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		<title>WipEout 2048 e la grande crisi</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 10:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zave</dc:creator>
				<category><![CDATA[Videogiochi]]></category>
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		<description><![CDATA[WipEout Pulse e WipEout Pure sono probabilmente stati i due singoli motivi (anzi no, il solo Pure, diciamolo) per cui ho sborsato i duecento-e-qualcosa dollari per una PSP ormai sette, muffosi, anni or sono. Di fronte a WipEout 2048 avrei sperato che le cose avrebbero quindi preso una piega differente. Tutto sommato il primo impatto con PlayStation Vita era stato tiepido ma rassicurante: l&#8217;interesse solo marginale suscitato dalla nuova console Sony in quella mezz&#8217;ora abbondante di prova sponsorizzata dal Frarru aveva ridato fiducia in un futuro migliore alla mia tessera del bancomat. Ieri è andata peggio, perché lo spammer su richiesta, sempre Frarru, sapeva quel che faceva quando si è presentato nuovamente armato della robetta portatile, questa volta potenziato nella maschiezza dalla scheda di WipEout 2048. Anche questa volta il momento intimo con PS Vita non dura più di mezz&#8217;ora, anche e soprattutto perché il proprietario ha solo scalfito la modalità di gioco single player di WipEout 2048 ed era quindi consentito testare unicamente le quattro piste già sbloccate. Perché di nuove ce ne sono solo dieci e quindi ognuna va esperienzata (arrrhh!) per la prima volta da soli, col sedere ben sprofondato nel proprio divano, mica in abitazioni altrui. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23068" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/wipe_1.jpg"><img class=" wp-image-23068 " title="WipEout 2048" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/wipe_1-640x362.jpg" alt="" width="576" height="326" /></a><p class="wp-caption-text">WipEout 2048: alle origini della Formula Zabaurda</p></div>
<p><em>WipEout Pulse</em> e <em>WipEout Pure</em> sono probabilmente stati i due singoli motivi (anzi no, il solo Pure, diciamolo) per cui ho sborsato i duecento-e-qualcosa dollari per una PSP ormai sette, muffosi, anni or sono. Di fronte a <em>WipEout 2048</em> avrei sperato che le cose avrebbero quindi preso una piega differente. Tutto sommato <a title="Un’ora scarsa di Vita" href="http://zave.dailyrando.it/2012/01/05/unora-scarsa-di-vita/">il primo impatto con PlayStation Vita</a> era stato tiepido ma rassicurante: l&#8217;interesse solo marginale suscitato dalla nuova console Sony in quella mezz&#8217;ora abbondante di prova sponsorizzata dal Frarru aveva ridato fiducia in un futuro migliore alla mia tessera del bancomat. Ieri è andata peggio, perché lo spammer su richiesta, sempre Frarru, sapeva quel che faceva quando si è presentato nuovamente armato della robetta portatile, questa volta potenziato nella maschiezza dalla scheda di <em>WipEout 2048</em>.</p>
<p><span id="more-23067"></span>Anche questa volta il momento intimo con PS Vita non dura più di mezz&#8217;ora, anche e soprattutto perché il proprietario ha solo scalfito la modalità di gioco single player di <em>WipEout 2048</em> ed era quindi consentito testare unicamente le quattro piste già sbloccate. Perché di nuove ce ne sono solo dieci e quindi ognuna va esperienzata (arrrhh!) per la prima volta da soli, col sedere ben sprofondato nel proprio divano, mica in abitazioni altrui. Questo non toglie che la mezz&#8217;ora sia stata di ottima qualità: come prevedibile l&#8217;impatto grafico/tecnologico e puranco sensoriale di <em>WipEout 2048</em> è da primo della classe. La sensazione è effettivamente di trovarsi con un <em>WipEout HD</em> in forma ridotta in mano, cosa che funziona meglio di &#8220;<em>Uncharted</em> in forma ridotta in mano&#8221;, perché questo bel giochino delle corse è per sua natura più adatto alla partita mordi e fuggi, con pretese cinematografiche assai meno vincolanti del gioco sopra citato e di un po&#8217; di altre conversioni simili.</p>
<p>Insomma, <em>WipEout</em> era una gran bella cosa su PSP e anche su Vita pare deciso a percorrere la stessa strada. Certo, non ci sono i sessanta frame al secondo, ma per il resto le gare e i time trial e la modalità Zona provate hanno offerto una fluidità di aggiornamento costante e affidabile. Certo, qua e là i colori paiono meno saturi di quanto non dovrebbero essere, ma quella è una roba di triste modernità, che comunque <em>WipEout 2048</em> abbraccia solo in minima parte. Interessanti, invece, le piste: come anticipato da <del>Psygnosis</del> Liverpool Studio sono più larghe che nel recente passato e, aggiungo io, più clementi nell&#8217;accogliere le sbandate delle astronavi quando ci si ritrova a baciare i guardrail elettrizzati.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/TsDHzBk8P9Y" frameborder="0" width="610" height="340"></iframe></p>
<p>Specifico che il metodo di controllo utilizzato è stato quello più tradizionale possibile: ché con poco tempo e piste a disposizione, meglio non perdere tempo a inclinare la console o a strofinarci sopra le dita, visto che qua si fa sul serio, qua c&#8217;è il <em>WipEout</em>. Va però anche detto che orientare l&#8217;astronave con il piccolo analogico di PS Vita è moderatamente straniante: la ridottissima corsa del cosetto è una faccenda cui occorre fare un po&#8217; di abitudine. Non è poi detto che si riesca ad apprezzare del tutto, ma in effetti sono riuscito a districarmi senza particolari drammi tra le chicane e i saliscendi (anche perché il livello di difficoltà era quello, minimo, proposto dalle prime prove&#8230; quindi okei).</p>
<div id="attachment_23069" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/wipe_2.jpg"><img class=" wp-image-23069 " title="WipEout 2048" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/wipe_2-640x362.jpg" alt="" width="576" height="326" /></a><p class="wp-caption-text">Da vedere è proprio bello, non che qualcuno avesse dubbi suppongo</p></div>
<p>Un nuovo sistema di gestione delle astronavine stesse, poi, preclude la selezione libera di una Qirex, di una Assegai o chessò io. Nel senso che si parte con una classica Feisar e si guadagnano, poco per volta, le frecce futuristiche di altri marchi o versioni alternative (per caratteristiche) di mezzi delle stesse case. Il sistema di gioco è quello ormai collaudato e ripreso dai due episodi portatili e poi da <em>WipEout HD</em>: una campagna che si espande poco per volta, concludendo gli eventi proposti e lasciando in alcuni momenti la possibilità di decidere se buttarsi in una prova a tempo o nell&#8217;ipnotica modalità Zona. Ecco, la prima prova di quest&#8217;ultima categoria è subito foriera di amore forte forte (almeno 11/10), con un tracciato ricolmo di furbissimi elementi bitmap/pixel art e tutta quella roba lì.</p>
<p>Promosso anche il poco che sono riuscito a sentire della colonna sonora, con il tamarro che ci piace di <em>DJ Fresh</em> nell&#8217;introduzione e, tra gli altri, gli ultimissimi <em>Prodigy </em>in mezzo alle gare. Comunque, da parte mia, ho deciso che me lo giocherò tutto con quella tamarrata di &#8220;Welcome Reality&#8221; dei <em>Nero</em>. Ma torniamo al gioco: <em>WipEout 2048</em>, a differenza di (tutti gli?) altri giochi per PS Vita non supporta la splendida possibilità di grabbare immagini a propria scelta. La funzione di sistema (di cui mi sono vergognosamente scordato di parlare <a href="http://zave.dailyrando.it/2012/01/05/unora-scarsa-di-vita/">in precedenza</a>) è disattivata, ma solo perché se ne deve utilizzare una omologa durante i replay, con tanto di effetti, come già apprezzato ai tempi di WipEout HD.</p>
<p>Insomma, purtroppo per ora mi sembra un bel pezzo di <em>WipEout</em>, eccitante il giusto da vedere e tutto quanto. Questo vorrebbe dire scoprirsi vogliosi di PlayStation Vita e il telegiornale continua a dirmi che non dovrei pensare a spender soldi, quindi mo&#8217; diventa un casino.</p>
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		<title>Il curioso caso di J. Edgar Hoover</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 13:36:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaClaire</dc:creator>
				<category><![CDATA[TV e cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Clint Eastwood]]></category>
