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Problemi del primo mondo

Gianluigi Buffon chiede scusa al pubblico dopo aver ucciso e scomposto tre gattini
Gianluigi Buffon chiede scusa al pubblico dopo aver ucciso e scomposto tre gattini

“Down on the Upside” voleva essere un disco anche e soprattutto bello, bello esteticamente, bello e sinuoso nei suoni. Ma è percorso e mosso da un’ineluttabile rassegnazione, come chi cova dentro la sua bella depressione, prossima a mangiarsi via tutto. Questo penso mentre seguo distrattamente il filosofeggiare di Tony Pagoda. Nel suo 1980, nel suo San Paolo, vicino ai suoi cessi, in attesa di una qualche casalinga disperata ante-litteram. Il furoreggiare pacato di “Ty Cobb” non ha aiutato, nemmeno il risicato margine tenuto nella stampa del libro da quelli di Feltrinelli. Ma lo scovolino mentale che mi tira lontano è agitato da quel Napoli – Juve immobile in un noioso zero a zero al minuto cinquantatre di cui si lamenta il cantante melodico del golfo di Sorrentino. Mi riporta indietro a ieri sera, quando quel sant’uomo di Buffon si è girato, mani giunte sul volto, per scusarsi col suo pubblico. C’è da capirlo, anche contro il Lecce non ha dovuto e potuto muovere i guanti: zero tiri in porta, come già in svariate altre occasioni in questa improbabile stagione di calcio juventino, esplosa mentre fuori c’era l’intrecciarsi della bella stagione con altre preoccupazioni da primo mondo. Con un po’ di fantasia e un eccesso di buonismo si può spiegare così quella che deve essere per forza di cose definita come una monumentale minchiata. Cioé con la voglia di giocare anche lui un po’ al calcio. Oppure si può spiegare ricordandosi che il capitano in campo, la disumana forza disinnescatrice delle speranze altrui a Germania 2006 (e non solo) abbia scelto di condividere la sua vita con un esemplare umano tutt’altro che rassicurante qual è la Seredova. Ma questa sono crudeltà inutili e ignoranti, quindi tecnicamente pertinenti a un blog.

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Riassunto del futuro prossimo

Lollipop Chainsaw è pronto, vi saluterà col suo bel motore 3D del 2005!
Lollipop Chainsaw è pronto, vi saluterà col suo bel motore 3D del 2005!

Aprile è stato il peggior mese per questo blog, da che esiste. Non tanto come visite, che quelle son sempre state due in croce e tutto sommato chissenefrega eh. Certo, l’egocentrico esibizionista che risiede in chiunque offra qualcosa a un pubblico godrebbe assai di un’esposizione pari a  un millesimo del più sfigato dei tweet di Fiorello che commenta la serie cadetta di pelota con rutto, ma… ehi, a ognuno ciò che si merita. Invece no, aprile è stato il peggior mese se l’unità di misura è quella del numero di post proposti. Una roba scoraggiante, solo quattordici.

Saranno stati i giorni benedetti dalla pioggia, anche loro quattordici o qualcosa di simile… sarà stata la lotta allo scudetto e l’inviperita scaramanzia italica, che mi ha privato per una stagione intera della gioia di scrivere riguardo alle fantaslurpose zebre del Piemonte… sarà stato pure l’attuale tema grafico, che io con gli slideshow sento subito l’ansia da prestazione… sarà quello che sarà, ma bisogna darci un taglio. Bisogna prendere e ricominciare. Maggio è il mese buono per farlo, magari buttando dentro un po’ di tutto per far ripartire le rotatice. A cazzo proprio. Che poi è il manifesto programmatico di questo bel spazietto.

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Wii U è The Real Thing

Urrà per la scure che scollerà teste Ubi dai colli Soft! Urrà!
Urrà per la scure che scollerà teste Ubi dai colli Soft! Urrà!

