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…it turned out we were able to convince retailers and publishers like Activision, Electronic Arts and others, that it was a good thing for Microsoft to be successful, because if we were not successful, the only game in town was Sony. Being dependent on somebody else was bad for them, and so they supported us disproportionately to what they should have, mathematically.”
Robbie Bach, ex presidente di Microsoft Entertainment & Devices Division
Test Drive Unlimited 2, 2011, ultimo gioco Eden Games
Un trasloco veloce quanto inutile: dopo il colpo di machete del 2011, in Eden Games erano rimasti meno di trenta dipendenti. Colpo di macete in ragione del quale organizzare lo spostamento nei nuovi uffici di Course Albert Thomas, effettivo dall’inizio di aprile, dev’essersi rivelato assai meno faticoso e complesso, dato che fino al giugno del 2011 erano ben ottanta i lavoratori sul libro paga di Atari, proprietaria dell’ormai fu studio Eden Games. L’etichetta, che naturalmente da decadi non ha più nulla a che spartire con quella che illuminò di bitmap lisergico la fine degli anni 70, ha lasciato a un gelido PDF il compito di segnalare l’avvenuta e irrimediabile dipartita del team francese responsabile, recentemente, di Test Drive Unlimited 2.
Secondo Wikipedia ci sarebbe scritto "Demon Castle Special: I'm Kid Dracula"
Nei suoi anni d’oro Konami ha rifocillato negozi e giocatori con bastimenti carichi di belle prove d’autore, rocciose esplosioni dal taglio tipicamente arcade ed enfatiche serie di cui ancora non si coglie la fine, solo un po’ di fatica forse. Nei suoi anni d’oro, però, Konami ha anche avuto il merito di chiedere dei divertiti straordinari ad alcuni suoi nomi: prima con Parodius, poi con Akumajō Special: Boku Dracula-kun. In entrambi i casi lo scopo era uno, dichiarato apertamente fin dal titolo per quanto riguarda lo sparatutto cretidiota a base di ballerine e pinguini supersonici, comunque evidente fin dall’illustrazione di copertina per il secondo.
Una splendida illustrazione ufficiale di Sonic the Hedgehog
Qualche settimana fa la brava gente disperata di A.Rea.21 ha pubblicato un mio pezzo che, in un momento di rara generosità, definiremo “recensione”. Il gioco oggetto dello scarso dibattere è, occhio allo sbadiglio, Sonic the Hedgehog. Il primo. Ma c’è un motivo, una mezza scusa: per celebrare l’approssimarsi alla cinquecentesima recensione, il bel sitarello di vecchi e nostalgici ha chiesto a un po’ di amici e autori già frequentanti un articolo dedicato a uno dei giochi che hanno definito la loro carriera di (guarda qua) videoplayer. E dato che Bubble Bobble, Wonder Boy, Super Mario World e altri erano già stati “presi” o recensiti precedentemente… Nell’invitarvi comunque alla rilassata lettura di almeno una decina dei retro-articoli di A.Rea.21, incollo qua sotto la recensione in oggetto. Con immutata stima.
Che in casa PlayStation Vita non stia uscendo una beneamata mazza è cosa nota, soprattutto a chi, a quella bella e solitaria console portatile, ha dedicato soldi e attenzioni. Così, mentre qualcuno fa la voce grossa convertendo Mortal Kombat (che va bene tutto, ma chissenefrega) e qualcun altro conta i giorni che ci separano dall’arrivo di Resistance Burning Skies (mah), FuturLab mette a segno il colpo gobbo, molto gobbo. Il gioco di inizio aprile proposto agli iscritti al servizio PlayStation Network + avrebbe dovuto essere, in teoria, Awesomanauts. Che però da queste parti è stato scaricato, installato, guardato e scaricato (in senso meno tecnologico). Ad accompagnarlo pure il solito giochino di quelli lì, quelli che vabbé dai “allora giocavo con l’iPhone”, i Minis insomma. La fame è però tale e la noia tanta che, già un paio di settimane prima, mi ero autoconvinto a scaricare direttamente su Vita e a provare un altro Minis, Cloud Qualcosa. Così, perché mi ero convinto che fosse l’emulazione un po’ ingloriosa di Cloud Master, protagonista di tanti bei pomeriggi alcune stagioni addietro (1989?). Per quel poco che mi ha interessato, Cloud Qualcosa mi ha divertito a sufficienza e allora sotto con una rinnovata fidicua a Velocity, il Minis di questo inizio maggio, realizzato dai suddetti ragazzi di FutureLab.