		<category><![CDATA[J. Edgar Hoover]]></category>
		<category><![CDATA[vecchiaia]]></category>

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		<description><![CDATA[Se questa rubrica si intitolasse &#8220;Un film in una riga&#8221; ci sentiremmo di sbrigarcela così: a J. Edgar piacevano l&#8217;FBI e il pisello, poi invecchia e muore. Tuttavia, dal momento che non siamo nemmeno sicuri che questa sia di fatto una rubrica, vediamo di superare la soglia delle venti parole. J. Edgar è l&#8217;ultimo film di Clint Eastwood, snobbato dall&#8217;Academy e dalle platee americane, un po&#8217; meno da quelle nostrane (niente che abbia fatto correre Paolo Genovese a nascondersi nello sgabuzzino singhiozzando ma oh, che ci vuoi far). L&#8217;italico interesse, forse, potrebbe trovare spiegazione nell&#8217;analogia con un compianto statista di comprovata fama: infatti Hoover, come costui, era strenuo ed appassionato sostenitore della pratica del dossieraggio. Direttore del Federal Bureau of Investigation dal 1924 al 1972, incarnazione primigenia di tutti gli agenti saputoni che arrivano sul set dei telefilm a far piazza pulita delle certezze dei poliziotti baffuti di provincia, Hoover nascondeva in luoghi misteriosi informazioni scomode e pruriginose su tutti e otto i presidenti che ha visto seduti alla Casa Bianca nel corso del suo ufficio. E i dossier non erano l&#8217;unica cosa che amava custodire celando ai più: l&#8217;omosessualità latente di J.Edgar, infatti, è proprio uno dei punti focali su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23037" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/J.Edgar-again.jpg"><img class=" wp-image-23037 " title="J.Edgar" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/J.Edgar-again.jpg" alt="" width="576" height="384" /></a><p class="wp-caption-text">Benjamin Hoover, no, J. Edgar Button</p></div>
<p>Se questa rubrica si intitolasse &#8220;Un film in una riga&#8221; ci sentiremmo di sbrigarcela così: a J. Edgar piacevano l&#8217;FBI e il pisello, poi invecchia e muore. Tuttavia, dal momento che non siamo nemmeno sicuri che questa sia di fatto una rubrica, vediamo di superare la soglia delle venti parole. <em>J. Edgar</em> è l&#8217;ultimo film di Clint Eastwood, <a href="http://cinema-tv.corriere.it/cinema/12_gennaio_24/scehda-tutte-le-nomination_c933d778-46ac-11e1-90ee-63dee1b6b376.shtml">snobbato</a> dall&#8217;Academy e dalle platee americane, un po&#8217; meno da quelle nostrane (niente che abbia fatto correre <a href="http://www.mymovies.it/film/2011/immaturi/">Paolo Genovese</a> a nascondersi nello sgabuzzino singhiozzando ma oh, che ci vuoi far). L&#8217;italico interesse, forse, potrebbe trovare spiegazione nell&#8217;analogia con un <a href="http://spletnik.ru/img/2009/12/dasha/20091213-berluskoni.jpg">compianto</a> <a href="http://www.corrienteshoy.com/galeria/il-berlusccos.jpg">statista</a> di <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/11/13/foto/la_stampa_estera_l_addio_a_berlusconi-24941303/1/">comprovata fama</a>: infatti Hoover, come costui, era strenuo ed appassionato sostenitore della pratica del dossieraggio.</p>
<p><span id="more-23035"></span>Direttore del Federal Bureau of Investigation dal 1924 al 1972, incarnazione primigenia di tutti gli agenti saputoni che arrivano sul set dei telefilm a far piazza pulita delle certezze dei poliziotti baffuti di provincia, Hoover nascondeva in luoghi misteriosi informazioni scomode e pruriginose su tutti e otto i presidenti che ha visto seduti alla Casa Bianca nel corso del suo ufficio. E i dossier non erano l&#8217;unica cosa che amava custodire celando ai più: l&#8217;omosessualità latente di J.Edgar, infatti, è proprio uno dei punti focali su cui si concentra la narrazione di Eastwood.</p>
<p><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/j-edgar-poster-02.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-23062" title="J Edgar" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/j-edgar-poster-02-194x300.jpg" alt="" width="250" /></a>La sceneggiatura è opera di Dustin Lance Black, già autore (premiato con l&#8217;Oscar) dello script di quel <em>Milk</em> di Gus Van Sant ove il protagonista, quella pazza del mancato sindaco di San Francisco, non faceva mistero delle proprie inclinazioni ed anzi le sbandierava ai quattro venti in nome del sacrosanto diritto della comunità gay a possedere uno straccio di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/LGBT">acronimo</a>. A Black, stavolta, tocca dipingere l&#8217;esatto contrario: niente collane di fiori e bandiere arcobaleno ma l&#8217;atmosfera torva della Grande Depressione prima e della caccia alle streghe poi, vissuta attraverso gli occhi di un uomo apparentemente integerrimo ed invece spezzato, confuso, irrisolto.</p>
<p>Una biografia, quella di Eastwood, che non condanna senza appello ma nemmeno assolve il proprio soggetto, fornendone un ritratto sostanzialmente chiaroscurale: Edgar Hoover è sia il sant&#8217;uomo che s&#8217;inventò la faccenda dell&#8217;archiviazione delle impronte digitali, sia il capoccione ossessionato dai comunisti (altra <a href="http://www.youtube.com/watch?v=vrop7qhLKj0">analogia</a> su un piatto d&#8217;argento) che non seppe intravedere la grandezza che so, di un Martin Luther King. L&#8217;uomo che si (s)battè invano per salvare la vita del piccolo™ Charles August Lindbergh è lo stesso stronzo succube della madre che non ebbe mai il coraggio non dico di fare coming out, ma di ammettere anche solo a se stesso le proprie preferenze sessuali. Se è vero che il giudizio di Eastwood non è definitivo, non si può certo dire che sia lusinghiero: sta un po&#8217; lì, nel grigiume, tra un ma e un meh.</p>
<p>E allora, visto che &#8216;sto benedetto regista un giudizio tranchant non lo vuol dare, lo daremo noi e lo faremo partendo da una certezza incontrovertibile: era tempo che non vedevamo salire <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dM0A174im4I">tanta vecchiaia</a> sul ring del cinema. Che poi ti accorgi che Di Caprio è bravo anche stavolta, se riesci a superare il disgusto di vederlo truccato da ospizio, con le macchie del pianeta Giove sulla pelata; pensare che c&#8217;erano voluti quasi tre anni per dimenticarsi lo schifo di Brad Pitt incartapecorito e bavoso nelle vesti di Benjamin Button, e son bastati solo 137 minuti per ricordarselo.</p>
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		<title>Look Around (Red Hot Chili Peppers)</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 15:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zave</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Non riesco a scrivere un post su &#8220;I&#8217;m With You&#8221; il nuovo, e oramai manco troppo, disco dei Red Hot Chili Peppers. Che è al tempo stesso foriero (e minciga!) tanto di buone, quanto di medie notizie. Potrebbe scriverlo il Mao, ma secondo me manco lui c&#8217;ha voglia. Quindi a &#8216;sto giro ci si fa bastare quanto vedete qua sopra, che poi è il video -questo nuovissimo per davvero- di &#8220;Look Around&#8221;. Dopo la festa sul tetto di &#8220;The Adventures of Raindance Maggie&#8221; e l&#8217;ottimo assalto grafico di &#8220;Monarchy of Roses&#8221; (il pezzo migliore del disco), questa volta è tutto un girar la testa. E va bene tutto, ma Flea in modalità &#8220;oh no, nonno Piero si è di nuovo tolto i pantaloni&#8221; fa un po&#8217; senso. Il senso della vita, probabilmente. Con questa ammazziamo pure Bonolis, via.