Devo averlo già scritto una decina di volte: non potrei mai fare il Babich, perché il Babich evidentemente le idee per mettere assieme un videogioco ce le ha per davvero. Primo perché lo conosco, secondo perché lo hanno assunto per farlo, terzo perché lo conosco. La mia unica e antiquatissima idea nasce e muore aspettando il 12 in un giorno d’estate di un’epoca che affonda le sue sporche radici in un secolo passato. Si trattava di uno sparatutto stile Commando / M.E.R.C.S., ma con le ondate di nemici organizzate ritmicamente e stilisticamente (?) attorno alle canzoni di “The Real Thing” ed “Angel Dust” dei Faith No More. Poi, vendute le prime venti milioni di copie, si sarebbe potuto sfruttare l’intuizione per altri dischi e nuovi o decrepiti artisti, figurarsi.

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Villaggio SupsOnica

Samuel vestito come gli anni 90 insegnano, al Forum di Assago
Samuel vestito come gli anni 90 insegnano, al Forum di Assago

La consapevolezza arriva dopo quaranta minuti. Per l’Instantanee Tour i Subsonica hanno rispolverato non solo i brani del primo, omonimo, album (che compie quindici anni tra poche settimane), ma anche la strumentazione, il bandierone con l’illustrazione di copertina -e storico logo della band- e addirittura il vestiario. Samuel, Boosta, Max, Bass Vicio e Ninja salgono sul palco e il leader e protagonista (con tuta, felpa e cappellino) di tante notti calde di ancor più adolescenti sognanti spiega: “negli anni ’90 si saliva quando le luci erano ancora accese” e così hanno fatto. Seguono otto pezzi ripresi proprio dal disco costruito in una Casasonica ancora lontana dallo snasare l’odore del successo, e sembra tutto molto bello. All’attacco di “Come se” un’inviperita coppietta di amiche troppo matte inizia subito a strepitarci nelle orecchie. Tocca fare qualche passo in avanti per riuscire a godere della voce di Samuel, peraltro un po’ bassa nei livelli iniziali, in cui invece la batteria di Ninja viene sparata con la delicatezza di un cannoneggiamento in piena regola.

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Ilenia Grande Fratello sextape

Si vede tutto molto chiaramente
Si vede tutto molto chiaramente

«Eccomi là: cioè, Alex e i miei tre drughi. Cioè Pete, George e Dim. Ed eravamo seduti nel Korova Milk Bar arrovellandoci il gulliver per saper cosa fare della serata. Il Korova Milk Bar vende più o meno latte rinforzato con qualche droguccia mescalina che è quello che stavamo bevendo. E’ roba che ti fa robusto e disposto all’esercizio dell’amata ultraviolenza

Ilenia Grande Fratello sextape dal 2000 è specializzata nello sviluppo di applicativi “mobile” e “web based” per le aziende. Le nostre soluzioni consentono di lavorare con smartphone BlackBerry, iPhone, Nokia, e telefoni cellulari e palmari con sistema operativo Android o Windows Mobile. L’essere multipiattaforma ci ha consentito di offrire in tutti questi anni continuità e concretezza alle aziende e ai loro progetti. Abbiamo scelto di puntare sul mondo delle soluzioni “mobile” fin dalla nostra nascita non per seguire una moda, ma con l’assoluta certezza di offrire alle aziende applicazioni efficienti, ad altissimo ritorno dell’investimento. I risultati ci hanno dato ragione.
1985 un gruppo di volontari affianca l’A.Ge. (Associazione Genitori) nella ricerca di risposte alla dipendenza da sostanze psicotrope. La ricerca individua nel CEIS di Roma, fondato da Don Mario Picchi, la Comunità più accreditata. La USSL 3 di Varese propone a Don Michele Barban di portare a Varese la filosofia di “Progetto Uomo” utilizzata nella struttura romana

Non resisti / E un po’ stai male / Non parli più / In fondo c’era poco da ridere / Non parlerai più / Perfetto il giorno muore / E non ridi più / In fondo c’era poco da ridere
Ti troverai nuda / Non cresce più poesia / Dio mi tiene giù / Dio mi preme giù / Eppure riuscirò / Finchè c’eri tu

Ilenia Grande Fratello sextape permette di contribuire alla costruzione di idee. Per farlo bisogna innanzitutto essere registrati: questo serve per fare in modo che ogni informazione sia riconducibile a qualcuno e che ciascuno sappia con chi ha a che fare. Per fare questo scegliete un nickname e lasciate un indirizzo di email con cui potremo sempre riconttatarvi. A questo punto siete benvenuti nella comunità di gulliver.it e potrete cominciare a costruire con noi!

