle idee di moda/stile/acconciature dei baffi che in qualche modo me l’hanno un po’ spalmata addosso per osmosi. Di fronte alle Alfette e alle Innocenti che si rincorrono in Banditi a Milano, tra le piazze della città, dei rapinatori e dei soldi e dei poliziotti e delle gomme che sfrisano e di questa roba qui davvero non me ne potrebbe fregare di meno. Cerco però di studiare com’erano i viali, com’erano le vetrine, cosa è cambiato radicalmente e come potesse essere quella città, che teoricamente è la stessa che attraverso ogni giorno tranne quelli bellissimi del fine settimana.
Esondazione del Seveso negli anni settanta. "Mobil"
Dentro le pellicole un po’ sbiadite, un po’ masticate e un po’ puzzone, oltre i colori tenui (che è tutto un beige e un verdino pietà), dietro il buio che soffoca buona parte dei film… perché quei film lì degli anni ’70 sono tutti bui, come le strade cenciose calpestate da Tony Manero vestito da pirla che cerca di raggiungere la discoteca partendo dal suo quartiere pezzente. Solo che qui la discoteca manca, c’è giusto qualche insegna di qualche bar, una piazza San Babila nera e depressa, un corso Buenos Aires che Mac Donald manco per il cazzo. Comunque, dicevo, oltre tutto questo, ci vedo (occhio al film Disney con l’uccellino che canta) i miei genitori. Freschi di matrimonio e volendo pure freschi di primo figlio, se il film mi è stato girato tra il 1976 e il 1979, dopo non vale ovviamente. Oppure solo freschi di matrimonio, oppure in mezzo ai preparativi per o sarcacchio che altro.
Come chiunque sia vecchio dentro può confermare, “prima i tempi erano migliori”. Ma non solo “migliori”, o non per forza “migliori”, ché dopotutto manco ne sono certo… diciamo invece più ingenui, meno cinici, meno disillusi, come se ci fosse ancora qualcosa da fare, qualcosa da scoprire, come se tutto fosse all’inizio. Per me rivedere la Milano degli anni 70 in televisione, vuol dire rivedere un’epoca che non è mai stata mia e in cui sono certo che tutta la gente si sentisse ancora ricolmata di essenza sfrizzolina da boom economico. Come se si fosse ancora al primo giro: abbiamo fatto la guerra, abbiamo fatto le industrie, abbiamo fatto le auto, stiamo facendo la televisione… andiamo avanti e vediamo che succede. Loro. Però no, naturalmente non è così, perché nove su dieci mio padre all’epoca avrà pensato all’incirca la stessa faccenda ma rigirata a favore dei suoi anni, o qualcosa di simile. Però questo è, e non ci posso fare veramente nulla.
In tutto questo bell’ambaradan di oramisparo, si cala anche il carrettone del personaggio. Perché io, ai personaggi, voglio bene: quelli esagerati anche, quelli sbagliati, nel senso che non se lo possono permettere eppure lo fanno, quelli bigger larger than life, quelli che le sparano grosse, che fanno i ganassa. Ma che hanno un talento, che hanno una scintilla, che hanno qualcosa. Di gente che vola bassa, che misura le parole, che se ne sta nel suo… perfetto, ci servono, con tutta probabilità sono quelli che fanno andare avanti il mondo. Ma io voglio le rockstar, quelle stupide, quelle che credono di salvarlo (il mondo) con una strofa o una sparata. Voglio anche Zuckerberg, Ibrahimovic, Libano e Vallanzasca allora, perché c’è qualcosa di sempre e innegabilmente immenso nel provare a essere grande, anche sbagliando, soprattutto se poi, colpevole, ti schianti al suolo. E allora mi ingollo anche il Vallanzasca di Placido, interpretato da un romano che fa splendidamente il milanese, almeno quanto lo possa fare un romano. Anche se chi ha scritto i dialoghi deve aver creduto che il milanese equivalesse all’infarcire di “cazzo” ogni benedetta frase, cazzo. Anche se ogni tanto, più che altro nei primi venti minuti, pare di trovarsi di fronte al Mauro Di Francesco Show. Nonostante tutto.
Nonostante i Vallanzaska. Cazzo.
Post scriptum: la foto (Google vi aiuterà) di Renato della Comasina a 60 anni che va a fare l’impiegato in una ditta di computer è una metafora, ma non è una metafora.