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object id="AOLVP_us_1411830072001" width="610" height="458" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="flashvars" value="publisherid=1612833736&amp;playerid=61371447001&amp;codever=1&amp;videoid=1411830072001&amp;stillurl=http%3A%2F%2Fpdl%2Estream%2Eaol%2Ecom%2Fpdlext%2Faol%2Fbrightcove%2Fus%2Fmusic%2Fmusicvideos%2Fwmg%5Fwarnerbros%2Fredhotchillipeppers%2Frhcp%5Flookaround%5Fvideo%5Fstill%5F480%2Ejpg" /><param name="src" value="http://o.aolcdn.com/videoplayer/AOL_PlayerLoader.swf" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="AOLVP_us_1411830072001" width="610" height="458" type="application/x-shockwave-flash" src="http://o.aolcdn.com/videoplayer/AOL_PlayerLoader.swf" allowFullScreen="true" wmode="transparent" allowscriptaccess="always" flashvars="publisherid=1612833736&amp;playerid=61371447001&amp;codever=1&amp;videoid=1411830072001&amp;stillurl=http%3A%2F%2Fpdl%2Estream%2Eaol%2Ecom%2Fpdlext%2Faol%2Fbrightcove%2Fus%2Fmusic%2Fmusicvideos%2Fwmg%5Fwarnerbros%2Fredhotchillipeppers%2Frhcp%5Flookaround%5Fvideo%5Fstill%5F480%2Ejpg" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p>Non riesco a scrivere un post su &#8220;I&#8217;m With You&#8221; il nuovo, e oramai manco troppo, disco dei <em>Red Hot Chili Peppers</em>. Che è al tempo stesso foriero (e minciga!) tanto di buone, quanto di medie notizie. Potrebbe scriverlo il Mao, ma secondo me manco lui c&#8217;ha voglia. Quindi a &#8216;sto giro ci si fa bastare quanto vedete qua sopra, che poi è il video -questo nuovissimo per davvero- di &#8220;Look Around&#8221;. Dopo la festa sul tetto di &#8220;The Adventures of Raindance Maggie&#8221; e l&#8217;ottimo assalto grafico di &#8220;Monarchy of Roses&#8221; (il pezzo migliore del disco), questa volta è tutto un girar la testa. E va bene tutto, ma Flea in modalità &#8220;oh no, nonno Piero si è di nuovo tolto i pantaloni&#8221; fa un po&#8217; senso. Il senso della vita, probabilmente. Con questa ammazziamo pure Bonolis, via.</p>
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		<title>Festicciola coi Black Keys</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 12:22:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zave</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Black Keys]]></category>
		<category><![CDATA[lonely boy]]></category>
		<category><![CDATA[recensione]]></category>
		<category><![CDATA[Stephen Thomas Erlewine]]></category>

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		<description><![CDATA[Arrivo a &#8220;El Camino&#8221; con un po&#8217; di colpevole ritardo rispetto a Tropical Pizza. &#8216;Sta cosa dovrebbe far ridere, o piangere con disperazione e moccolo, a seconda di quanto si conosca in profondità la persona di Niki. O Nikki. O Nikky, non lo so, non lo voglio sapere, che così piango con meno smoccolo (come detto sopra). Dovrebbe far ridere, si diceva, ma dovrebbe anche dare la misura della notorietà raggiunta dai Black Keys in un momento non troppo precisato e seguito alla pubblicazione di &#8220;Brother&#8221;, il disco del 2008. Che, come altri enne album dei nostri, mi ha emozionato a sufficienza per i primi dieci ascolti e poi me ne sono completamente dimenticato (almeno fino all&#8217;uscita del lavoro successivo, cosa abbastanza frequente quando si parla del duo dell&#8217;Ohio: sette album dal 2002 a oggi). C&#8217;è qualcosa di assolutamente straniante che mi arriva all&#8217;ennesimo ascolto di un loro pezzo: troppo soul, troppo neri, molto bianchi nella realtà. Come vedere un tizio di Pioltello vestito come gli hippopper del Queens: dai, no. Il problema è che lo stesso si sarebbe potuto dire dei White Stripes e invece, lì, il fattaccio non si è mai consumato. Sarà stato per quella voce di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/a_426RiwST8" frameborder="0" width="610" height="340"></iframe>Arrivo a &#8220;El Camino&#8221; con un po&#8217; di colpevole ritardo rispetto a Tropical Pizza. &#8216;Sta cosa dovrebbe far ridere, o piangere con disperazione e moccolo, a seconda di quanto si conosca in profondità la persona di Niki. O Nikki. O Nikky, non lo so, non lo voglio sapere, che così piango con meno smoccolo (come detto sopra). Dovrebbe far ridere, si diceva, ma dovrebbe anche dare la misura della notorietà raggiunta dai <em>Black Keys</em> in un momento non troppo precisato e seguito alla pubblicazione di &#8220;Brother&#8221;, il disco del 2008. Che, come altri enne album dei nostri, mi ha emozionato a sufficienza per i primi dieci ascolti e poi me ne sono completamente dimenticato (almeno fino all&#8217;uscita del lavoro successivo, cosa abbastanza frequente quando si parla del duo dell&#8217;Ohio: sette album dal 2002 a oggi). C&#8217;è qualcosa di assolutamente straniante che mi arriva all&#8217;ennesimo ascolto di un loro pezzo: troppo soul, troppo neri, molto bianchi nella realtà. Come vedere un tizio di Pioltello vestito come gli hippopper del Queens: dai, no. Il problema è che lo stesso si sarebbe potuto dire dei <em>White Stripes</em> e invece, lì, il fattaccio non si è mai consumato. Sarà stato per quella voce di Jack assai più caratteristica?</p>
<p><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/THE-BLACK-KEYS-EL-CAMINO.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-23016" title="El Camino (The Black Keys)" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/THE-BLACK-KEYS-EL-CAMINO-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Questo, comunque, non toglie che &#8220;El Camino&#8221; sia un ascolto consigliato e pure più di uno. Per accertarmi di non sparare più castronerie della media ho consultato il sempre biblico Allmusic.com prima di procedere alla scrittura e&#8230; e come sempre Stephen Thomas Erlewine <a href="http://www.allmusic.com/album/el-camino-r2324441/review">dice tutta roba che penso</a>. Giuro, non è che ho letto e poi ho iniziato a ritenere pur&#8217;io &#8220;El Camino&#8221; come il disco più divertito e cretinetti dei Black Keys, me n&#8217;ero già accorto battendo perennemente il piede in metropolitana, tutto intento a leggere, nel frattempo, il nuovo di Coupland. Dietro al timone di &#8220;El Camino&#8221; c&#8217;è la regia oculata, saggia e paracula di Danger Mouse, che fa per questo rock-soul-sarca quel che un Butch Vig può fare per il rock fin troppo laccato dei <em>Foo Fighters</em>. Insomma, instrada tutto e arricchisce il suono con quelle piccolezze, quel battito di mani, quel coro di voci femmine, quella necessità di fermarsi sempre prima dei cinque minuti&#8230; Anche se, a dirla tutta, pure a &#8216;sto giro la seconda metà del disco mi sa di già sentita, nel senso che la prima porzione è un po&#8217; più varia, eclettica e duttile. O ancora più smaccata? Vai a sapere.</p>
<p>Con questo, comunque, vi si voleva consigliare l&#8217;ascolto, se non proprio l&#8217;acquisto (lì è da valutare).</p>
<h3>Compralo qui:</h3>
<p><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B005URRCUY/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=zavs-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B005URRCUY">The Black Keys &#8211; El Camino (13,46 Euro, Amazon.it)</a></p>
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		<title>Cetto Inutilmente</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 22:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zave</dc:creator>
				<category><![CDATA[TV e cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Albanese]]></category>
		<category><![CDATA[buongusto]]></category>
		<category><![CDATA[fred]]></category>
		<category><![CDATA[giulio manfredonia]]></category>

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		<description><![CDATA[Altro giro, stesso regalo: il nuovo lunedì di grande cinema di Sky (che bisognerebbe pure cominciare a discuterne a un certo punto, sì) porta con sé una prima da leccarsi i baffi. Che poi sono pelo e quindi con &#8220;Qualunquemente&#8221; ci sta proprio bene come introduzione a effetto. &#8220;Qualunquemente&#8221;, come mi insegnate voi per primi, è un lungometraggio protagonistizzato da Antonio Albanese, che molti ricordano per &#8220;Su la testa&#8221;, nel senso della trasmissione, molti di più per la Gialappa&#8217;s dei bei tempi e in cinque per &#8220;Uomo d&#8217;acqua dolce&#8221; e le altre fatiche al cinematografò. Perché sarà un po&#8217; la sfortuna, sarà un po&#8217; quella dolce poetica sottotraccia che poi non paga, ma fondamentalmente non è che abbiano lasciato chissà quale solco nella storia degli incassi più gloriosi dell&#8217;industria dei filmetti all&#8217;italiana. O forse anche sì, ma tutto sommemente meglio non andare a controllare che poi, cosìffosse, mi tocca pescarmi un&#8217;altro paragrafo di benvenuto. &#8220;Qualunquemente&#8221;, comunque, è diretto da Tizio Manfredonia, che non so chi sia, ma sarà uno di quei settecento registini inutili, tutti presi a barcamenarsi tra sostegni delle regioni, paccotti di cartamoneta statale di altra origine e personaggione televisivo cui aggrapparsi. E ora proprio lo vorrei uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_23008" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/Qualunquemente-gall4.jpg"><img class=" wp-image-23008 " title="Qualunquemente" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/Qualunquemente-gall4-640x426.jpg" alt="" width="576" height="383" /></a><p class="wp-caption-text">Nel film c&#39;è anche Rubini, ma facciamo finta anche di no</p></div>