La Ilenia Grande Fratello sextape è una casa editrice specializzata nel campo della didattica per l’aggiornamento e la formazione degli insegnanti di scuola dell’infanzia, primaria, scuola secondaria di primo grado e sostegno.
Fondata nel 1994 da Claudio e Raffaele Vecchio con l’obiettivo di realizzare strumenti didattici innovativi adeguati a una scuola in continua evoluzione.
Le perle della casa editrice sono le riviste mensili “Nuovo Gulliver News” (per docenti di scuola primaria), “Progetto Tre-Sei Gulliver” (per docenti di scuola dell’infanzia), “Didatticamente” (per la scuola secondaria di primo grado).

Then, brothers, it came. O bliss, bliss and heaven, oh it was gorgeousness and georgeosity made flesh. The trombones crunched redgold under my bed, and behind my gulliver the trumpets three-wise, silver-flamed and there by the door the timps rolling through my guts and out again, crunched like candy thunder. It was like a bird of rarest spun heaven metal or like silvery wine flowing in a space ship, gravity all nonsense now. As I slooshied, I knew such lovely pictures. There were veeks and ptitsas laying on the ground
screaming for mercy and I was smecking all over my rot and grinding my boot into their tortured litsos and there were naked devotchkas ripped and creeching against walls and I plunging like a shlaga into them.

Gulliver apre il primo punto di vendita a Voghera in via Mazzini nel 1964.Nel 1967 viene creata la sede della società in Casalnoceto con un magazzino di distribuzione merci di 2500 mq. coperti. L’azienda entra subito a far parte del consorzio Vègè Italia ma a differenza di altri partecipanti al consorzio non sviluppa il commercio all’ingrosso ma punta decisamente al dettaglio utilizzando il marchio di insegna Gulliver.

10 rock band dal nome fichissimo

Vi siete mai lamentati di fronte ai “Gazzosa” o agli “Aeroplani Italiani”? Lunghe discussioni con zii antiquati su “The Band” o ricordi di pomeriggi spesi di fronte agli acronomi del folletto baciccio di Minneapolis? Giusto così, perché i nomi sono importanti. Lo so io, lo sa Hector Pacuvio, lo sa Lino Mezzanotte e pure Renato Pastiere. Per questo ho ben deciso, con la saggezza che contraddistingue il perché e il percome di tutti i post di questo blog, di selezionare dieci nomi di band che conosco e che meritavano maggiori approfondimenti. Sia ben chiaro, è una classifica personalissima e basata solo su gruppi conosciuti e (almeno a tratti) effettivamente ascoltati. Chiunque, però, volesse partecipare o sostenere che anche i Pixies o i Mogwai o chessò io meritassero uno spazietto… è libero di farlo attraverso il dinamico modulo per i commenti.

10. !!!

Ci sono gruppi che non sanno che farsene del concetto di SEO. Band storiche che, all’alba del settantesimo disco e a trentadue anni da quello di debutto, decidono bene di uscirsene con l’album omonimo, rendendo per metà noiosa e per metà fastidiosa la ricerca di informazioni sullo stesso. Poi, invece, ci sono anche quelli che si rendono inintercettabili fin dal nome, come i “!!!”. Leggetelo come volete, d’altronde l’idea della band era di restituire sotto forma grafica un triplo suono identico, interpretabile più o meno a piacimento. L’interpretazione più in voga è “chk chk chk” e vai a sapere come si legge pure ‘sta roba… ma volendo non è reato sostituirli con “pow pow pow” o “rah rah rah”. E via di insulti a casaccio insomma. Ma l’origine del nome stesso? Secondo fonti accreditate, deriva dai sottotitoli del film “Gods Must Be Crazy”, in cui il linguaggio di una strampalata etnia veniva rappresentato graficamente proprio con dei punti esclamativi. Affascinante, nevvero?

