Ah, il grande calcio, quello vero. Quello che un tempo avevamo anche noi, bel popolo del Bel Paese. Quello che, tra scandali, pressione fiscali e vivai morenti, ha abdicato e lasciato ad altri il trono di “campionato più bello del mondo”. Dannazione, quanti rimorsi, quanta malinconia nel vedere gli altri giocare e noi fermi. Ma soprattutto quale sensazione di fallimento nello scoprire un campionato di basso livello, rispetto a quello inglese, soprattutto a quello spagnolo. Vero no? Lo dicono tutti, lo scrivono tutti: ma quant’è bella la Premier League, ma che spettacolo la Liga. Ultima giornata inglese, prima spagnola, risultati: il Manchester United ne fa otto (8) all’Arsenal, il City ne piazza 5, il Real ne deposita 6 alle spalle dell’estremo difensore avversario, il Barcellona a metà partita è già a quattro e la voglia di cambiare canale, a quel punto, è diventata irresistibile.
Bei campionati, splendidi, spettacolari, frenetici, emozionanti… quando a incontrarsi sono Real e Barça da una parte, i Manchester e il Chelsea (forse un po’ di Liverpool) dall’altra. Non sono bei campionati, sono squadroni in mezzo a un deserto dei Tartari. Titoloni sui giornali: come non eccitarsi per risultati così eclatanti? Presto detto: ricordandosi che un campionato non è una Coppa a eliminazione diretta, per esempio. E tra un clasico e l’altro, ci sono 35 partite di grande nulla. Ah, ma come giocano questi…