<p>Altro giro, stesso regalo: il nuovo lunedì di grande cinema di Sky (che bisognerebbe pure cominciare a discuterne a un certo punto, sì) porta con sé una prima da leccarsi i baffi. Che poi sono pelo e quindi con &#8220;Qualunquemente&#8221; ci sta proprio bene come introduzione a effetto. &#8220;Qualunquemente&#8221;, come mi insegnate voi per primi, è un lungometraggio protagonistizzato da Antonio Albanese, che molti ricordano per &#8220;Su la testa&#8221;, nel senso della trasmissione, molti di più per la Gialappa&#8217;s dei bei tempi e in cinque per &#8220;Uomo d&#8217;acqua dolce&#8221; e le altre fatiche al cinematografò. Perché sarà un po&#8217; la sfortuna, sarà un po&#8217; quella dolce poetica sottotraccia che poi non paga, ma fondamentalmente non è che abbiano lasciato chissà quale solco nella storia degli incassi più gloriosi dell&#8217;industria dei filmetti all&#8217;italiana. O forse anche sì, ma tutto sommemente meglio non andare a controllare che poi, cosìffosse, mi tocca pescarmi un&#8217;altro paragrafo di benvenuto.</p>
<p><span id="more-23003"></span>&#8220;Qualunquemente&#8221;, comunque, è diretto da Tizio Manfredonia, che non so chi sia, ma sarà uno di quei settecento registini inutili, tutti presi a barcamenarsi tra sostegni delle regioni, paccotti di cartamoneta statale di altra origine e personaggione televisivo cui aggrapparsi. E ora proprio lo vorrei uno che mi arriva nei commenti e inizia a dire: &#8220;ma te sei un disperato, te devi morire, te proprio che sei stronzo, te non lo sai ma Tizio Manfredonia s&#8217;è rotto il culo presso i più grandi studi di cinematografo del mondo e poi, però, ha dovuto chinare la testa di fronte alle pelose regole di mercato dell&#8217;Italia&#8221;. Ecco, sarebbe bello succedesse, che così gli rispondi solo: be&#8217;, ma &#8216;sti cazzi, &#8220;Qualunquemente&#8221; è veramente un film del menga, girato col pilota automatico, lungamente pure noioso e talmente inutile che neanche comincia a prendere la rincorsa per fare il giro.</p>
<p>Ma talmente è inutile, e non del tutto orrendo quindi (anche quello sarebbe un merito, tutto sommato, il merito del superdramma freak), che tirare fuori la solita battuta firmata René Ferretti diventerebbe addirittura fattibile. Perché si rimarrebbe solo nella scia di prevedibilità di &#8220;Qualunquemente&#8221;. Perché Antonio Albanese non è neanche un cretino, figurarsi, ma se c&#8217;è un personaggio che non può sopravvivere per più dei cinque minuti dell&#8217;intervento filmato in trasmissione comica, allora quello è Cetto Laqualunque. Fortunatamente è accompagnato, per novanta minuti, da un corollario iperbolico di attorucoli canidi in maniera latrinea. Una cosa che proprio fa male al cuore. A meno che, nel frattempo, non ci si sia addormentati.</p>
<p>Si diceva, però, che Cetto è insostenibile per più di cinque minuti. Non tanto perché il personaggio sia urfido di quell&#8217;urfido che ci pulisci i pavimenti, ma perché è talmente esagerato ed estremo e macchiettona, che costruirgli attorno una storiella (per quanto fetente come questa), è proprio una cosa che no. Come dire che a un certo punto ti devi lavare i denti e allora tiri fuori un cucchiaio: non sono due elementi compatibili con lo scopo che ci si è prefissati. Almeno per come uso io il cucchiaio. Il peccato mortale, però, si consuma quando questa cialtroneria che gravita attorno a un non-film si divora anche il buon gusto: la scenetta con l&#8217;autobomba non fa ridere e non farà mai ridere. Idioti.</p>
<p><strong>Nota bene:</strong> questo post è scritto in italiano che fa schifo per adeguarsi all&#8217;idea stilistica principale della pellicola. E io, comunque, ad Antonio Albanese voglio un sacco di bene.</p>
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		<title>Player One salva gli anni ottanta</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 10:57:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zave</dc:creator>
				<category><![CDATA[Letture]]></category>
		<category><![CDATA[Ernest Cline]]></category>
		<category><![CDATA[isbn]]></category>
		<category><![CDATA[mmorpg]]></category>
		<category><![CDATA[Wade Watts]]></category>

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		<description><![CDATA[Un libro non si giudicherà dalla copertina, ma una bella edizione non ha mai fatto male a nessuno, o almeno suona bene una volta scritto, quindi la diamo per buona. Personalmente mi sono avvicinato a &#8220;Player One&#8221; di Ernest Cline perché ISBN, che ne cura la pubblicazione in Italia, ha avuto il &#8220;solito&#8221; merito di proporre la &#8220;solita&#8221; bella versione che contraddistingue tutte le uscite della collana &#8220;Special Books&#8221;, tra cui pure quel &#8220;Generazione A&#8221; di Douglas Coupland che mi aveva introdotto all&#8217;allegra famigliola all&#8217;inizio del 2011. Personalmente va anche detto che non mi sono solo avvicinato a &#8220;Player One&#8221;, ma l&#8217;ho pure pagato, l&#8217;ho pure letto e l&#8217;ho pure trovato un bel romanzo. L&#8217;idea di fondo, in realtà, avrebbe tutti i requisiti fondamentali per trasformare l&#8217;avventura di Wade Watts in uno scricchiolante carrettone multicolore: un polpettone pop egualmente concentrato su di un mondo reale futuribile e una controparte digitale che, tutto sommato, è solo la versione spinta a un quasi-credibile eccesso di World of Warcraft (o, se preferite, un altro MMORPG di vostra preferenza). Invece il polpettone di cui sopra è, abbastanza insospettabilmente, digeribile e più che appassionante. Soprattutto dopo un avvio di certo non stentato, ma che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22996" class="wp-caption aligncenter" style="width: 559px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/lhs-Ernest-Cline-0_1069178c.jpg"><img class=" wp-image-22996 " title="Ernest Cline" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/lhs-Ernest-Cline-0_1069178c.jpg" alt="" width="549" height="397" /></a><p class="wp-caption-text">Ernest Cline, l&#39;autore di Player One, nel suo avatar anni &#39;80</p></div>
<p>Un libro non si giudicherà dalla copertina, ma una bella edizione non ha mai fatto male a nessuno, o almeno suona bene una volta scritto, quindi la diamo per buona. Personalmente mi sono avvicinato a &#8220;Player One&#8221; di Ernest Cline perché ISBN, che ne cura la pubblicazione in Italia, ha avuto il &#8220;solito&#8221; merito di proporre la &#8220;solita&#8221; bella versione che contraddistingue tutte le uscite della collana &#8220;Special Books&#8221;, tra cui pure quel &#8220;Generazione A&#8221; di <a class="zem_slink" title="Douglas Coupland" href="http://www.coupland.com/" rel="homepage">Douglas Coupland</a> che mi aveva introdotto all&#8217;allegra famigliola all&#8217;inizio del 2011. Personalmente va anche detto che non mi sono solo avvicinato a &#8220;Player One&#8221;, ma l&#8217;ho pure pagato, l&#8217;ho pure letto e l&#8217;ho pure trovato un bel romanzo.</p>
<p><span id="more-22992"></span>L&#8217;idea di fondo, in realtà, avrebbe tutti i requisiti fondamentali per trasformare l&#8217;avventura di Wade Watts in uno scricchiolante carrettone multicolore: un polpettone pop egualmente concentrato su di un mondo reale futuribile e una controparte digitale che, tutto sommato, è solo la versione spinta a un quasi-credibile eccesso di <em>World of Warcraft</em> (o, se preferite, un altro MMORPG di vostra preferenza). Invece il polpettone di cui sopra è, abbastanza insospettabilmente, digeribile e più che appassionante. Soprattutto dopo un avvio di certo non stentato, ma che non ha la stessa verve e lo stesso ritmo incalzante e appassionante che poi stantuffa gioiosamente tutta la lettura fino all&#8217;ultimo paragrafo.</p>