9. Butthole surfers

Antichi eroi dell’indie statunitense, sdoganati al grande pubblico dalle magliette e dalle citazioni di un giovane Kurt Cobain (tra gli altri), i deliziosi Butthole Surfers giurano che è tutta una questione di opportunità: uno scherzo che gli si è ritorto contro, ma che comunque rappresenta al meglio l’indole punk greve e cazzara che contraddistingue lo spirito musicale della band. L’idea pare che fosse quella di scegliersi un nome differente per ogni concerto suonato, fino a quando uno show (ad Austin, Texas, pare) organizzato sotto l’etichetta “Butthole Surfers” non si rivelò talmente suggestivo, da farli salire agli onori delle cronache musicali. Cambiare nome, a quel punto, avrebbe voluto dire tirarsi una sana bastonata in faccia da soli. E quindi…

8. Vanilla Fudge

Che ne dite de “I Piccioni”? Suona male? Suona male in effetti. Non che quelli là di Liverpool ne avessero uno tanto meglio, tutto sommato… Eppure una delle band più importanti nella storia della psichedelia a stelle e strisce era inizialmente conosciuta proprio come “The Pigeons”, salvo poi cambiare nome nel 1966, anche in conseguenza a un avvicendarsi di alcuni membri. “Vanilla Fudge”, ovvero la versione vanigliata del classico dolce caramellato tanto adorato tra Inghilterra e Stati Uniti, è parte del nome di un brano pubblicato nel 1973 ancora a nome Pigeons: “While the World was Eating Vanilla Fudge”.

7. Porno for Pyros

Perry Farrell si è tagliato i capelli, ha rimesso in piedi la band (circa/quasi) e nei mesi scorsi assieme ai compagni dei Jane’s Addiction è pure riuscito a dare alle stampe un ottimo disco: “The Great Escape Artist”. Dopo il primo scioglimento del gruppo losangelino, però, l’eccentrico Farrell aveva scelto la pubblicità di una ditta di fuochi d’artificio pubblicata in una rivista porno, per selezionare il nome della sua futura band: “Porno for Pyros”, per l’appunto. Teorie ufficiose sostengono però che la scintilla sia scaturita dalla visione delle immagini dei tumulti a Los Angeles avvenuti proprio in concomitanza con la fondazione dei Pyros. Vai a sapere.

6. Toad the Wet Sprocket

Questa è bella: Eric Idle interpreta il ruolo di un improbabile giornalista musicale all’interno dello sketch comico “Rock Notes” dei Monty Python, che vede lo stesso Idle riportare notizie relative all’impossibile gruppo “Toad the Wet Sprocket”. Anni dopo lo stesso Idle ammise di aver scelto quel nome perché “era talmente assurdo da convincermi che mai nessuno lo avrebbe mai utilizzato”. In cerca di un nome in vista del loro primo concerto, la band di Glen Philips scelse proprio “Toad the Wet Sprocket”, più per ridere che altro. È rimasto.

5. Joy Division

Facile e veloce: il gruppo di Ian Curtis sceglie il nome “Joy Division” rifacendosi a un “settore” di un campo di concentramento nazista menzionato nel romanzo “The House of Dolls” di Ka-tzetnik 135633, pubblicato nel 1955. Un settore che ospitava donne destinate al godurioso palleggio dei soldati, o qualcosa di molto simile. Letale e atroce, come la musica dei nostri.

4. Someone Still Loves You Boris Yeltsin

Iniziamo ad arrivare ai pesi massimi: avete mai sentito qualcosa di meglio di “Qualcuno ancora ti vuole bene, Boris Yeltsin?”, forse sì, ma solo nei tre “titoli” che occupano il podio di questa strepitosissima classifica. Secondo la band il nome è stato scelto all’incirca a caso, quando Will Knauer (chitarra solista) si ritrova di fronte a un documentario della NBC dedicato al primo presidente russo. Pare anche che il fratello di Knauer si sia trovato, all’incirca nello stesso periodo, a dover redigere un compito dedicato proprio alla storia russa… compito il cui titolo coincide col nome della band. Bellissimo!