<p><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/copone.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-22994" title="Player One" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/copone-274x300.jpg" alt="" width="274" height="300" /></a>Se &#8220;Player One&#8221; ha una morale o un messaggio o un qualcosa che possa definirsi tale, non è questo il suo merito più significativo e interessante. Perché dello scontro tra singolo essere umano e megacorporazione che tutto priva di quell&#8217;umanità, si è già tutti letto e visto un sacco e pure di più. E anche perché, tutto sommato, qui ci si trova di fronte alla prevedibile rielaborazione del concetto già visto (e apprezzato, okei) in un &#8220;Matrix&#8221;. Senza voler far finta di sapere chi si sia mosso sullo stesso terreno ben prima della sceneggiatura dei fratelli Wachowsky.</p>
<p>&#8220;Player One&#8221; funziona semplicemente perché la vicenda ha un suo fascino, perché i personaggi contribuiscono in questo senso e perché Cline riesce a giocarsi bene il balletto sul ciglio del baratro dell&#8217;eccesso di citazioni. Ma, d&#8217;altronde, &#8220;Player One&#8221; sta tutto qua: il mondo che descrive è un pentolone che ribolle di anni &#8217;80, dal cinema alla musica ai videogiochi. Tutto viene ampiamente giustificato dalla premessa, che è quella di spingere alcuni avatar all&#8217;interno di un mondo elettronico creato da chi aveva amato quegli anni &#8217;80. Insomma: tra <em>Rush</em> (la band) e <em>Space Invaders</em> (il gioco), tra &#8220;Wargames&#8221; (il film) e &#8220;Supercar&#8221; (il telefilm), si ripesca un po&#8217; tutto quel che c&#8217;è da ripescare del decennio ex-horribilis. Ma Cline lo fa gridando l&#8217;intento senza nascondersi mai.</p>
<p>Quel che più conta è che &#8220;Player One&#8221; procede come la telecronaca, che in effetti è, di una lunga, laboriosa e a tratti tragica partita. Una bella partita insomma, con i boss di fine livello, gli enigmi da avventura punta e clicca, un maestoso tabellone del punteggio che aleggia sul mondo intangibile (anzi sì, tangibile, grazie alle tecnologie del futuro) di Oasis. Il nome è bruttarello forte, vero? O forse è semplicemente anni &#8217;80 pure lui.</p>
<p>&#8220;Player One&#8221; è la dimostrazione che (eventualmente) solo i videogiocatori di un tempo si vergognano di essere dei videogiocatori: nelle sue pagine la conoscenza perfetta dei movimenti per padroneggiare <em>Joust</em> o <em>Black Tiger</em> sono solo motivo di vanto. La faccenda più sorprendente, in tutto questo, è che in effetti né Wade, né gli altri protagonisti paiono degli sfigati senza senso. E per essere la cronistoria di un mondo popolato tanto dal fantasy di &#8220;Dungeons &amp; Dragons&#8221;, quanto dal rock cotonato di quegli anni, è una gran bella vittoria.</p>
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<p>Player One (Ernest Cline) &#8211; <a href="http://www.amazon.it/gp/product/8876382550/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=zavs-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8876382550">Amazon.it, 14,93 €</a></p>
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		<title>Resident Evil 6</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 22:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zave</dc:creator>
				<category><![CDATA[Videogiochi]]></category>
		<category><![CDATA[capcom]]></category>
		<category><![CDATA[comunicato]]></category>
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		<category><![CDATA[resident]]></category>
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		<description><![CDATA[Pare quasi l&#8217;attacco finale, la madre di tutte le battaglie, l&#8217;apocalisse che giustamente si copre di zombie: Capcom non ha un nome più importante da spendere ed evidentemente vuole giocarsela senza lasciare alcunché di intentato. A dirla tutta, sono pochi i marchi giapponesi che possono godere di un seguito planetario qual è quello di Resident Evil. Togli i soliti Mario e Zelda e rimarrai con la nebbiolina incerta di Metal Gear Solid e l&#8217;antica possanza di Final Fantasy. Capcom, che meglio di qualsiasi altra etichetta nipponica ha saputo giocarsi le carte della prima generazione in alta definizione, vuole andarsene provando il botto. Forse, oltretutto, vuole anche ricominciare col botto. Resident Evil 6 darà un seguito al quinto, discusso e presto messo da parte, capitolo: tre anni e mezzo dopo. La sensazione è che fossero molte di più le stagioni che invece, effettivamente, si frapporranno tra quel quinto Resident Evil e questo. Primavera 2009, autunno 2012. Per intenderci: se Resident Evil 4 può (e deve) essere riconosciuto come il fondamentale passaggio evolutivo di una serie che, dopo, si è subito tornata a sedere su se stessa, è anche vero che tra il gioco originariamente previsto solo in formato GameCube e il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22983" class="wp-caption aligncenter" style="width: 620px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/RESIDENT-EVIL-6_title_logo_EU.jpg"><img class="size-full wp-image-22983" title="RESIDENT EVIL 6" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/RESIDENT-EVIL-6_title_logo_EU.jpg" alt="" width="610" height="343" /></a><p class="wp-caption-text">20 novembre 2012 (pure su Wii U dai, ovvio)</p></div>
<p>Pare quasi l&#8217;attacco finale, la madre di tutte le battaglie, l&#8217;apocalisse che giustamente si copre di zombie: Capcom non ha un nome più importante da spendere ed evidentemente vuole giocarsela senza lasciare alcunché di intentato. A dirla tutta, sono pochi i marchi giapponesi che possono godere di un seguito planetario qual è quello di <em>Resident Evil</em>. Togli i soliti <em>Mario</em> e <em>Zelda</em> e rimarrai con la nebbiolina incerta di <em>Metal Gear Solid</em> e l&#8217;antica possanza di <em>Final Fantasy</em>. Capcom, che meglio di qualsiasi altra etichetta nipponica ha saputo giocarsi le carte della prima generazione in alta definizione, vuole andarsene provando il botto. Forse, oltretutto, vuole anche ricominciare col botto.</p>
<p><em>Resident Evil 6</em> darà un seguito al quinto, discusso e presto messo da parte, capitolo: tre anni e mezzo dopo. La sensazione è che fossero molte di più le stagioni che invece, effettivamente, si frapporranno tra quel quinto <em>Resident Evil</em> e questo. Primavera 2009, autunno 2012. Per intenderci: se <em>Resident Evil 4</em> può (e deve) essere riconosciuto come il fondamentale passaggio evolutivo di una serie che, dopo, si è subito tornata a sedere su se stessa, è anche vero che tra il gioco originariamente previsto solo in formato GameCube e il suo predecessore, passarono ben sei lunghi anni. Cinque e mezzo, va bene, ma ci siamo capiti.</p>
<p><em>Resident Evil 6</em> viene presentato con una scelta sul fuso orario tutta da rivedere, perché se è vero (e assolutamente lo è) che ormai devi fare i calcoli su tutti e tre i territori&#8230; se è vero (e ovviamente lo è) che devi cavalcare l&#8217;onda lunga e frastagliata del tam-tam della grande rete&#8230; allora forse è meglio assicurarsi che in Europa non sia quasi la mezzanotte quando, finalmente, alzi il sipario e inizi a far volare zombie. Ma chissenefrega, dopotutto. Quel che conta è che Capcom non si è iscritta al torneo del teaser inutile, non si è limitata (come invece avrebbe potuto) a un balletto stucchevole, fatto di un paio di rimandi, mezza sequenza in CG e tante promesse. Siamo talmente poco abituati, ormai, a degli annunci veri e propri, costituiti da informazioni reali e tenuti in piedi da materiale &#8220;di gioco&#8221;, che quasi ci si stupisce di fronte ai tre minuti e passa assemblati dai tizi giapponesi.</p>
<p>Il trailer di <em>Resident Evil 6</em> va al di là di ogni più rosea aspettativa, non per quel che fa vedere (o non solo, perlomeno), ma per quanto faccia vedere: paiono in tutto e per tutto quattro differenti filmati, remixati e incastrati. Non si può dire che il montaggio sia proprio una roba da Oscar, perché tutto sommato c&#8217;è addirittura troppa carne al fuoco. Come se tre differenti trailer + teaser in CG fossero pronti da mesi, in attesa della distribuzione. Solo per poi venire accorpati, dando all&#8217;incirca luogo a quello che vedete poco più in <del>alto</del> basso.</p>
<p>Oltrepassata la sequenza in computer grafica, che rimane suppergiù mezza pezzente secondo tradizione, quel che segue è la semicronaca di quelle che paiono le tre linee narrative e di gioco di Resident Evil 6: c&#8217;è Leon, più maschione e meno Di Caprio che mai, in questa Tall Oaks che, a leggerne il nome, fa un po&#8217; <em><a title="L’egocentrico Alan" href="http://zave.dailyrando.it/2011/02/15/legocentrico-alan/">Alan Wake</a></em>, ma a vederla assediata da 70.000 zombie, fa anche molto Raccoon City. E ovviamente sono &#8220;loro&#8221; i primi a dirlo: rimando al passato, più spruzzata di effetto <em>Dead Rising</em> (&#8220;ehi, è sempre cosa nostra!&#8221;), per uno spezzone di gioco che pare quello più tradizionale. L&#8217;evoluzione di un classico <em>Resident Evil 2</em> insomma, con gli zombie che si rivelano assatanati e vigorosi come nel quinto capitolo, con le risorse di Leon che includono il poter sparare da terra, il dover schivare nonmorti che si lanciano da metri di distanza e tutta una sequenza di attacchi corpo a corpo che da quelle parti (a Osaka) piacciono sempre. Ma che, insomma, non fanno più notizia dopo <em>Resident Evil 4</em>.</p>
<p>Chris è la parte più occidentale di quanto ci è dato conoscere di <em>Resident Evil 6</em>. Con la sua bella squadra di soldatini prende in prestito il sistema di copertura di un gioco d&#8217;azione in terza persona qualsiasi, basta che sia post-<em>Gears of War</em> (o <em>Kill Switch</em> e quei fatti lì, siamo d&#8217;accordo). Via dalla cittadina inzuppata di virus, si arriva invece in una megalopoli un po&#8217; Hong Kong e un po&#8217; New York. Il ritmo dell&#8217;azione e il numero di nemici rientrano perfettamente nei canoni del genere, dove con genere, ripeto, si intende quello tutto occidentale del gioco d&#8217;azione. Ci si potrebbe anche spingere a supporre momenti di assoluta calma, con il protagonista intento a palpeggiare i passanti come un Altair in un <em>Assassins Creed</em> (succede, nel trailer, quando Chris scansa un cameraman), ma è più credibile che si tratti di un momento raro se non unico. Come quando il nostro viene ripreso al comando della torretta di un carro armato. Il senso per l&#8217;esagerato e l&#8217;epico-trash non è mai mancato a <em>Resident Evil</em>, anche qui la tradizione verrà rispettata.</p>
<p>L&#8217;ultima fase di gioco mostrata è quella che dipinge un misterioso terzo protagonista (o meglio: se sapete chi è, scrivetelo pure grosso nei commenti, io proprio nun ce lo so). Il mercenario, perché è un mercenario, diventa l&#8217;attore principale di una fase ancora differente del trailer/gioco: tenta di sfuggire al mostrone cattivone simil-Nemesis, si da un gran daffare più con calci e prese, che con le armi da fuoco e quindi si ritrova infilato in un momento che può essere interpretato in due modi: o siamo nel mezzo di una fase coop, o ci sarà una facente-funzione-Ashley a dare un&#8217;ulteriore girata alle meccaniche.</p>
<p>Tre minuti e ventidue secondi di tutto quel che era Resident Evil e che potrà essere <em>Resident Evil 6</em>. Due colpi al cerchio e tredici alla botte, per provare a tirare dentro un po&#8217; tutti: quelli che vogliono il <strong>vecchio <em>Resident Evil</em></strong>, quelli che vogliono il <strong>nuovo <em>Resident Evil</em></strong> e quelli che vogliono un <strong>altro <em>Resident Evil</em></strong>. Anche su Wii U, perché l&#8217;allineamento delle stelle non si discute: gioco multipiattaforma, amore Capcom-Nintendo ormai inossidabile, nuova console in uscita nello stesso identico periodo&#8230; fa comodo a tutti, ma proprio a tutti.</p>
<h2>Dagli all&#8217;autore!</h2>
<p>Ma visto e considerato che andarsene da Capcom è ormai uno dei cinque sport nazionali della terra del Giappone, chi è rimasto d&#8217;arruolabile per questo <em>Resident Evil 6</em>? Da brava pubblicazione di servizio, la bella lavanderina Zave&#8217;s risponde con una precisione che non le è propria. Prima di smollarvi all&#8217;elenco nudo e crudo, però, vale giusto la pena spendere mezza riga per Eichiro Sasaki, ovvero il director del gioco: prima di <em>Resident Evil 6</em>, Sasaki ha prestato le sue indiscutibili professionalità per un solo altro titolo in veste di &#8220;regista&#8221;&#8230; <em>Zack &amp; Wiki Quest for Barbaros&#8217; Treasure</em>, ovvero una delle cose migliori successe al mondo Wii. Nonché uno dei flop più rumorosi della prima porzione di vita della console Nintendo. Ora, ovviamente tra <em>Zack &amp; Wiki</em> e <em>Resident Evil 6</em> ci passano tre oceani e due elefanti marini, ma non si può dire che il tizio non sappia come mettere in piedi un qualcosa di curioso e divertente.</p>
<p><strong>Eichiro Sasaki (Director)</strong></p>
<ul>
<li>2009 R&amp;D Support &#8211; <em>Bionic Commando</em></li>
<li>2007 Director &#8211; <em>Zack &amp; Wiki: Quest for Barbaros&#8217; Treasure</em></li>
<li>2004 Online Game System Designer &#8211; <em>Resident Evil: Outbreak</em></li>
<li>2000 Planner &#8211; <em>Power Stone 2</em> + <em>Project Justice</em> + <em>Tech Romancer</em></li>
</ul>
<p><strong>Tomonori Takano (Art director)</strong></p>
<ul>
<li>2009 Character Modeler &#8211; <em>Resident Evil 5</em></li>
<li>2010 Akrid Designer &amp; Modeler &#8211; <em>Lost Planet 2</em></li>
<li>2005 Character Designer &#8211; <em>Mega Man Maverick Hunter X</em></li>
</ul>
<p><strong>Yoshiaki Hirabayashi (Producer)</strong></p>
<ul>
<li>2009 Scenario &#8211; <em>Resident Evil 5</em></li>
<li>2005 Cinematics Lead Scenario &#8211; <em>Resident Evil 4</em></li>
<li>2004 ??? &#8211; <em>Viewtiful Joe 2</em>*</li>
<li>2003 Motion Capture Data Editor &#8211; <em>Dino Crisis 3</em></li>
<li>2003 Event Designer &#8211; <em>P.N.03</em></li>
<li>2002 Layout Captured Motion Editing Facial Animation Lighting Designer &#8211; <em>Resident Evil Rebirth</em></li>
</ul>
<p>*nonostante le acclarate abilità da indagatore, non son riuscito a scovare informazioni sulla mansione ricoperta da Yoshiaki Rossi durante lo sviluppo di Viewtiful Joe 2. Facciamo che è quello che ha colorato gli artwork?</p>
<h2><strong>Il trailer</strong></h2>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/6nwf5y30QNg" frameborder="0" width="610" height="340"></iframe></p>
<h2><strong>L&#8217;artwork</strong></h2>
<p><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/RE6_zave_visual_resize.jpg"><img class=" wp-image-22968 " title="Resident Evil 6" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/RE6_zave_visual_resize.jpg" alt="" width="610" /></a></p>
<h2><strong>Il wallpaper</strong></h2>
<p><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/re6_wallp_1920.jpg"><img class=" wp-image-22970 " title="re6_wallp_1920" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/re6_wallp_1920-640x400.jpg" alt="" width="610" /></a></p>
<h2><strong>Il comunicato stampa</strong></h2>
<p>&#8220;Capcom®, a leading worldwide developer and publisher of video games, is very proud to announce that Resident Evil™ 6 is in full development and scheduled for release on the Xbox 360® video game and entertainment system from Microsoft and PlayStation®3 computer entertainment system on November 20, 2012 with a Windows PC version to follow. Blending action and survival horror, this latest instalment in the multi-million selling franchise, is the most ambitious, immersive and feature rich title of the series to date and promises to be the dramatic horror experience of the year.</p>
<p><span id="more-22967"></span>It has been ten years since the Raccoon City incident and the President of the United States has decided to reveal the truth behind what took place in the belief that it will curb the current resurgence in bioterrorist activity. Due to be by the President’s side is his personal friend and Raccoon City survivor, Leon S. Kennedy, but when the venue suffers a bioterrorist attack, Leon is forced to face a President transformed beyond recognition and make his hardest ever decision. At the same time, Bioterrorism Security Assessment Alliance member, Chris Redfield arrives in China, itself under threat of a bioterrorist attack. With no country safe from these attacks and the ensuing outbreaks, the entire world’s population is united by a common fear that there is no hope left.</p>