3. Clap Your Hands Say Yeah

Come tanti altri, e come alcuni altri già segnalati in questo post, anche i componenti della band di New York si sono ritrovati all’alba del loro primo concerto senza un nome ufficiale e definitivo. Sostengono quindi di aver preso di peso il messaggio dipinto su di un muro di Brooklyn. Visti e considerati i toni e i gusti musicali espresso dal gruppo, non avrebbero potuto trovare niente di meglio.

2. Godspeed You! Black Emperor

La numerosa ensemble prog-post-sarca-rock ha pescato il suo strepitoso nome da un documentario giapponese del 1976, firmato dall’immarcescibile Mitsuo Yanagimachi e dedicato a una band di motociclisti nipponica: i “Black Empereors”. Se già fino a questo punto pare tutto bellissimo, arriva il significato primo e unico dell’espressione “Godspeed you” a metterci il carico da cento. Una di quelle robe intraducibili e traboccanti classe e potenza.

1. We Were Promised Jetpacks

Primo posto indiscutibile per gli scozzesi “We Were Promised Jetpacks”. E dire che manco sono noti i motivi per cui il gruppo si sia scelto un nome tanto idiota. Adam Thompson (voce e chitarra) prova a farsi volere meno bene sostenendo che: “non me ne frega assolutamente niente dei jetpack, anzi, li odio proprio!”. Non ci freghi Adam, il nome della band è un ironico, zuccheroso e graffiante metodo per puntare i riflettori sul disagio di una generazione che credeva nei Jetsons e in Ritorno al Futuro. O qualcosa di molto simile. Eppure ci hanno fregato, tutti.

Vent’anni dopo Jeremy

Pearl Jam Twenty (Simon & Schuster)
Pearl Jam Twenty (Simon & Schuster)

Ma l’avevate capito che Jeremy mica s’era limitato a parlare, in classe? Che son cose che ti segnano. Ma soprattutto son cose che hanno segnato quel bell’uomo di Vedder, ormai anche lui giocondo e tondo come se avesse quasi cinquant’anni, cosa che in effetti è. Il fascino però rimane quello. Il fascino dei Pearl Jam, invece, è cambiato radicalmente: nella migliore delle ipotesi si è evoluto con il proprio pubblico, tramutando la band da scassapalco giovanile con le droghe, a epico e ottimistico complessone di rock puro e pieno così di Stati Uniti. Quelle cose che magari ti scoprirai vecchio a chiederti se non sia il caso che la smettano a un certo punto, solo per poi pagare altri 50 Euro di biglietto. Un po’ un fatto Rolling Stones, ché d’altronde con i R.E.M. fuori gioco, ci sono pochi nomi che possono aspirare a un obiettivo simile.
Per scoprire qualcosa di più sugli ex calzamagliari di Seattle, San Diego e dintorni, vi tornerà particolarmente utile il progetto “Pearl Jam Twenty”, o anche solo “PJ20″, costituito da numero uno documentario, numero due CD di relativa colonna sonora fatta di rarità et similia e numero 386 pagine del librone ufficialissimo. Il documentario, girato e curato da un fan d’eccezione come Cameron Crowe, è una roba bella e che strizza il cuore. La colonna sonora è gustosa, ma va presa proprio se siete in fase collezionismo estremo. Il librone, invece, è una faccenda proprio di amore ed erotismo per le pagine stampate, la copertina rigida e olivastra (potete anche buttare via la sovracopertina bianca, nessuno vi giudicherà): quasi 400 pagine di storia e foto e feticci fotografati. Con la band che si racconta, senza dimenticare di passare un po’ di fronte al microfono pure il troppo bistrattato Dave Abruzzese e con l’introduzione del solito Crowe.
Questo rigoglioso blog si prende la briga di consigliarvi oggi l’acquisto perché su Amazon.it vi potete portare a casa il volumone per soli 24 Euro e spicci. Spese di consegna incluse naturalmente. E con questo post salta pure il peraltro stanchissimo tentativo di nascondere la cosa a Surgo fino al suo compleanno.