<p>In a first for the franchise, Resident Evil 6 sees series favourites Leon and Chris come together to face this unprecedented threat. They will be joined by new characters, each with their own unique perspective and involvement in this relentless dramatic horror experience enacted on a global scale.</p>
<p>“Resident Evil 6 represents a giant stride forward in the evolution of the series,” commented Katsuhiko Ichii, Head of R&amp;D and Global Marketing. “The development team, led by Hiroyuki Kobayashi, is working tirelessly to deliver the most impressive Resident Evil™ title ever both in terms of scope and production values. We are all genuinely excited by the title and cannot wait to share it with the world.”</p>
<p>Hiroyuki Kobayashi, Resident Evil 6’s Executive Producer added: “From the outset the team’s intention was to create an experience that delivers a gripping storyline, tense single-player and co-op action all set against a constant theme of horror. We are calling this fusion dramatic horror and are confident it will resonate with both existing fans of the series as well as newcomers.”</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La canzone del becchino</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:31:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zave</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Funeral Blues]]></category>
		<category><![CDATA[gravedigger]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Lanegan]]></category>
		<category><![CDATA[song]]></category>

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		<description><![CDATA[E no, non la canzone del beccaccino, che quella pure deve essere bella. Però &#8220;The Gravedigger&#8217;s Song&#8221; è anche meglio, mica che Mark Lanegan mi sceglie a caso i singoli per promuovere un nuovo album. Perché sì, a otto anni dall&#8217;uscita di &#8220;Bubblegum&#8221; (2004, gran bel pezzo d&#8217;album), quel manzo tutto maschio dell&#8217;ex Screming Trees sta per dare alle stampe un ellepì tutto inedito (che generosamente offrirà anche un pezzo titolato &#8220;Ode To Sad Disco&#8221;, meglio di così&#8230;). Uscirà il prossimo 6 febbraio, porterà seco il nome di &#8220;Funeral Blues&#8221; e servirà quale scusante per trascinare Lanegan di nuovo in giro per il mondo. Da noi approderà il 25 marzo all&#8217;Alcatraz di Milano (il 24 all&#8217;Estragon di Bologna) e se vi è rimasto del buon gusto in fondo al cassetto, dovreste raccoglierlo e pagarci il biglietto per lo show. Oltretutto: in &#8220;Funeral Blues&#8221; compariranno pure Greg Dulli, Jack Irons, Alain Johannes e, pare, Josh Homme. Buon ascolto, buona condivisione e fatti simili. The Gravedigger&#8217;s Song With piranha teeth / I been dreaming of you / and the taste of your love so sweet / honest its true &#8211; Through my heart flows sleep / and the dark heavy rain / [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E no, non la canzone del beccaccino, che quella pure deve essere bella. Però &#8220;The Gravedigger&#8217;s Song&#8221; è anche meglio, mica che Mark Lanegan mi sceglie a caso i singoli per promuovere un nuovo album. Perché sì, a otto anni dall&#8217;uscita di &#8220;Bubblegum&#8221; (2004, gran bel pezzo d&#8217;album), quel manzo tutto maschio dell&#8217;ex <em>Screming Trees</em> sta per dare alle stampe un ellepì tutto inedito (che generosamente offrirà anche un pezzo titolato &#8220;Ode To Sad Disco&#8221;, meglio di così&#8230;). Uscirà il prossimo 6 febbraio, porterà seco il nome di &#8220;Funeral Blues&#8221; e servirà quale scusante per trascinare Lanegan di nuovo in giro per il mondo. <a href="http://www.vivoconcerti.com/artisti/mark-lanegan">Da noi approderà</a> il 25 marzo all&#8217;Alcatraz di Milano (il 24 all&#8217;Estragon di Bologna) e se vi è rimasto del buon gusto in fondo al cassetto, dovreste raccoglierlo e pagarci il biglietto per lo show. Oltretutto: in &#8220;Funeral Blues&#8221; compariranno pure Greg Dulli, Jack Irons, Alain Johannes e, pare, Josh Homme. Buon ascolto, buona condivisione e fatti simili.<br />
<span id="more-22937"></span><br />
<h2>The Gravedigger&#8217;s Song
<div style="float: right;"><iframe style="margin: 0; padding: 0;" src="http://widgets.beggarspromo.com/thegravediggerssong/widget.php" frameborder="0" scrolling="no" width="290" height="375" data-audio-widget-jspf="http://widgets.beggarspromo.com/thegravediggerssong/jspf"></iframe></div>
</h2>
<p>With piranha teeth / I been dreaming of you / and the taste of your love so sweet / honest its true &#8211; Through my heart flows sleep / and the dark heavy rain / where the gravedigger’s song is sung / you’ve been torturing me / tout est noir, mon amour / tout est blanc / je t’aime, mon amour / comme j’aime la nuit &#8211; Love, is the medicine good? / is the crow flying eight miles high? / over wire and wood &#8211; Shovel down six feet / with a head heavy pain / the magnolia blooms so sweet / and it fades just the same &#8211; To the stars my love / to the sea / to the wheels my love / till they roll all over me &#8211; Oh love, i been thnking of you / with razor white teeth so sharp / honest its true &#8211; In my blood flows sleep / and the dark heavy rain / the magnolia blooms so sweet / only torturing me &#8211; To the stars my love / to the sea / to the wheels my love / till they roll all over me.<br />
<br />
E m&#8217;ero dimenticato una questione cardinale: oggi vado alla Feltrinelli in galleria (la bella Milano) a prendermi il 45 giri, che ieri ce n&#8217;era solo uno e quindi dovreste proprio evitare di andarci prima di me, caso mai vi fosse saltato il grillo alla testa. Che poi vi si fa saltare qualcos&#8217;altro, altrove.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scrobblare da Google Music</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>zave</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[last fm]]></category>
		<category><![CDATA[scrobbling]]></category>

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		<description><![CDATA[Un significativo passo in avanti per la mia esperienza di culone ascolta musica: ho, con assai poca fatica in effetti, scoperto come ovviare al principale problema di Google Music. Ovvero la mancanza del supporto a Last.fm: ci vuole poco, roba che cerchi &#8220;scrobbling google music&#8221; su un bel motore di ricerca ed è tutto finito dopo due minuti. Ancora più facile se si utilizza già Chrome, in questo caso si passa dall&#8217;installazione di due robe a una sola, un veloce ed efficace plugin che accede al proprio profilo Last.fm e fa contenti grandi e piccini. Se, poi, vi scopriste ancora più culoni di marmo del sottoscritto, allora è sufficiente cliccare qui e andare verso la luce bianca. Se ne va, così, uno dei motivi per cui era ancora preferibile utilizzare iTunes rispetto al servizio di Google. Ora che l&#8217;intero database di musica in formato elettronico è stato replicato sui server di Google, posso quasi e dico quasi dimenticarmi dell&#8217;iTunes. Se non fosse che, ovviamente, l&#8217;utilizzo di un iPod mi obbliga a passarci ancora attraverso. E dire che avrei anche un telefono Android, peccato solo che secondo Google sia troppo pezzente per gustarsi le meraviglie in streaming (o non streaming) della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22927" class="wp-caption aligncenter" style="width: 559px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/Google_Music_banner_610x297.png"><img class=" wp-image-22927  " title="Google Music" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/Google_Music_banner_610x297.png" alt="" width="549" height="267" /></a><p class="wp-caption-text">Non proprio &quot;everywhere&quot;, ma iniziamo ad accontentarci</p></div>
<p>Un significativo passo in avanti per la mia esperienza di culone ascolta musica: ho, con assai poca fatica in effetti, scoperto come ovviare al principale problema di Google Music. Ovvero la mancanza del supporto a Last.fm: ci vuole poco, roba che cerchi &#8220;scrobbling google music&#8221; su un bel motore di ricerca ed è tutto finito dopo due minuti. Ancora più facile se si utilizza già Chrome, in questo caso si passa dall&#8217;installazione di due robe a una sola, un veloce ed efficace plugin che accede al proprio profilo Last.fm e fa contenti grandi e piccini. Se, poi, vi scopriste ancora più culoni di marmo del sottoscritto, allora è sufficiente <a href="http://www.danielslaughter.com/projects/google-music-with-lastfm/">cliccare qui e andare verso la luce bianca</a>.</p>
<p>Se ne va, così, uno dei motivi per cui era ancora preferibile utilizzare iTunes rispetto al servizio di Google. Ora che l&#8217;intero database di musica in formato elettronico è stato replicato sui server di Google, posso quasi e dico quasi dimenticarmi dell&#8217;iTunes. Se non fosse che, ovviamente, l&#8217;utilizzo di un iPod mi obbliga a passarci ancora attraverso. E dire che avrei anche un telefono Android, peccato solo che secondo Google sia troppo pezzente per gustarsi le meraviglie in streaming (o non streaming) della loro bella applicazione musicale. Morissero tutti.</p>
<p><span id="more-22925"></span><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/41712.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-22926" title="Last.fm" src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/41712-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Gli manca qualcos&#8217;altro, oltretutto, a questo Google Music. E ogni tanto va anche detto che perde qualche colpo: un album si ritrova come per magilla suddiviso in due, con la tracklist separata, anche se teoricamente tutti i tag sono comuni e identici. Perché oh, non so voi, ma io a taggare per bene gli mp3 ci ho sempre tenuto un bel po&#8217;. Vabbé, di solito con un paio di refresh e una riconferma di tutte le info dei file si risolve pure quella. Non si risolve, invece, l&#8217;impossibilità di chiedere il download e l&#8217;applicazione automatica dell&#8217;immagine di copertina a uno o più file. Già su iTunes funziona una volta sì e tre no, qui proprio l&#8217;opzione non è prevista. Così come non è prevista la possibilità di includere ai file stessi il testo della canzone (da sfruttare selvaggiamente, poi, magari grazie a un servizio che peschi tutti i testi in batch&#8230; ah, che bel momento sarebbe!).</p>
<p>Okei, in realtà di mancanze &#8216;sto Google Music ne ha altre seicento. Per essere un servizio tutto online è assai poco integrato con Google+ o qualsiasi altra questione social e pure meno social. Okei: si possono condividere tracce e album, in streaming ovvio, sul Facebook-wannabe di Google, ma funziona solo con la roba acquistata sullo store musicale di loro proprietà. Store musicale che, peraltro, è ancora precluso a questa bella gente italiana (o forse a tutta l&#8217;Europa?). Però anche qualche shortcode per WordPress o chessò io, non è che farebbe del tutto schifissimo. E vabbé.</p>
<p>Caso mai a qualcuno interessasse: <a href="http://www.lastfm.it/user/Zzave">questo è il mio profilo su Last.fm</a>.</p>
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		<title>Claire: la ragazza con le palle d&#8217;oro</title>
		<link>http://zave.dailyrando.it/2012/01/16/la-ragazza-con-le-palle-doro/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 16:09:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LaClaire</dc:creator>
				<category><![CDATA[TV e cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Claire Danes]]></category>
		<category><![CDATA[Golden Globes]]></category>
		<category><![CDATA[Homeland]]></category>

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		<description><![CDATA[Stanotte in quel di Los Angeles si è tenuta l'annuale cerimonia di consegna dei Golden Globe Awards; c'era tutta la solita, scintillante Hollywood da tappeto rosso e Brad Pitt era talmente contento di uscire dall'orfanotrofio che per l'occasione ha persino rispolverato la parrucca di Vento di passioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_22870" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/zerbinissimo.jpg"><img class=" wp-image-22870  " src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/zerbinissimo-640x426.jpg" alt="" width="576" height="383" /></a><p class="wp-caption-text">Pulirsi i piedi, Hollywood style!</p></div>
<p>Stanotte in quel di Los Angeles si è tenuta l&#8217;annuale cerimonia di consegna dei Golden Globe Awards; c&#8217;era tutta la solita, scintillante Hollywood da tappeto rosso e Brad Pitt era talmente contento di uscire dall&#8217;<a href="http://ll-media.tmz.com/2011/03/21/0320-brad-pitt-angelina-jolie-inf-credit12.jpg">orfanotrofio</a> che per l&#8217;occasione ha persino rispolverato la <a href="http://www3.pictures.zimbio.com/gi/smartwater+Golden+Globes+Red+Carpet+CLwQ1pUd_4ql.jpg">parrucca</a> di <em>Vento di passioni.</em> Hanno vinto, in ordine sparso: Meryl Streep vestita da Margaret Thatcher (ma dai), George Clooney vestito da padre di famiglia e Martin Scorsese da <a href="http://www.imdb.com/media/rm2425270784/tt0970179">locandina dell&#8217;ottavo <em>Harry Potter</em></a>: bene, bravi, bis. Ma che ce frega, ma che ce &#8216;mporta, ché tanto a noi ci piacciono solo i <a href="http://zave.dailyrando.it/2012/01/09/si-dice-maturi-sintende-vecchi/">film di merda</a> e poi tra un mesetto è già ora degli Oscar; veniamo dunque alle serie televisive e veniamo, soprattutto, a <strong>Homeland</strong>, nuovo capolavoro andato in onda lo scorso autunno sul canale americano Showtime e destinato ad approdare sugli italici schermi tra qualche settimana (dal 6 febbraio, su Fox).</p>
<div></div>
<div>
<div id="attachment_22844" class="wp-caption aligncenter" style="width: 586px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/claire-danes-mandy-patinkin-damian-lewis-homeland-01.jpg"><img class=" wp-image-22844  " src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/claire-danes-mandy-patinkin-damian-lewis-homeland-01-640x494.jpg" alt="" width="576" height="445" /></a><p class="wp-caption-text">Toh, la bandiera dei White Stripes</p></div>
<p>Forse i più ricorderanno Claire Danes, la bionda lì nel mezzo, per aver amato Di Caprio sulle <a href="http://www.youtube.com/watch?v=V4xPXlneCGs&amp;feature=related">note</a> dei Radiohead e i meno per aver interpretato la folle e geniale zoologa Temple Grandin; qui la si vuol ricordare per aver vestito i panni di Carrie Mathison, solerte agente della CIA terrorizzata dai terroristi e dalla consapevolezza di dover gestire di nascosto la propria sindrome bipolare. Danes si cala perfettamente negli abiti nervosi, iperattivi ed instancabili dell&#8217;agente Mathison dando vita ad un personaggio duro ma complesso, lontano dalla retorica robotica dell&#8217;agente senza macchia e senza paura: di macchie e di paure la Mathison ne ha una collezione e pesano tutte come macigni.</p>
<div id="attachment_22874" class="wp-caption alignright" style="width: 186px"><a href="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/claire-danes-globes__120116041339.jpg"><img class="size-medium wp-image-22874 " src="http://zave.dailyrando.it/wp-content/uploads/2012/01/claire-danes-globes__120116041339-176x300.jpg" alt="" width="176" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Cheese!</p></div>
<p>Condannata a fare un lavoro che ama e insieme la distrugge, la parabola discendente di Carrie si dipana lungo le 12 puntate della prima stagione della serie nella speranza che la seconda (già annunciata e in produzione a partire dalla prossima primavera) le riservi qualche gioia oltre ad un serie pressoché infinita di calci nei denti.<br />
Per ora Danes/Mathison si gode e mostra le palle d&#8217;oro conquistate insieme ai creatori della serie; alla sua vittoria come miglior attrice protagonista si unisce infatti quella che ha visto gli artefici e i produttori di Homeland premiati per la miglior serie drammatica. La nostra eroina appare tanto disperata e conciata da buttar via sul set, quanto sorridente ed acconciata per le feste sul red carpet in ossequio all&#8217;eterna regola che Hollywood, se scegli di abbruttirti per esigenze di copione, quasi certamente saprà ricompensarti; e scusateci se fra la <a href="http://2.bp.blogspot.com/_t8wIv7GfwSE/TFq5rsh30GI/AAAAAAAAAEM/HkXfRKWloUY/s1600/the_hours_kidman_x2.jpg">canappia</a> di Nicole Kidman e le <a href="http://www.dvdbeaver.com/film/dvdreviews15/a%20monster%20Charlize%20Theron%20dvd%20review/monster6.jpg">occhiaie</a> di Charlize Theron noi preferiamo decisamente la <a href="http://www.bipolartoday.com/wp-content/uploads/carrie-mathison-manic-2.jpg">smorfia contrita</a> e gli attacchi di panico di Claire Danes.</p>
<p>Sarà il nome.</p>
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